(da Il Gazzettino) «Sono molto soddisfatto», commenta laconico Gianfranco Fini dopo il lungo incontro con Pier Ferdinando Casini di ieri sera. Un faccia a faccia che non è l' unico della giornata, per il leader di Fli, che questa mattina ha visto Luca Cordero di Montezemolo, con il quale i rapporti esistono da tempo sul fronte personale (un recente servizio fotografico li ritrae a Villa Borghese con le famiglie) e si vanno facendo serrati sul fronte politico. Dopo la ruvida interruzione del cammino comune del Terzo Polo - annunciata in tv da Pier Ferdinando Casini tra il primo ed il secondo turno delle amministrative, lasciando basito Fini - diverse cose sono cambiate. La prima: Silvio Berlusconi ha di fatto chiarito che non solo non intende uscire dalla scena politica, ma addirittura in futuro punta ad occuparla in un ruolo più centrale, candidandosi al Colle. Uno scenario del quale Fini ha parlato a lungo sia con Casini che con Montezemolo, nell' ottica di rilanciare le ragioni di un polo di moderati (che certamente non si chiamerà più Terzo Polo) e che non è neppure detto riesca a prendere corpo. Ma intanto, di fatto, Fini e Casini hanno ripreso contatto, per ragionare sullo stato dell' arte. Ed il leader dell' Udc ha dovuto convenire che la "grande novità" annunciata da Angelino Alfano per il Pdl non era (come Casini aveva sperato) un partito senza Berlusconi e con il Cavaliere addirittura disposto a non ricandidarsi. Di qui il confronto sulla necessità di individuare una nuova strategia.
venerdì 1 giugno 2012
Saviano si smarca da Bersani e rifiuta la proposta del leader democrat. Ma è un finto no
(da Il Giornale) La smentita con cui Roberto Saviano, il professionista neomelodico dell' antimafia, cerca di riportare nell' ombra il grande progetto di Repubblica- una lista civica che liquidi una volta per tutte il Pd- è uno spericolato esercizio di dissimulazione e vittimismo che meriterebbe una causa migliore. Per lo scrittore campione di televendite «chiunque non venga percepito come schierato, fa paura e va delegittimato. Il messaggio implicito è: «Questo qui fa di tutto per ottenere consensi, perché il suo scopo è fare politica». Sempre intento a decifrare messaggi e a decrittare segnali di fumo (memorabile il suo fumettone sulla tragedia di
Brindisi), Saviano rivendica la propria purezza di scrittore ma, da vero italiano, subito smentisce la smentita in politichese pressoché perfetto: «Non rinuncio- e pare di vedergli il visino corrucciato e l' occhio sbarrato di fronte alla telecamera- alla possibilità di costruire un nuovo percorso in questo Paese». Il «percorso», a dire il vero, è già stato avviato da un bel pezzo, da quando Berlusconi ancora sedeva a palazzo Chigi, e Saviano ne è stato informatosoltanto di recente. L' obiettivo da raggiungere è stato indicato da Scalfari in un editoriale, un paio di settimane fa, e prima ancora in un intervento di Paolo Flores d' Arcais sul Fatto : dar vita ad «una lista civica apparentata con il Pd e rappresentativa del principio di legalità »che si presenti l' anno prossimo alle elezioni politiche.
Brindisi), Saviano rivendica la propria purezza di scrittore ma, da vero italiano, subito smentisce la smentita in politichese pressoché perfetto: «Non rinuncio- e pare di vedergli il visino corrucciato e l' occhio sbarrato di fronte alla telecamera- alla possibilità di costruire un nuovo percorso in questo Paese». Il «percorso», a dire il vero, è già stato avviato da un bel pezzo, da quando Berlusconi ancora sedeva a palazzo Chigi, e Saviano ne è stato informatosoltanto di recente. L' obiettivo da raggiungere è stato indicato da Scalfari in un editoriale, un paio di settimane fa, e prima ancora in un intervento di Paolo Flores d' Arcais sul Fatto : dar vita ad «una lista civica apparentata con il Pd e rappresentativa del principio di legalità »che si presenti l' anno prossimo alle elezioni politiche.
Sempre più colLusi. La magistratura indaga sui soldi della Margherita. All'appello mancano altri 50 milioni di euro
(da L'Unione Sarda) Un vero e proprio intervento a gamba tesa. È quello di Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita, nei confronti del leader del defunto partito, Francesco Rutelli. Aspre parole contenute in una nuova memoria difensiva consegnata ieri alla Giunta per le immunità del Senato che si sta occupando del caso. E che, sempre ieri, ha deciso di rinviare al 12 giugno il pronunciamento circa l' autorizzazione all' arresto. Nei riguardi dell' ex sindaco di Roma, il senatore, accusato di aver indebitamente sottratto dalle casse del partito 21 milioni di euro provenienti da finanziamenti pubblici e di averli usati per scopi personali e privatistici, non usa mezzi termini: «I finanziamenti erogati dalla Margherita nel periodo 2009-2012 sono stati pubblicamente e reiteratamente negati benché risultino essere un fatto certo e dimostrato». E, prosegue l' ex tesoriere, «appare indubbio come la condotta avuta in merito a ciò da parte di Rutelli sia stata di assoluta gravità e strumentale per la negazione di una verità».Ma il j' accuse non finisce qui. Lusi ricorda come, in merito ai contributi erogati dal partito a favore del Centro Futuro Sostenibile, Rutelli si sia «avventurato a presentare un esposto-denuncia nel quale veniva prospettata a carico del sottoscritto un' attività di depistaggio e d' inquinamento probatorio». Tutte «falsità», che dimostrerebbero, al pari di altre dichiarazioni pubbliche rese da Rutelli, una «grave ingerenza nelle
valutazioni dei pm e del giudice».Sempre ieri, il tribunale del Riesame ha anche confermato gli arresti domiciliari per la moglie di Lusi, Giovanna Perticone, visto il «concreto pericolo di fuga in Canada». Gli stessi giudici, inoltre, comunicano che nel conto dei fondi della Margherita su cui fare luce mancherebbero all' appello altri 50 milioni di euro. Ma per il partito "potrebbe trattarsi di un refuso". I magistrati citano anche alcune spese "folli" da vagliare attentamente: cene e pranzi da 2mila euro ciascuno che avevano «cadenze mensili e talvolta quindicinali».
valutazioni dei pm e del giudice».Sempre ieri, il tribunale del Riesame ha anche confermato gli arresti domiciliari per la moglie di Lusi, Giovanna Perticone, visto il «concreto pericolo di fuga in Canada». Gli stessi giudici, inoltre, comunicano che nel conto dei fondi della Margherita su cui fare luce mancherebbero all' appello altri 50 milioni di euro. Ma per il partito "potrebbe trattarsi di un refuso". I magistrati citano anche alcune spese "folli" da vagliare attentamente: cene e pranzi da 2mila euro ciascuno che avevano «cadenze mensili e talvolta quindicinali».
La poltrona per due che sta spaccando il Pd. Tidei vs. Adinolfi: è scontro. E Bersani sta fermo a guardare
(da L'Opinione) Tutto il contrario di ciò che (non) ha fatto il collega del Pd, Pietro Tidei, il quale, nonostante i piccoli focolai di polemica nati nel Pd per questa sua (non) decisione, rimane saldamente con un piede a Montecitorio e con l'altro a Piazzale del Pincio. Una scelta grave e contro legge che, però, ha tutto l'appoggio dei vertici di Largo del Nazareno, i quali, per fare uno sgarbo a Mario Adinolfi, primo dei non eletti per il Pd nella circoscrizione Lazio 1, si sono rimangiati anni di lotte e battaglie contro incompatibilità e doppi incarichi. «Ieri in giunta per le Elezioni della Camera è successa una cosa strana», ha denunciato su Facebook lo stesso Adinolfi. «Doveva esserci l'audizione del sindaco-deputato Tidei, ma l'audizione è saltata perché la capogruppo del Pd, Donata Lenzi ha proclamato che l'automatismo delle dimissioni di Tidei per lei era dubbio e bisognava rinviare tutto. Si è alzata e se n'è andata, con lei i commissari del Pd. Di quel Pd che, badate bene, sulle incompatibilità e gli automatismi dopo la sentenza della Corte costituzionale ha fatto dimettere da deputati decine di sindaci Pdl e Lega». «Adinolfi si è dato a letture complottiste immotivate e ingiustificate», è stata la replica di Lenzi, il cui comportamento è piuttosto paradossale se si pensa che appena un anno fa presentò alla Camera come prima firmataria una proposta di legge contenente "disposizioni in materia di ineleggibilità e di incompatibilità tra il mandato parlamentare, gli incarichi di governo e cariche di amministratore locale. A conti fatti Civitavecchia è popolata da circa 50mila persone e qualcuno nel Pd, oltre Adinolfi e Andrea Sarubbi, se ne deve essere accorto. «Questa storia delle (non) dimissioni di #Tidei - scrive su Twitter la deputata Pd campana Pina Picierno - è scandalosa. Le regole non si piegano a interessi personali. Mai». Un altro segnale di ribellione verso la mostruosa noncuranza di Pierluigi Bersani? Chissà. Nel mentre il segretario del Pd e i vertici democrat continuano a passare sopra la vicenda come se nulla fosse mai successo, minimizzando l'accaduto.
Lacrime di coccodrillo. Dopo l'approvazione della riforma del lavoro la Fornero ammette: sugli esodati abbiamo sbagliato tutto
(da Il Corriere della Sera). Dopo quattro voti di fiducia nell' arco di 24 ore, l' ultimo dei quali con 238 sì e 33 no, la riforma del lavoro ottiene il via libera dal Senato e ora passa alla Camera dove il governo conta di farla approvare in modo definitivo entro il mese di giugno. Il presidente del Consiglio Mario Monti ha ricordato che
questa legge è stata fatta soprattutto «per i giovani», e ha avuto una positiva valutazione da organismi internazionali. Il problema è ora capire se il testo sbarcherà «blindato» a Montecitorio o saranno possibili ulteriori modifiche come chiesto da Pd e Cgil. Il Professore non si è sbilanciato. Ha poi ringraziato il ministro del Welfare Elsa Fornero per questa «ulteriore riforma dopo quella sulle pensioni che è considerata un esempio sul piano internazionale». Ma proprio ieri sera Fornero, su Radio 24, ha ammesso: «È vero, sugli esodati abbiamo sbagliato, tutti sbagliamo. Non ho mai pensato che i professori non sbaglino mai, ma la riforma delle pensioni l' abbiamo fatta in 20 giorni perché il Paese era sull' orlo del baratro». Adesso, ha aggiunto, «è compito del governo cercare modalità eque» per gli esodati che verranno dopo i primi 65 mila «salvati» (quelli che possono andare in pensione con le vecchie regole) dal decreto Fornero, che però non è stato ancora controfirmato da Monti. Il nuovo assetto Ma torniamo alla riforma del lavoro. Il ministro ha voluto rimarcare
come questa riforma sia «un tassello di un disegno più ampio e con queste regole, anche sul fronte dei licenziamenti, l' Italia si sia «avvicinata agli standard europei».
questa legge è stata fatta soprattutto «per i giovani», e ha avuto una positiva valutazione da organismi internazionali. Il problema è ora capire se il testo sbarcherà «blindato» a Montecitorio o saranno possibili ulteriori modifiche come chiesto da Pd e Cgil. Il Professore non si è sbilanciato. Ha poi ringraziato il ministro del Welfare Elsa Fornero per questa «ulteriore riforma dopo quella sulle pensioni che è considerata un esempio sul piano internazionale». Ma proprio ieri sera Fornero, su Radio 24, ha ammesso: «È vero, sugli esodati abbiamo sbagliato, tutti sbagliamo. Non ho mai pensato che i professori non sbaglino mai, ma la riforma delle pensioni l' abbiamo fatta in 20 giorni perché il Paese era sull' orlo del baratro». Adesso, ha aggiunto, «è compito del governo cercare modalità eque» per gli esodati che verranno dopo i primi 65 mila «salvati» (quelli che possono andare in pensione con le vecchie regole) dal decreto Fornero, che però non è stato ancora controfirmato da Monti. Il nuovo assetto Ma torniamo alla riforma del lavoro. Il ministro ha voluto rimarcare
come questa riforma sia «un tassello di un disegno più ampio e con queste regole, anche sul fronte dei licenziamenti, l' Italia si sia «avvicinata agli standard europei».
Iscriviti a:
Commenti (Atom)




