(da Il Gazzettino) «Sono molto soddisfatto», commenta laconico Gianfranco Fini dopo il lungo incontro con Pier Ferdinando Casini di ieri sera. Un faccia a faccia che non è l' unico della giornata, per il leader di Fli, che questa mattina ha visto Luca Cordero di Montezemolo, con il quale i rapporti esistono da tempo sul fronte personale (un recente servizio fotografico li ritrae a Villa Borghese con le famiglie) e si vanno facendo serrati sul fronte politico. Dopo la ruvida interruzione del cammino comune del Terzo Polo - annunciata in tv da Pier Ferdinando Casini tra il primo ed il secondo turno delle amministrative, lasciando basito Fini - diverse cose sono cambiate. La prima: Silvio Berlusconi ha di fatto chiarito che non solo non intende uscire dalla scena politica, ma addirittura in futuro punta ad occuparla in un ruolo più centrale, candidandosi al Colle. Uno scenario del quale Fini ha parlato a lungo sia con Casini che con Montezemolo, nell' ottica di rilanciare le ragioni di un polo di moderati (che certamente non si chiamerà più Terzo Polo) e che non è neppure detto riesca a prendere corpo. Ma intanto, di fatto, Fini e Casini hanno ripreso contatto, per ragionare sullo stato dell' arte. Ed il leader dell' Udc ha dovuto convenire che la "grande novità" annunciata da Angelino Alfano per il Pdl non era (come Casini aveva sperato) un partito senza Berlusconi e con il Cavaliere addirittura disposto a non ricandidarsi. Di qui il confronto sulla necessità di individuare una nuova strategia.
venerdì 1 giugno 2012
Saviano si smarca da Bersani e rifiuta la proposta del leader democrat. Ma è un finto no
(da Il Giornale) La smentita con cui Roberto Saviano, il professionista neomelodico dell' antimafia, cerca di riportare nell' ombra il grande progetto di Repubblica- una lista civica che liquidi una volta per tutte il Pd- è uno spericolato esercizio di dissimulazione e vittimismo che meriterebbe una causa migliore. Per lo scrittore campione di televendite «chiunque non venga percepito come schierato, fa paura e va delegittimato. Il messaggio implicito è: «Questo qui fa di tutto per ottenere consensi, perché il suo scopo è fare politica». Sempre intento a decifrare messaggi e a decrittare segnali di fumo (memorabile il suo fumettone sulla tragedia di
Brindisi), Saviano rivendica la propria purezza di scrittore ma, da vero italiano, subito smentisce la smentita in politichese pressoché perfetto: «Non rinuncio- e pare di vedergli il visino corrucciato e l' occhio sbarrato di fronte alla telecamera- alla possibilità di costruire un nuovo percorso in questo Paese». Il «percorso», a dire il vero, è già stato avviato da un bel pezzo, da quando Berlusconi ancora sedeva a palazzo Chigi, e Saviano ne è stato informatosoltanto di recente. L' obiettivo da raggiungere è stato indicato da Scalfari in un editoriale, un paio di settimane fa, e prima ancora in un intervento di Paolo Flores d' Arcais sul Fatto : dar vita ad «una lista civica apparentata con il Pd e rappresentativa del principio di legalità »che si presenti l' anno prossimo alle elezioni politiche.
Brindisi), Saviano rivendica la propria purezza di scrittore ma, da vero italiano, subito smentisce la smentita in politichese pressoché perfetto: «Non rinuncio- e pare di vedergli il visino corrucciato e l' occhio sbarrato di fronte alla telecamera- alla possibilità di costruire un nuovo percorso in questo Paese». Il «percorso», a dire il vero, è già stato avviato da un bel pezzo, da quando Berlusconi ancora sedeva a palazzo Chigi, e Saviano ne è stato informatosoltanto di recente. L' obiettivo da raggiungere è stato indicato da Scalfari in un editoriale, un paio di settimane fa, e prima ancora in un intervento di Paolo Flores d' Arcais sul Fatto : dar vita ad «una lista civica apparentata con il Pd e rappresentativa del principio di legalità »che si presenti l' anno prossimo alle elezioni politiche.
Sempre più colLusi. La magistratura indaga sui soldi della Margherita. All'appello mancano altri 50 milioni di euro
(da L'Unione Sarda) Un vero e proprio intervento a gamba tesa. È quello di Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita, nei confronti del leader del defunto partito, Francesco Rutelli. Aspre parole contenute in una nuova memoria difensiva consegnata ieri alla Giunta per le immunità del Senato che si sta occupando del caso. E che, sempre ieri, ha deciso di rinviare al 12 giugno il pronunciamento circa l' autorizzazione all' arresto. Nei riguardi dell' ex sindaco di Roma, il senatore, accusato di aver indebitamente sottratto dalle casse del partito 21 milioni di euro provenienti da finanziamenti pubblici e di averli usati per scopi personali e privatistici, non usa mezzi termini: «I finanziamenti erogati dalla Margherita nel periodo 2009-2012 sono stati pubblicamente e reiteratamente negati benché risultino essere un fatto certo e dimostrato». E, prosegue l' ex tesoriere, «appare indubbio come la condotta avuta in merito a ciò da parte di Rutelli sia stata di assoluta gravità e strumentale per la negazione di una verità».Ma il j' accuse non finisce qui. Lusi ricorda come, in merito ai contributi erogati dal partito a favore del Centro Futuro Sostenibile, Rutelli si sia «avventurato a presentare un esposto-denuncia nel quale veniva prospettata a carico del sottoscritto un' attività di depistaggio e d' inquinamento probatorio». Tutte «falsità», che dimostrerebbero, al pari di altre dichiarazioni pubbliche rese da Rutelli, una «grave ingerenza nelle
valutazioni dei pm e del giudice».Sempre ieri, il tribunale del Riesame ha anche confermato gli arresti domiciliari per la moglie di Lusi, Giovanna Perticone, visto il «concreto pericolo di fuga in Canada». Gli stessi giudici, inoltre, comunicano che nel conto dei fondi della Margherita su cui fare luce mancherebbero all' appello altri 50 milioni di euro. Ma per il partito "potrebbe trattarsi di un refuso". I magistrati citano anche alcune spese "folli" da vagliare attentamente: cene e pranzi da 2mila euro ciascuno che avevano «cadenze mensili e talvolta quindicinali».
valutazioni dei pm e del giudice».Sempre ieri, il tribunale del Riesame ha anche confermato gli arresti domiciliari per la moglie di Lusi, Giovanna Perticone, visto il «concreto pericolo di fuga in Canada». Gli stessi giudici, inoltre, comunicano che nel conto dei fondi della Margherita su cui fare luce mancherebbero all' appello altri 50 milioni di euro. Ma per il partito "potrebbe trattarsi di un refuso". I magistrati citano anche alcune spese "folli" da vagliare attentamente: cene e pranzi da 2mila euro ciascuno che avevano «cadenze mensili e talvolta quindicinali».
La poltrona per due che sta spaccando il Pd. Tidei vs. Adinolfi: è scontro. E Bersani sta fermo a guardare
(da L'Opinione) Tutto il contrario di ciò che (non) ha fatto il collega del Pd, Pietro Tidei, il quale, nonostante i piccoli focolai di polemica nati nel Pd per questa sua (non) decisione, rimane saldamente con un piede a Montecitorio e con l'altro a Piazzale del Pincio. Una scelta grave e contro legge che, però, ha tutto l'appoggio dei vertici di Largo del Nazareno, i quali, per fare uno sgarbo a Mario Adinolfi, primo dei non eletti per il Pd nella circoscrizione Lazio 1, si sono rimangiati anni di lotte e battaglie contro incompatibilità e doppi incarichi. «Ieri in giunta per le Elezioni della Camera è successa una cosa strana», ha denunciato su Facebook lo stesso Adinolfi. «Doveva esserci l'audizione del sindaco-deputato Tidei, ma l'audizione è saltata perché la capogruppo del Pd, Donata Lenzi ha proclamato che l'automatismo delle dimissioni di Tidei per lei era dubbio e bisognava rinviare tutto. Si è alzata e se n'è andata, con lei i commissari del Pd. Di quel Pd che, badate bene, sulle incompatibilità e gli automatismi dopo la sentenza della Corte costituzionale ha fatto dimettere da deputati decine di sindaci Pdl e Lega». «Adinolfi si è dato a letture complottiste immotivate e ingiustificate», è stata la replica di Lenzi, il cui comportamento è piuttosto paradossale se si pensa che appena un anno fa presentò alla Camera come prima firmataria una proposta di legge contenente "disposizioni in materia di ineleggibilità e di incompatibilità tra il mandato parlamentare, gli incarichi di governo e cariche di amministratore locale. A conti fatti Civitavecchia è popolata da circa 50mila persone e qualcuno nel Pd, oltre Adinolfi e Andrea Sarubbi, se ne deve essere accorto. «Questa storia delle (non) dimissioni di #Tidei - scrive su Twitter la deputata Pd campana Pina Picierno - è scandalosa. Le regole non si piegano a interessi personali. Mai». Un altro segnale di ribellione verso la mostruosa noncuranza di Pierluigi Bersani? Chissà. Nel mentre il segretario del Pd e i vertici democrat continuano a passare sopra la vicenda come se nulla fosse mai successo, minimizzando l'accaduto.
Lacrime di coccodrillo. Dopo l'approvazione della riforma del lavoro la Fornero ammette: sugli esodati abbiamo sbagliato tutto
(da Il Corriere della Sera). Dopo quattro voti di fiducia nell' arco di 24 ore, l' ultimo dei quali con 238 sì e 33 no, la riforma del lavoro ottiene il via libera dal Senato e ora passa alla Camera dove il governo conta di farla approvare in modo definitivo entro il mese di giugno. Il presidente del Consiglio Mario Monti ha ricordato che
questa legge è stata fatta soprattutto «per i giovani», e ha avuto una positiva valutazione da organismi internazionali. Il problema è ora capire se il testo sbarcherà «blindato» a Montecitorio o saranno possibili ulteriori modifiche come chiesto da Pd e Cgil. Il Professore non si è sbilanciato. Ha poi ringraziato il ministro del Welfare Elsa Fornero per questa «ulteriore riforma dopo quella sulle pensioni che è considerata un esempio sul piano internazionale». Ma proprio ieri sera Fornero, su Radio 24, ha ammesso: «È vero, sugli esodati abbiamo sbagliato, tutti sbagliamo. Non ho mai pensato che i professori non sbaglino mai, ma la riforma delle pensioni l' abbiamo fatta in 20 giorni perché il Paese era sull' orlo del baratro». Adesso, ha aggiunto, «è compito del governo cercare modalità eque» per gli esodati che verranno dopo i primi 65 mila «salvati» (quelli che possono andare in pensione con le vecchie regole) dal decreto Fornero, che però non è stato ancora controfirmato da Monti. Il nuovo assetto Ma torniamo alla riforma del lavoro. Il ministro ha voluto rimarcare
come questa riforma sia «un tassello di un disegno più ampio e con queste regole, anche sul fronte dei licenziamenti, l' Italia si sia «avvicinata agli standard europei».
questa legge è stata fatta soprattutto «per i giovani», e ha avuto una positiva valutazione da organismi internazionali. Il problema è ora capire se il testo sbarcherà «blindato» a Montecitorio o saranno possibili ulteriori modifiche come chiesto da Pd e Cgil. Il Professore non si è sbilanciato. Ha poi ringraziato il ministro del Welfare Elsa Fornero per questa «ulteriore riforma dopo quella sulle pensioni che è considerata un esempio sul piano internazionale». Ma proprio ieri sera Fornero, su Radio 24, ha ammesso: «È vero, sugli esodati abbiamo sbagliato, tutti sbagliamo. Non ho mai pensato che i professori non sbaglino mai, ma la riforma delle pensioni l' abbiamo fatta in 20 giorni perché il Paese era sull' orlo del baratro». Adesso, ha aggiunto, «è compito del governo cercare modalità eque» per gli esodati che verranno dopo i primi 65 mila «salvati» (quelli che possono andare in pensione con le vecchie regole) dal decreto Fornero, che però non è stato ancora controfirmato da Monti. Il nuovo assetto Ma torniamo alla riforma del lavoro. Il ministro ha voluto rimarcare
come questa riforma sia «un tassello di un disegno più ampio e con queste regole, anche sul fronte dei licenziamenti, l' Italia si sia «avvicinata agli standard europei».
giovedì 31 maggio 2012
Liberi a metà. I nostri marò saranno scarcerati a breve. Ma non potranno lasciare l'India.
(da Il Corriere della Sera) Ancora qualche giorno e qualche timbro, poi Massimiliano Latorre e Salvatore Girone saranno di nuovo due uomini liberi, sia pure con obblighi piuttosto stringenti. Ieri l'Alta corte del Kerala (India meridionale) ha accolto la richiesta di libertà provvisoria avanzata dagli avvocati italiani. I marò accusati di aver ucciso il 15 febbraio scorso due pescatori indiani potranno lasciare gli arresti, versando una cauzione di 143 mila euro a testa e consegnando i passaporti alle autorità indiane. Entro breve, il tempo per perfezionare le procedure burocratiche, i militari usciranno dalla Borstal School di Kochi, un ex riformatorio, dove erano stati trasferiti venerdì scorso dal carcere di Trivandrum. La diplomazia italiana, guidata sul posto dal console generale di Mumbai Giampaolo Cutillo, sta già cercando una nuova sistemazione che non potrà distare più di 10 chilometri dal commissariato di Kochi. La Corte ha disposto che i due sottufficiali del Reggimento San Marco dovranno presentarsi ogni mattina, tra le 10 e le 11, e ogni qual volta sarà richiesto, al posto di polizia. Inoltre non potranno allontanarsi dalla città, dovranno essere sempre reperibili attraverso il cellulare e, infine, saranno obbligati a indicare due garanti indiani. Fin qui i vincoli di vigilanza e di sicurezza. Ma la sentenza della Corte non vieta (e quindi consente) agli ex detenuti di far venire le famiglie dall' Italia e di ospitarle nella nuova residenza, senza sbarre e guardie alla porta.
Come disse Crosetto: ma che fantasia questi tecnici.Il Governo aumenta le accise sui carburanti ma senza escludere i terremotati
(da Il Messaggero) Come nelle previsioni, il governo a caccia di fondi per fronteggiare l' emergenza terremoto ha puntato ancora sulla benzina: due centesimi a litro l' aumento dell' accisa sui carburanti per autotrasporto che renderà allo Stato 500 milioni su base annua. Mentre ricompare anche lo spettro dell' aumento di uno o due punti dell' Iva che era sembrato allontanarsi in virtù dei risparmi che dovrebbero scaturire dalla spending review. Resiste comunque la speranza di non ritoccare in autunno l' Iva, che lo stesso Monti ha alimentato affermando di credere che «sia possibile evitare questo aumento. Però vedremo». Parole identiche sull' argomento quelle del ministro Riccardi nel corso della visita del presidente del Consiglio alla Comunità di S.Egidio. Per gli automobilisti, la cattiva notizia sulla benzina potrebbe però essere mitigata o addirittura annullata se i petrolieri accogliessero l' invito che il ministro dello Sviluppo, Passera, ha rivolto all' Unione Petrolifera di valutare l' opportunità di ridurre il prezzo industriale dei carburanti contribuendo a «fare la loro parte» assumendosi l' onere di compensare l' aumento applicato dal governo. Tutt' altro che una chiusura la replica al ministro del presidente dell' Unione Petrolifera, Pasquale De Vita. Premettendo che non è l' Unione a stabilire i prezzi dei carburanti, De Vita ha detto che l' invito di Passera è stato girato alle compagnie petrolifere, «in maniera che ognuno possa dare una risposta, che mi auguro non sia negativa». Il Consiglio dei ministri di ieri, oltre all' istituzione di una giornata di lutto nazionale per lunedì prossimo, ha stabilito, nel quadro degli aiuti alle popolazioni colpite dal sisma, l' estensione dello stato di emergenza alle province di Reggio Emilia e Rovigo con il conferimento al presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani, dell' incarico di Commissario per la ricostruzione; il rinvio a settembre dei versamenti fiscali e contributi; la deroga al patto di stabilità, entro un limite definito per i Comuni; la concessione di contributi a fondo perduto per la ricostruzione e l' individuazione di misure per la ripresa dell' economia come, tra l' altro, la delocalizzazione facilitata delle imprese produttive nei territori colpiti dal sisma.
Spread! Torna lo spauracchio dell'Europa. In Spagna vola, ma anche l'Italia non scherza. Dove son finiti gli 'spreadfobici' dell'era Berlusconiana?
(da Il Secolo d'Italia) Flop dell' asta Btp Spread a 482 punti Torna l' allarme spread. Nella giornata in cui il Tesoro si è presentato sul mercato con 6,25 miliardi di Btp a 5 e 10 anni trovando collacazione per soli 5,74 miliardi, il differenziale tra i titoli pubblici italiani e il Bund tedesco sale fino a 482 punti base corrispondenti a un rendimento che raggiunge il 6,03 per cento, il livello più alto dal 30 gennaio scorso. Debole la domanda e rispettate le previsioni degli addetti ai lavori che temevano rendimenti in deciso rialzo. Poi, nel pomeriggio, il gap è tornato ad abbassarsi, ma la paura è stata forte. Per i Bonos spagnoli (Madrid sconta anche il problema del possibile fallimento di Bankia il cui piano di salvataggio è stato bocciato dalla Bce) lo spread è salito fino a quota 531. L' euro, in sofferenza, è passato di mano a 1,2446 contro il dollaro, ai minimi da luglio del 2010. In tensione anche le Borse, con perdite sostenute su tutte le piazze europee (Milano meno 1,79 per cento) che hanno anche accusato il nuovo calo della fiducia delle imprese nella zona euro. Dopo un avvio brillante le piazze del Vecchio Continente hanno virato tutte in territorio negativo, con Madrid ai minimi da 9 anni anche in virt? del tonfo di Bankia. Il rischio Spagna ha fatto risalire la pressione sugli spread, con il nuovi record tra Bonos spagnoli e Bund che, a loro volta, aggiornano i minimi storici. E questa volta testano i minimi anche i rendimenti dei titoli di Finlandia e Olanda. In questa situazione il Tesoro italiano affronta anche oggi un' asta di ttoli pubblici con colocamenti che potrebbero avvenire ancora a tassi abbastanza alti. Alla fine, insomma, ha prevalso ancora il pessimismo. Eppure l' avvio di giornata sembrava promettente sulla base delel notizie che arrivavano da Atene dove i sondaggi danno una ripresa dei partiti schierati per una permanenza della Grecia nell' euro.
Ecco l'Italia che paga (poche) tasse. Bar, albergatori, gioiellieri. Secondo voi guadagnano 17mila euro l'anno?
(da Il Corriere della Sera) I redditi medi dichiarati nel 2011 dai quasi 3,5 milioni di contribuenti soggetti agli studi di settore sono aumentati dell' 1%, ma la spinta all' adeguamento della dichiarazione dei compensi è arrivata prevalentemente dal basso, cioè da chi guadagna, o dice di guadagnare di meno. Tra il 2010 ed il 2009, visto che le dichiarazioni 2011 riguardano l' anno precedente, gli aumenti maggiori delle somme dichiarate si sono registrate per gli istituti di bellezza, i negozi di abbigliamento e di scarpe, i pellicciai, ma soprattutto per i bar, gli alberghi ed i ristoranti. Qualcosa dunque si muove, anche se in molti settori economici i redditi medi dichiarati al fisco restano poco verosimili. Gli istituti di bellezza, ad esempio, hanno dichiarato al fisco un reddito medio di 6.500 euro, che è sempre qualcosa in più dei 5.300 euro del 2009, ma sembra ancora poco aderente alla realtà. I negozi di abbigliamento e scarpe, nel 2011, hanno dichiarato guadagni medi di 8.600 euro, contro i 7.700 dell' anno precedente, mentre per i pellicciai il reddito medio dichiarato negli studi di settore è passato da 8.800 a 12.200 euro. Niente a che vedere con le performance di bar, ristoranti e alberghi che, nonostante l' aggravamento della crisi, hanno adeguato all' insù, e di parecchio, la propria denuncia dei redditi. Nei servizi di ristorazione il reddito medio tra il 2009 ed il 2010 è passato da 12.900 a 14.300 euro, per i bar e le gelaterie è salito da 15.800 a 16.800 euro, mentre per gli alberghi si segnala un aumento spettacolare: da 11.900 a 14.700 euro di media. La maggior propensione di ristoratori e albergatori a pagare le tasse è confermata anche dai dati sulle dichiarazioni delle società di persone che per il settore di alberghi e ristoranti è cresciuto in media del 2,9% (contro una media dello 0,41%). Tornando agli studi di settore, appaiono in crescita anche i guadagni denunciati dalle gioiellerie (da 16 a 17milaeuro) e dai meccanici (da 24.300 a 24.700 euro), ma dichiarano di più anche i notai, che sono di gran lunga la categoria di contribuenti più ricca, con 318.200 euro denunciati nel 2010, contro i 310.800 dell' anno prima.
Tutti a Piazzale Loreto, conduce Grillo. Il (non più) comico attacca i politici e promette: vi processiamo sulla pubblica piazza
(da Il Giornale) Tutti i politici corrotti in piazza, umiliati e processati. Ai lavori forzati, messi in catene dal popolo oppresso. Beppe Grillo sa che l' esasperazione esiste ed è diffusa. Adesso lancia un appello esteso: «Ora cambia tutto. Noi cambiamo tutto ». In un' intervista al settimanale Sette in edicola domani riversa tutto quello che ha da dire. Il grillismo del futuro, il quadro di una nuova Nazione. Quasi una piattaforma di governo a 5 stelle. La provocazione sale al livello massimo: «Abbiamo delegato dei truffatori che dovranno rispondere di quello che hanno rubato spiega a Gian Antonio Stella - ce lo ricordiamo come siamo finiti nella crisi. Quindi i responsabili verranno giudicati e dovranno restituire i soldi che hanno rubato come i mafiosi». Il linguaggio sembra addirittura più aspro, lui sembra fregarsene delle brecce pericolose che certi slogan possono aprire, di Napolitano, della giusta misura. L' aveva già detto, qualche settimana fa, scatenando l' indignazione del Sud: «Lo Stato è peggio della mafia». Ora il ragionamento chiarisce quella sentenza. Il leader del Movimento 5 Stelle sogna il grande processo, la rivoluzione degli elettori, la nuova lotta di classe del terzo millennio, i governati contro i governanti: «Ci sarà un giudizio pubblico». Giudici saranno «cittadini estratti a sorte, incensurati », le caratteristiche che poi Grillo vuole dai suoi iscritti, «che diranno quali lavori socialmente utili far fare a questa gente che ha rovinato il Paese». Le idee sono tante ma un po' confuse.
Fratelli coltelli. Nella Lega post Bossi i vertici si litigano voti e poltrone. In Veneto è scontro tra Tosi e Bitonci
(da La Tribuna di Treviso) Clima pesante alla vigilia del congresso veneto della Lega, convocato domenica a Padova. Il divario tra i candidati alla segreteria Flavio Tosi e Massimo Bitonci si assottiglia ma resta favorevole al sindaco di Verona (in vantaggio di almeno 25 delegati sul rivale) e non si placa la caccia ai consensi decisivi. Ma ad accendere la polemica è la discesa in campo di Roberto Maroni, designato alla successione di Bossi e schieratissimo a sostegno dell' amico Tosi: il "Barbaro sognante" è stato segnalato per tre volte nel giro di una settimana nella Marca trevigiana (dove la sfida tra bossiani e maroniani è più accesa e incerta) e la sua partecipazione al meeting tosiano in programma stasera a Oderzo è bollata da Bitonci come un' inaccettabile interferenza: «Ero stato favorevolmente colpito dalle dichiarazioni del nostro futuro segretario federale Maroni, soprattutto quando ha parlato di dare la parola ai militanti, stigmatizzando le candidature piovute dall' alto. Sono quindi dispiaciuto e amareggiato nell' apprendere che stasera è stata organizzata una cena che sponsorizza apertamente il candidato Tosi, con tanto di manifesti, inviti e pullman organizzati ad hoc». Il deputato padovano, si rivolge direttamente al triumviro, auspicando una maggiore correttezza: «Voglio continuare a credere nelle parole di Roberto Maroni, la persona con cui ho collaborato sugli importanti temi della sicurezza partecipata, e nel diritto democratico di ogni delegato di scegliere liberamente il proprio candidato senza condizionamento alcuno». E conclude rivendicando la propria estraneità ai giochi di potere di via Bellerio: «Con la mia proposta programmatica sono in grado di garantire una maggiore autonomia e libertà della Liga Veneta, in una confederazione delle Leghe che è sinonimo di unità e rinnovamento. Il sottoscritto non ha mai fatto parte di cerchi magici, non ha interessi di parte mentre alcuni, che ora si definiscono maroniani, erano tra i più accaniti sostenitori di Bossi. Ricordiamoci che siamo tutti leghisti».
Il ministro sotto assedio. Agli Esteri numerose protese per i tagli di Terzi. Ma lui non risponde, si svincola e ignora i dipendenti. Ma non stava meglio a Washington?
(da Il Fatto Quotidiano) Lo definiscono un ministro sotto assedio. Straniero in casa, nonostante sia il responsabile della Farnesina. Giulio Terzi di San-t' Agata, a capo degli Esteri, da oltre due settimane è alle prese con un nucleo di sindacalisti, particolarmente avvelenati, che tutti i giorni gli manifestano contro. L' appuntamento quotidiano è alle ore 12, primo piano, nell' anticamera della segreteria particolare: qui tirano fuori i tamburelli, cori, foglietti dedicati (da "buffone" a "vergogna", fino a concetti più articolati qui accanto riprodotti). E va sempre peggio. La questione è la seguente: i tagli previsti dal ministero, "via le aree funzionali dalle sedi estere e rischio di licenziamenti per il personale a contratto". Si parla anche di chiusura di molte sedi consolari, declassate a semplici sportelli. Eppure Terzi non risponde. Nessuna spiegazione o confronto. In compenso i dipendenti sono rimasti ammirati per la sua capacità di "svicolare, di evitare ogni contatto - racconta un sindacalista - Non si era mai vista una cosa del genere, qua dentro, presunto regno della diplomazia nostrana. Gli stagisti ci guardano allibiti. E hanno ragione". Così, da un paio di settimane, tutti gli appuntamenti fissati al primo piano vengono sistematicamente spostati "meglio evitare figuracce", spiegano i suoi collaboratori. E non parliamo di summit qualsiasi, "l' inciampo" è avvenuto anche in occasione di un vertice bilaterale. "Pensi, dopo giorni e giorni di protesta, a un certo punto sembrava fatta: ' vi riceve ' ci fanno sapere - racconta un dipendente - Al contrario, al rientro da un vertice Nato, ha contattato il suo staff e ha fatto spostare da un' altra parte la conferenza della commissione mista italo-messicana". Dove? A Villa Madama. Una delle residenze più belle della Capitale. Sede di feste, ricevimenti. Anche matrimoni, a seconda del budget a disposizione delle coppie
Se lo dice Buffon è il verbo. Quando lo diceva il Cav. tutti lo attaccavano. La giustizia italiana è davvero vergognosa
(da Il Giornale) Non lo hanno intidimidito e nemmeno zittito. La minaccia, fatta filtrare sui giornali, di una convocazione "punitiva" di Gianluigi Buffon dopo le frasi simbolo dell' altro giorno («meglio due feriti che un morto»),ha provocato l' effetto opposto. Il portierone della Nazionale e della Juve, testa bassa e occhi sgranati per lunghi minuti dinanzi ai microfoni, ha caricato come un toro ferito la magistratura e i costumi vergognosi tollerati dalla giustizia italiana, ha spiegato bene il senso delle sue frasi e la difesa convinta del suo allenatore Antonio Conte. Il suo esordio è stato persino dolce, punteggiato da qualche prudenza: «Non posso dire quello che realmente cuore e mente mi farebbero dire. Ho avuto l' ennesima conferma che alla fine le persone perbene, con la coscienza a posto e senza scheletri nell' armadio non possono esprimere il loro pensiero. Vabbé il mondo va così e aggiungo sta andando male.Resto dell' idea che la prima cosa da preservare sia la democrazia e la libertà di pensiero degli altri. Nella vita bisogna prendersi le responsabilità ed io me le sono prese, sempre. Se per quelle frasi verrò ascoltato in Procura? Non lo so, il brutto è che le cose si apprendono sempre da voi giornalisti giorni prima». È stato solo l' inizio del suo intervento pirotecnico: «Ho piena fiducia nei pm che possono fare piena giustizia, non c' è nulla di peggio che giocare o speculare sulla vita delle persone. È una vergogna che se ci sono delle operazioni giudiziarie voi lo sapete 3-4 mesi prima, se io vado a parlare con un pm voi sapete il contenuto dieci minuti dopo, anzi, 5 minuti dopo. Questa è la vergogna. Come mai alle 6 del mattino c' erano le telecamere dietro i cancelli di Coverciano?».
Bersani nel pallone. Pierluigino punta a Palazzo Chigi e vuole Saviano nel Pd per combattere l'avanzata di Grillo
(da Il Corriere della Sera) Bersani pensa di cogliere alla sprovvista i suoi avversari interni e di rilanciare l' immagine del Pd all' esterno con una mossa a sorpresa. Quale? Si tratta di quella grande iniziativa che era stata preannunciata e che molti credevano si limitasse alla controproposta da opporre a Berlusconi in termini di riforma istituzionale. Non è così: il segretario sta scaldando i motori per un' uscita in grande stile che riguarda non solo il suo partito, ma il centrosinistra tutto. Certo, lo slittamento della Direzione, un «atto dovuto» come lo definiscono gli stessi bersaniani, rischia di attenuare l' effetto sorpresa e di far cambiare i piani al segretario, magari facendo passare qualche giorno ancora, dopo la Direzione. Per il grande annuncio. Ma la linea ormai è stata decisa e il leader del Pd non ha intenzione di discostarsi dal tracciato. L' idea, per dirla in poche parole, è quella di annunciare la propria candidatura alla premiership e di dire di sì alla presentazione di una lista civica che affianchi il partito alle prossime elezioni. Le due cose insieme dovrebbero servire ad arginare l' astensionismo e il fenomeno Grillo, oltre che a tagliare le unghie agli avversari interni. La lista civica che dovrebbe coinvolgere un personaggio di grande carisma come Roberto Saviano. Qualche bersaniano ha alzato il sopracciglio, venendo a sapere le intenzioni del capo. E dicono che anche D' Alema mal digerisca la cosa. Ma è anche vero che questo è l' unico modo per fronteggiare la richiesta delle primarie.
Esondati di promesse. Dopo Governo, Partiti e leader politici per gli esodati ora si fa avanti la Commissione Lavoro: a voi ci pensiamo noi
(da Avvenire) La commissione lavoro della Camera ha riaperto il dossier sui lavoratori esodati, che hanno fatto accordi per lasciare il lavoro e, a causa dell' allungamento dell' età pensionabile, rischiano di restare senza lavoro e senza pensione. Ieri il presidente della Commissione, Silvano Moffa, ha incontrato i vertici di Cgil, Cisl e Uil. annunciando l' intenzione di trovare una soluzione complessiva. Un' iniziativa apprezzata dai sin- dacati. Al momento il ministero del Lavoro ha messo a punto un
decreto che garantisce le vecchie regole solo a 65mila lavoratori (con una spesa di 5 miliardi entro il 2019), con criteri molto restrittivi. Per gli altri, ha assicurato martedì il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, si dovrà studiare una soluzione successiva «senza scardinare la riforma». Cgil, Cisl e Uil chiedono che il pensionamento sia assicurato a chiunque abbia fatto accordi entro la fine del 2011, indipendentemente dai tempi di attesa per l' ottenimento dei requisiti. Il decreto che dovrebbe essere varato a giorni, concede la pensione con le vecchie regole solo a coloro che erano già in mobilità ordinaria il 4 dicembre e che raggiungano i requisiti entro i 3 anni dall' inizio del beneficio (4 nel Sud) o siano già inseriti in percorsi di mobilità lunga, fondi di solidarietà o abbiano avuto l' autorizzazione alla prosecuzione volontaria e almeno un contributo versato al 4 dicembre (con vecchi requisiti ottenuti entro il 2013). «Non vedo il problema - ha detto il numero uno Cisl, Raffaele Bonanni - se c' è un errore lo si corregge. Errare è umano, perseverare diabolico». Per la leader della Cgil, Susanna Camusso, «va data una risposta a queste persone.
Il Paese ha già abbastanza problemi senza che il governo ne crei di nuovi». «Bisogna dare certezze - ha sostenuto il segretario confederale Uil Domenico Proietti - a tutti coloro che hanno sottoscritto accordi perchè si è trattato di un patto con lo Stato che lo Stato deve rispettare». Incontro con i sindacati per ovviare al decreto governativo, che «salva» solo 65mila lavoratori.
decreto che garantisce le vecchie regole solo a 65mila lavoratori (con una spesa di 5 miliardi entro il 2019), con criteri molto restrittivi. Per gli altri, ha assicurato martedì il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, si dovrà studiare una soluzione successiva «senza scardinare la riforma». Cgil, Cisl e Uil chiedono che il pensionamento sia assicurato a chiunque abbia fatto accordi entro la fine del 2011, indipendentemente dai tempi di attesa per l' ottenimento dei requisiti. Il decreto che dovrebbe essere varato a giorni, concede la pensione con le vecchie regole solo a coloro che erano già in mobilità ordinaria il 4 dicembre e che raggiungano i requisiti entro i 3 anni dall' inizio del beneficio (4 nel Sud) o siano già inseriti in percorsi di mobilità lunga, fondi di solidarietà o abbiano avuto l' autorizzazione alla prosecuzione volontaria e almeno un contributo versato al 4 dicembre (con vecchi requisiti ottenuti entro il 2013). «Non vedo il problema - ha detto il numero uno Cisl, Raffaele Bonanni - se c' è un errore lo si corregge. Errare è umano, perseverare diabolico». Per la leader della Cgil, Susanna Camusso, «va data una risposta a queste persone.
Il Paese ha già abbastanza problemi senza che il governo ne crei di nuovi». «Bisogna dare certezze - ha sostenuto il segretario confederale Uil Domenico Proietti - a tutti coloro che hanno sottoscritto accordi perchè si è trattato di un patto con lo Stato che lo Stato deve rispettare». Incontro con i sindacati per ovviare al decreto governativo, che «salva» solo 65mila lavoratori.
mercoledì 30 maggio 2012
Una non basta. Il Governo sul ddl lavoro pone quattro questioni di fiducia. E la Fornero ammette: nessun miracolo da questo provvedimento
(da La Stampa) Il governo pone 4 questioni di fiducia sulla riforma del mercato del lavoro all'esame dell'Aula del Senato. Lo annuncia il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda. Il ddl viene così spacchettato in altrettanti capitoli che dovrebbero riguardare la flessibilità in entrata, in uscita, ammortizzatori sociali, formazione. Il ministro del welfare, Elsa Fornero, in sede di replica del governo nell'Aula del Senato sul ddl lavoro ha detto che la riforma del mercato del lavoro è stata «migliorata» durante l’esame del Parlamento ma ora le «norme vanno interiorizzate o rischiano di restare lettera morta». Ha sottolineato che per quuesto è previsto un «monitoraggio». A suo avviso «Le misure contenute nella riforma del mercato del lavoro incentiveranno gli investimenti in Italia e arresteranno l'emorragia delle delocalizzazioni delle imprese all'estero. Questo provvedimentoporterà a incentivare gli investimenti interni ed esteri anche arrestando l'emorragia verso paesi dove non ci sono le migliori pratiche alle quali il nostro paese si ispira».
La dittatura social-mediatica ci (ri)prova. Vogliono annullare il 2 giugno. Ma Napolitano stoppa: parata sobria
(da La Stampa) Migliaia di firme per chiedere lo stop della parata del 2 giugno in segno di rispetto per i terremotati. L'appello «#no2giugno» corre su Twitter, e rimbalza tra i profili fino ad entrare nei "trending topics", la classifica dei temi caldi della rete. Ma l'iniziativa si allarga e viene sposata anche dalla politica finché, in serata, Giorgio Napolitano annuncia: «Celebreremo sobriamente il 2 giugno ma lo dedicheremo alla memoria delle vittime, al dolore delle famiglie e anche a momenti di scoramento che devono essere superati. Lo celebreremo perchèla Repubblica deve dare conferma della sua vitalità,forza democratica,serenità e fermezza con cui affronta le sfide». La mobilitazione era iniziata in mattinata sulla rete. «Chiediamo al Presidente della Repubblica di annullare la parata militare a Roma - si legge in uno dei messaggi che stanno girando in queste ore - Chiediamo al Papa di annullare il viaggio a Milano. Chiediamo di destinare tutti quei soldi a favore delle popolazioni colpite dal terremoto. Basta buttare via i nostri soldi per cose inutili, rimetteteli davvero a disposizione del paese e dei suoi cittadini».
Follia Monti. Il premier vuole chiudere il campionato. Ma così non si ammazza un settore?
(da Il Giornale) All'indomani dell'ondata di arresti e avvisi di garanzia che hanno scosso il calcio italiano, nuovi pesantissimi particolari vanno ad aggiungersi alle accuse e ai sospetti sulle combine che avrebbero sfalsato l'andamento dei campionati: gli interrogatori, le intercettazione e le ricostruzioni degli inquirenti contenuti nell'ordinanza firmata dal gip di Cremona che ha disposto i nuovi arresti nell'inchiesta sul calcioscommesse danno un quadro desolante del nostro calcio. (..)Incontri clandestini con gli ultrà, partite truccate, risultati sfalsati, summit con pregiudicati bosniaci, la longa manus degli "zingari". C'è un po' di tutto dentro alla seconda tranche dell'inchiesta sul calcioscommesse. "Nella stragrande maggioranza dei cittadini che non appartengono alla classe politica, categoria alla quale tornerò presto ad appartenere, c’è spesso la tendenza a localizzare tutti i mali nella politica - ha commentato Monti - la politica ha gravi difetti ma, come questo scandalo dimostra, non esiste quella separatezza tra politica e società civile". Per il presidente del Consiglio, quindi, è triste che lo sport si dimostri un concentrato di tutti gli aspetti più riprovevoli: dalla slealtà all'illegalità, dalla falsità alla demagogia. E, secondo Monti, in questi ultimi anni il calcio ha dato spettacolo con "fenomeni indegni: dalla lotta tra le cosiddette tifoserie, a ricatti pieni di omertà con giocatori che si sono inginocchiati di fronte alle curve per chi sa quale minaccia". Da qui la proposta di fermare tutto, di fare un passo indietro, di approfondire quanto è successo. Due o tre anni di stop. Un penalty per tutti quanti - club, giocatori e ultrà - per fare il mea culpa. "La soggezione ai poteri occulti - ha concluso Monti - non c’è evidentemente solo in certe parti d’italia".
Maestrina Fornero. Il ministro del welfare predica sui capannoni crollati. In Italia crollano, all'estero no
(da Libero) E' più forte di lei, come il ditino che alza ogni volta che parla in pubblico. Elsa Fornero ha fatto la professoressa per una vita e a fare la mestrina non riesce proprio a rinunciare. Con il solito tono da cattedra, ma con il colletto della camicia alzato da gita della domenica, il ministro del lavoro ha risposto ieri ad alcune domande dei giornalisti, dicendo sostanzialmente quel che avrebbe ripetuto più tardi nel suo intervento alla Camera sul terremoto che ha colpito l'Emilia. "E' naturale che la terra tremi - ha detto Elsa - ma non è naturale che crollino edifici. In altri paesi non succede". Tiè, un bello schiaffo al paese che già sta sulle ginocchia dato prima ancora che la magistratura indaghi sulle caratteristiche antisismiche dei capannoni crollati. E che curiosamente, ieri, ha messo accanto alla Fornero l'acerrima nemica della Cgil Susanna Camusso, la quale ha criticato il ritorno al lavoro degli oprari "prima che si sia proceduto alla messa in sicurezza degli stabilimenti". Ma dalla Camusso una sparata così ce la si aspetta, meno da un ministro. Le cui parole, infatti, hanno sollevato proteste da parte del neopresidente di Confindustria Giorgio Squinzi, per il quale "non è vero che i capannoni crollati erano di carta velina: erano signori capannoni, costruiti secondo tutti i crismi".
Il successo dà alla testa. Il vero Grillo esce alla scoperto. Si chiama Gianroberto Casaleggio. Il burattinaio del comico genovese
(da Il Corriere della Sera) Caro direttore, le scrivo in merito al mio ruolo nel MoVimento 5 Stelle. Nel 2003 ho lasciato la mia posizione di amministratore delegato in Webegg di Telecom Italia, un gruppo multimediale che si occupava di consulenza e di applicazioni internet, e ho fondato con altri soci la Casaleggio Associati, una società di strategie di Rete. Internet è un tema che mi appassiona e di cui mi occupo dalla metà degli anni 90. Ho cercato di comprenderne le implicazioni sia nel contesto sociale che in quello politico che in quello della comunicazione. Io credo sinceramente che la Rete stia cambiando ogni aspetto della società e cerco di prevederne gli effetti. Ho scritto molti articoli e alcuni libri sulla Rete. Nel 2004 Beppe Grillo ne lesse uno: «Il Web è morto, viva il Web», rintracciò il mio cellulare e mi chiamò. Lo incontrai alla fine di un suo spettacolo a Livorno e condividemmo gran parte delle idee. Sono in sostanza cofondatore di questo movimento insieme a lui. Con Beppe Grillo ho scritto il «Non Statuto», pietra angolare del MoVimento 5 Stelle prima che questo nascesse, insieme abbiamo definito le regole per la certificazione delle liste e organizzato la raccolta delle firme per l'iniziativa di legge popolare «Parlamento Pulito» e le proposte referendarie sull'editoria con l'abolizione della legge Gasparri e dei finanziamenti pubblici. Inoltre abbiamo scritto un libro sul MoVimento 5 Stelle dal titolo «Siamo in guerra» firmato da entrambi. In questi anni ho incontrato più volte rappresentanti di liste che si candidavano alle elezioni amministrative, per il tempo che mi consentiva la mia attività, per offrire consigli sulla comunicazione elettorale.
Finalmente liberi. La corte del Kerala rilascerà i nostri marò su cauzione. Ma Terzi ha fallito. Premiato, invece, il lavoro di Staffan de Mistura
(da La Repubblica) E' stata accolta la richiesta di libertà su cauzione avanzata dai due marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, arrestati il 19 febbraio scorso con l'accusa di aver ucciso due pescatori indiani. L'Alta Corte del Kerala, nel sud dell'India, ha concesso la libertà ai due militari in cambio di un deposito di dieci milioni di rupie (143.000 euro) ciascuno e la designazione per loro di due garanti indiani. Durante l'udienza di oggi, i rappresentanti legali dello Stato del Kerala hanno accettato di rinunciare all'accusa di terrorismo marittimo internazionale nei loro confronti. Nonostante lunedì scorso il governo di Kerala abbia espesso il suo parere negativo sulla richiesta di libertà provvissoria (bail), la richiesta è stata analizzata questa mattina dal tribunale di secondo grado di Kochi. La concessione del bail è stata accolta in cambio di precise garanzie sulla permanenza in India dei due marò. Il rappresentante del governo federale, già interpellato la scorsa settimana dai giudici, ha sottolineato la necessità di stabilire delle condizioni contro il rischio di fuga e non ha scartato la possibilità di concedere un visto temporaneo del ministero degli Esteri. I due marò verranno trasferiti dall'ex riformatorio a Kochi, dove sono detenuti, all'ambasciata italiana a New Delhi.
Corsaro: Lega e Idv sciacallano sul no alla parata del 2 giugno
"La polemica sulla parata per la festa della Repubblica, nata spontaneamente nella rete e populisticamente cavalcata da Idv e Lega, oltre che dai soliti partiti di ortodossia comunista, non solo e' visibilmente strumentale ma anche di pessimo gusto". Lo dichiara Massimo Corsaro, vicepresidente vicario del Pdl alla Camera, intervenendo questa mattina a Omnibus su La7. "Puo' essere comprensibile -continua- che il mondo della rete non sappia che il costo della parata e' assai ridotto (circa 2,5 milioni di
euro) e che comunque gran parte di questi fondi sono gia' stati spesi ma e' da veri sciacalli per forze politiche che siedono in Parlamento come l'Idv e la Lega nascondersi dietro la tragedia del sisma in Emilia in ossequio ad un sentimento anti-militarista e anti-nazionale"."L'Italia celebrera' il due giugno -conclude- a dimostrazione che un grande Paese non si piega davanti alle difficolta' e anzi e' capace di trovare al proprio interno le forze e le energie necessarie per far fronte alla tragedia che ha colpito le popolazioni dell'Emilia".
euro) e che comunque gran parte di questi fondi sono gia' stati spesi ma e' da veri sciacalli per forze politiche che siedono in Parlamento come l'Idv e la Lega nascondersi dietro la tragedia del sisma in Emilia in ossequio ad un sentimento anti-militarista e anti-nazionale"."L'Italia celebrera' il due giugno -conclude- a dimostrazione che un grande Paese non si piega davanti alle difficolta' e anzi e' capace di trovare al proprio interno le forze e le energie necessarie per far fronte alla tragedia che ha colpito le popolazioni dell'Emilia".
Cicchitto: la sinistra sottovaluta la nostra proposta per cambiare il paese
''C'e' una sottovalutazione da parte della sinistra della proposta sull'elezione diretta del Presidente della Repubblica avanzata dal PDL''. Lo scrive in una nota il presidente dei deputati del pdl Fabrizio Cicchitto spiegando che si tratta ''di una proposta che fa fare un salto di qualita' a tutto il confronto sulle riforme istituzionali e che costituisce una risposta impegnativa ad una crisi profondissima del rapporto politica-cittadini e che da' anche una risposta democratica alla crescita del potere di fatto del Presidente della Repubblica in atto fin dai tempi di Cossiga e proseguito successivamente''. ''Oggi - conclude - abbiamo una mezza repubblica presidenziale di fatto che non ha avuto alcuna sistemazione legislativa e neanche una forte legittimazione popolare''.
martedì 29 maggio 2012
Aborto facile. In Inghilterra le teenagers abortiscono dieci volte di più che in Italia
(da Avvenire) La Gran Bretagna conferma ancora una volta il suo triste primato di abortività. Il Telegraph ha anticipato alcuni eloquenti dati del Servizio sanitario nazionale: nel 2010 hanno abortito 38.269 teenagers, di cui circa 5.300 per la seconda volta, ma ci sono cifre ancor più impressionanti - delle quali il quotidiano inglese dà conto - relative agli aborti plurimi nelle ragazze fra i 13 e i 19 anni. Diminuiscono le interruzioni di gravidanza fra le minorenni ma aumentano in generale - il 5% in più rispetto all' anno precedente - le adolescenti che abortiscono più volte.
In Italia la situazione è diversa: nel 2009 ad abortire nella stessa fascia di età sono state 9.846 donne, di cui 3.719 minorenni. In termini percentuali siamo ai valori più bassi in Europa. Per gli abortiripetuti, i dati delle relazioni annuali al Parlamento sull' applicazione della legge 194 non sono divisi per fasce di età ma complessivamente mostrano la percentuale più bassa rispetto alle altre nazioni. Una situazione 'migliore', la nostra, che certo però non può consolare e che non lascia affatto tranquilli: rimangono sempre cifre devastanti, che tuttavia vanno lette con attenzione perché le differenze significano pur qualcosa. E vanno comprese. Innanzitutto i dati inglesi mostrano che la diffusione massiccia dei contraccettivi, anche con l' educazione sessuale nelle prime classi scolastiche, è una politica fallita: chi ripete l' aborto, specie se giovane, vi ricorre come a un contraccettivo, anche quando altri mezzi sono facilmente accessibili. In Italia la diffusione della pillola anticoncezionale è fra le più basse in Europa: intorno al 16%, circa la metà rispetto a quella delle donne inglesi. E anche per la cosiddetta contraccezione di emergenza - la 'pillola del giorno dopo', per la quale comunque non si può escludere un effetto antinidatorio - i numeri dicono altro: nel 2008 in Gran Bretagna, dove per l' acquisto la ricetta non serve, ne sono state vendute 1.428.000 confezioni, contro le 381mila italiane, con la vendita subordinata a prescrizione medica.
In Italia la situazione è diversa: nel 2009 ad abortire nella stessa fascia di età sono state 9.846 donne, di cui 3.719 minorenni. In termini percentuali siamo ai valori più bassi in Europa. Per gli abortiripetuti, i dati delle relazioni annuali al Parlamento sull' applicazione della legge 194 non sono divisi per fasce di età ma complessivamente mostrano la percentuale più bassa rispetto alle altre nazioni. Una situazione 'migliore', la nostra, che certo però non può consolare e che non lascia affatto tranquilli: rimangono sempre cifre devastanti, che tuttavia vanno lette con attenzione perché le differenze significano pur qualcosa. E vanno comprese. Innanzitutto i dati inglesi mostrano che la diffusione massiccia dei contraccettivi, anche con l' educazione sessuale nelle prime classi scolastiche, è una politica fallita: chi ripete l' aborto, specie se giovane, vi ricorre come a un contraccettivo, anche quando altri mezzi sono facilmente accessibili. In Italia la diffusione della pillola anticoncezionale è fra le più basse in Europa: intorno al 16%, circa la metà rispetto a quella delle donne inglesi. E anche per la cosiddetta contraccezione di emergenza - la 'pillola del giorno dopo', per la quale comunque non si può escludere un effetto antinidatorio - i numeri dicono altro: nel 2008 in Gran Bretagna, dove per l' acquisto la ricetta non serve, ne sono state vendute 1.428.000 confezioni, contro le 381mila italiane, con la vendita subordinata a prescrizione medica.
Le brigate rosse non sono un gruppo terroristico. A stabilirlo un manipolo di giudici...comunisti
(da Il Sole 24 Ore)Le nuove Brigate rosse non sono un gruppo terroristico. Anche se si tratta di un' associazione sovversiva che ha agito con le armi contro lo Stato. Lo ha deciso ieri la Corte d' Assise d' Appello di Milano che ha previsto in via definitiva, dopo il rinvio deciso dalla Cassazione, di undici condanne, da due anni e due mesi fino a unidici anni e mezzo di carcere, con pene ridotte per tutti, un assolto e un altro imputato scarcerato. «Questi sono terroristi, emanano sentenze di morte, non c' è altro termine per definirli» ha detto Pietro Ichino, parte civile nel processo perché, per l' accusa, l' organizzazione armata, smantellata con gli arresti del 2007, stava progettando un attentato contro di lui. Il senatore Pd si è presentato ieri in aula per leggere una memoria: dalla gabbia i presunti brigatisti gli hanno lanciato insulti e minacce. «Questo signore - ha detto Alfredo Davanzo, presunto ideologo del gruppo, indicando Ichino - rappresenta il capitalismo, è lui uno degli esecutori del sistema e noi eseguiremo il dovere di sbarazzarci di questo sistema». Ichino, sotto scorta da dieci anni dopo l' omicidio del collega Marco Biagi, ha rilevato: «La situazione di pericolo per me non è ancora cessata e io non posso che circolare su una macchina blindata». A Davanzo la Corte ha inflitto una condanna a nove anni, rispetto ai dieci anni e dieci mesi chiesti dal sostituto pg Laura Barbaini. E se nel giugno 2010 la pena più alta era stata 14 anni e sette mesi di carcere ieri per Claudio Latino, ritenuto il capo della cellula milanese, è arrivata unacondanna a undici anni e mezzo. A pesare sulle riduzioni di pena la scelta della Corte, presieduta da Anna Conforti, che ha derubricato il reato da associazione sovversiva con finalità terroristiche ad associazione sovversiva semplice. «Non accettiamo ricatti di sorta, come quelli dei terroristi che con proclami e rivendicazioni pensano di condizionare le nostre scelte» ha detto il sottosegretario all' Interno, Carlo De Stefano.
Il guru di niente. Beppe Grillo usa un web vecchio. La rete è il suo tallone d'achille
(da Italia Oggi) Beppe Grillo ha dimostrato che i giornaloni e le Tv oggi servono molto meno per guadagnare voti politici. In realtà, se l' Italia fosse un normale paese dell' euro come la Francia o la Germania, i media tradizionali avrebbero conservato un ruolo maggiore nell' orientare gli umori elettorali. Ma in Italia, dove l' obiettivo è diventato quello di produrre una catarsi del sistema politico pietrificato, al potere ma inconcludente nei risultati, il web e la rete oggi contano molto. Lì si forma e si alimenta il dissenso, prende voce e spessore la voglia di cambiamento, si organizzano liste civiche e nuovi movimenti. Grillo lo ha capito per primo e per primo ne raccoglie i frutti. Certo ha potuto giocare facile. Nei fatti non ha avversari. ABC, Dalema, Fini, perfino lo stesso Vendola sono degli zombi per la rete e nulla o quasi capiscono della rete. Pensano che, per prendere i voti, basti ancora una comparsata a Porta a Porta o fare la solita intervista al Corriere della Sera. Il consenso, invece, si forma altrove. Quindi Grillo vince facile, per assenza di avversario. Perché la strategia web di Grillo è tutt' altro che originale o imbattibile. Il comico è figlio della logica del primo web, quello del browser e del blog. Grillosi colloca a cavallo tra il cosiddetto web 1.0 e quello 2.0 e, senza saperlo, è già un jurassico della rete. Infatti il 50% dei suoi potenziali elettori ha tra i 34 e i 55 anni: sono quelli che negli ultimi 15 anni sono stati rivoluzionati dall' avanzata del browser per consumare web. Uno zoccolo duro importante, ma anche un tallone di Achille della strategia del Movimento 5 Stelle. Quel web incentrato sul browser e sulle comunità aperte è già passato. Oggi il nuovo paradigma emerso è quello delle apps e del touch che abilitano una relazione diretta, peer to peer, o una chiusa tra tutti coloro che vogliono comunicare. Non c' è più bisogno del browser e dei social media tradizionali. L' applicazione del leader politico comunica direttamente con quelle dei suoi tanti seguaci, dando vita a movimenti politici che sono la somma di individui direttamente partecipanti alla politica e sempre meno intermediati o «programmati» dal palinsesto di un blog.
Sprecopoli esiste e si chiama Sicilia. La commissione per la qualità della legislazione è l'ultima invenzione di Lombardo
(da Italia Oggi). Soltanto due riunioni in cinque mesi per i nove componenti della commissione regionale, che probabilmente lavora meno di tutte in Italia. Ma che costa tantissimo e che con la riunione di oggi (la terza) si avvia alla conclusione della sua attività per questa legislatura. Si tratta della «commissione per la qualità della legislazione» della regione Sicilia. Una commissionecomposta da nove deputati, di cui quattro dell' ufficio di presidenza con indennità che arrivano ai 3.000 euro al mese per il presidente Orazio Ragusa. Al di là delle indennità che si aggiungono ai deputati regionali, il problema è l' attività svolta dalla commissione. Fino ad oggi, infatti, la commissione si è riunita soltanto due volte dall' inizio dell' anno, una volta lo scorso 22 febbraio per esprimere parere sul disegno di legge riguardante le «norme concernenti le funzioni e gli organi di governo delle province regionali», il progetto per abolire le province siciliane, che voleva realizzare Raffaele Lombardo ma rimasto sulla carta. Un' altra volta si è riunita il 13 marzo scorso, per esprimersi sul disegno di legge sui «lavori in economia nel settore forestale». Per un tempo totale di lavoro dall' inizio dell' anno di appena 50 minuti. Oggi alle 15 la commissione si riunirà per la terza volta e forse l' ultima visto che nel giro di poche settimane il governatore dovrebbe rassegnare le dimissioni.
L'ennesimo rimpasto di Lombardo fa infuriare il Pd. In giunta entrano Fli e Api
(La Sicilia) Lo aveva detto e l' ha fatto, il mini-rimpasto della sua giunta, il presidente della Regione, Lombardo. A una settimana dai ballottaggi della tornata amministrativa, e all' indomani dell' assemblea del Pd che ha sancito di prendere le distanze dal governatore,Lombardo ha affidato la guida ai due deputati regionali, Aricò (Fli) al Territorio e Ambiente e Spampinato (Api) alla Famiglia e Lavoro. Spampinato entrerà all' Ars al posto di Di Guardo, eletto sindaco di Misterbianco. Una scelta non condivisa dal capogruppo del Pd all' Ars, Cracolici, che fino a qualche giorno fa è stato uno dei maggiori sostenitori di Lombardo e che più volte aveva sollecitato di superare la fase del governo tecnico per passare a uno «politico»: «La nomina di esponenti politici in giunta - ha detto - ha chiuso l' esperienza del governo tecnico. Prendiamo atto che Lombardo ha mutato la natura del governo regionale; conseguentemente, cambia il rapporto fra il Pd e il governo. Mercoledì convocherò il gruppo parlamentare del Pd all' Ars per valutare, insieme con il partito, la nuova situazione». Una scelta, invece, necessaria per il presidente della Regione: «Il mio governo farà il proprio dovere fino a quando mi sarò dimesso. C' erano due caselle vuote, la Famiglia e il Territorio, che non potevano che essere ricoperte. Lo abbiamo fatto con due esponenti di aree politiche che stanno nella maggioranza che sostiene il governo regionale. C' era un assessore di area Fli sostituito con un assessore dello stesso partito ed era assente l' Api che oggi è presente. Questo sarebbe incompatibile con il governo tecnico? - si è chiesto Lombardo - Penso proprio di no».
Comunisti sognanti. Creano arte macabra e vogliono Silvio Berlusconi morto.
(da Il Mattino) È stata inaugurata ieri mattina a Palazzo Ferrajoli, nel cuore di Roma, un' opera destinata a far parlare di sé. L' installazione, intitolata «Il Sogno degli italiani» e creata da Antonio Garullo e Mario Ottocento, ha come protagonista l' ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi, rappresentato steso in una teca di vetro con gli occhi chiusi ed un sorriso compiaciuto nell' atto del sogno. Il fondatore di Forza Italia, in completo blu, camicia e cravatta allentata, poggia la sua mano destra su «Una storia italiana», l' opuscolo che l' ex premier inviò a milioni di famiglie durante il suo mandato. La mano sinistra, invece, si insinua tra i pantaloni abbassati. Ai piedi, invece, indossa un paio di pantofole di Topolino, a sottolineare - come specificano gli stessi autori - «il carattere istrionico dell' uomo politico». Non meno importante, nella complessità dell' opera, anche il luogo in cui è esposta. Palazzo Ferrajoli, infatti, si trova proprio «nella Roma dei palazzi del potere». «Attraverso la grande finestra - scrivono gli artisti - l' opera volge lo sguardo sognante verso Palazzo Chigi dall' altro lato di Piazza Colonna. Guarda la dimora del potere che lo ha visto suo abitatore». L' installazione resterà aperta al pubblico fino a domani. «Anche la scelta di esporre l' opera per tre giorni non è stata casuale», dicono gli autori aggiungendo che nei prossimi giorni sarà inviato un invito alla mostra anche allo stesso Berlusconi.
L'antiberlusconismo è vivo e vegeto. E alberga nella faziosità di Libertà e Giustizia che non vuole rinnovare il paese solo perché a proporlo è Silvio Berlusconi (da La Repubblica)«Gli sherpa che stanno scrivendo una nuova Costituzione hanno una parola d´ordine: "Lavorare in silenzio". E un motto: "Ora o mai più"». Ma «siamo seri!». Inizia così l´appello di Sandra Bonsanti, presidente di Libertà e Giustizia, sulle riforme nel cui dibattito «è intervenuto anche Berlusconi con la scoperta del sistema francese e l´impulso a imporre unariforma gollista, destinata a limitare il potere del Parlamento e a consegnarlo tutto a uno solo». Bonsanti ricorda che lo stesso De Gaulle sottopose le sue riforme costituzionali a referendum: «Questo è il sistema francese di cui straparla Berlusconi e che il Pd decide di "andare a vedere"? Ma cosa vuoi andare a vedere?». Per L&G il Pd in aula ci dovrebbe andare solo per bocciare la proposta. «Non voterò partito o lista che candiderà chi oggi non prende una posizione netta sulla Costituzione».
(da La Repubblica)«Gli sherpa che stanno scrivendo una nuova Costituzione hanno una parola d´ordine: "Lavorare in silenzio". E un motto: "Ora o mai più"». Ma «siamo seri!». Inizia così l´appello di Sandra Bonsanti, presidente di Libertà e Giustizia, sulle riforme nel cui dibattito «è intervenuto anche Berlusconi con la scoperta del sistema francese e l´impulso a imporre unariforma gollista, destinata a limitare il potere del Parlamento e a consegnarlo tutto a uno solo». Bonsanti ricorda che lo stesso De Gaulle sottopose le sue riforme costituzionali a referendum: «Questo è il sistema francese di cui straparla Berlusconi e che il Pd decide di "andare a vedere"? Ma cosa vuoi andare a vedere?». Per L&G il Pd in aula ci dovrebbe andare solo per bocciare la proposta. «Non voterò partito o lista che candiderà chi oggi non prende una posizione netta sulla Costituzione».
Il ddl anticorruzione non piace a nessuno. Fiducia a rischio. L'incognita si chiama voto segreto
(da Avvenire) Il ddl anticorruzioneapproda in Aula alla Camera dopo un travagliato percorso nelle commissioni Giustizia e Affari costituzionali e a quasi un anno dall' ok del Senato il 15 giugno 2011. Un testo riscritto dal ministro Paola Severino. «In questo ddl non c' è nulla che non sia stato ispirato dal desiderio di mettere in fila valori di rilevanza costituzionale collegandoli a sanzioni proporzionate», spiega in Aula il ministro, che promette di «dare coerenza al sistema». Il prosieguo dell' iter è tutt' altro che scontato. Tanto più che sul testo pesa l' incognita del voto segreto. Se la maggioranza, col ministro Severino, ha trovato, in extremis, un accordo sui nodi del 'traffico di influenze' e della 'corruzione per l' esercizio della funzione' molti restano i fronti aperti. Compreso quello dell' emendamento Giachetti che restringe la possibilità per i magistrati di assumere incarichi fuori ruolo. Ma sono diversi i punti critici che vedono la maggioranza con posizioni distanti al proprio interno. Il Pdl ripresenterà gli emendamenti ritirati in commissione: quelli per abbassare i minimi della pena o le riformulazioni sul traffico di influenze e la corruzione tra privati.
Giorgio il giurassico. Napolitano attacca il web e difende i vecchi partiti
(da La Repubblica) Non sarà magari una nuova puntata dell´offensiva anti-Grillo, perché l´allarme del capo dello Stato viaggia a più largo spettro rispetto a M5S, ma è ormai chiaro che per Giorgio Napolitano il pericolo numero uno oggi si chiama antipolitica. L´ultima conferma ieri mattina, al Quirinale, in un botta e risposta con i giovani dell´Arel carichi di tanti dubbi e poche illusioni sul futuro che li aspetta. Il capo dello Stato «frena» sul web come ricetta per la democrazia e rilancia i partiti, «il loro ruolo è insostituibile». Poi, ma lo fa in un messaggio al sindaco di Brescia, punta il dito contro deviazioni e collusioni, accusa quella parte di apparati dello Stato che si sono «frapposti alla verità» sulla strage di piazza della Loggia. E´ il web la formula nuova della partecipazione, la ricetta vincente di fronte alla crisi dei partiti? No, non lo è. E´ un´illusione, avverte il capo dello Stato. Perché la rete non è «il luogo delle decisioni», le scelte vere si compiono altrove, nelle istituzioni. E per entrarvi dentro servono, ancora, i partiti. Insostituibili. «I partiti sono le cinghie di trasmissione delle istanze dai cittadini alle istituzioni: se manca questo anello nella partecipazione popolare e giovanile non si toccano le decisioni politiche». E siccome, guarda caso, l´arma-fine-di-mondo teorizzata e praticata da Beppe Grillo è proprio la rete, il sospetto che il forte richiamo di Napolitano sia rivolto in particolare (anche se non solo) all´avanzata del grillismo, si direbbe fondato.
Fini-to il censore. Voleva far fuori Minzolini. Ma l'Odg risponde: la libertà d'opinione non è patrimonio dei parlamentari
(da Il Giornale) La libertà di esprimere opinioni «finora non risulta essere patrimonio esclusivo dei parlamentari», scrivono - con un tocco d' ironia, imprevista in un atto burocratico - i vertici dell' Ordine dei giornalisti del Lazio,rivolti all' aspirante rieducatore di cronisti Gianfranco Fini (peraltro iscritto anche lui all' Albo). Il presidente della Camera si era infuriato nell' ottobre scorso per un servizio del Tg1 , allora diretto da Augusto Minzolini, «colpevole» di aver raccontato in modo critico, in un servizio della collega Marina Nalesso, il suo comportamento durante l' iter di approvazione del Rendiconto generale dello Stato (non fu approvato per mancanza di numeri in prima battuta, eFini disse che non si poteva ripresentare scatenando le ire della maggioranza). «Minzolini si deve dimettere subito per l' intollerabile faziosità del suo telegiornale, c' è un limite anche all' indecenza », tuonò il presidente della Camera,poco dopo l' edizione dellasera. Il giorno successivo Minzolini fece un editoriale in cui rispondeva per le rime a Fini, che «ha fatto un uso improprio del termine fazioso », e che «del resto, nel suo agire quotidiano, dimostra di avere una visione particolare del concetto di imparzialità ». Altra benzina sul fuoco, quanto basta per far passare Fini dalle parole ai fatti, con un esposto all' Ordine dei giornalisti finalizzato a far punire (richiamo, sospensione, radiazione?)Minzolini e i suoi servizi «del tutto lesivi dei doveri che presiedono l' attività giornalistica, segnatamente il servizio pubblico».
La Spagna dritta al tracollo. Tensioni sui mercati. Volano gli interessi sui titoli spagnoli
(da Il Tempo) Era inevitabile. Il buco nella Bankia, che si è allargato nel corso del week end per arrivare a 23,5 miliardi di euro, ha innescato un nuovo attacco ai titoli di Stato di Madrid. Lo spread tra Bonos e Btp ha superato i 500 punti base. Un nuovo fronte nella crisi del debito che si è aperto nello stesso giorno nel quale l' Italia è entrata nel mirino del Financial Times, secondo il quale Bruxelles si prepara a criticare l' operato di Roma in materia di lotta all' evasione fiscale e al lavoro sommerso. E mentre a Downing Street si è svolto un vertice tra il premier David Cameron e i suoi più stretti collaboratori sul futuro dell' Eurozona, le borse europee, dopo essere partite bene, hanno tutte chiuso in ribasso, con Madrid che ha registrato il tracollo di Bankia. Per l' Eurozona quella di ieri non è stata una buona giornata. Le brutte notizie da Madrid hanno offuscato le buone notizie giunte dalla Grecia, dove i partiti pro-euro e pro-rigore starebbero guadagnando consensi, mentre lo stato ellenico ha sbloccato i fondi per ricapitalizzare le sue banche. Le notizie hanno permesso di allentare un po' la pressione sulla moneta unica. Le tensioni si sono però concentrate sui titoli di Stato spagnoli. Quelli a dieci anni sono arrivati a toccare un rendimento che ha sfiorato il 6,5%, pericolosamente vicino alla soglia del 7% che ha già costretto Grecia, Irlanda e Portogallo a chiedere aiuto all' Europa e al Fmi. Lo spread tra i titoli iberici e i bund tedeschi ha segnato un nuovo record a quota 509 punti per poi attestarsi sui 506 punti.
lunedì 28 maggio 2012
Pisapia il provocatore. Il sindaco di Milano è un catto-comunista. Aspetta il Papa e nel frattempo apre un bando per destinare fondi alle coppie gay
(da La Stampa) Quando il Papa atterrerà il primo giugno all' aeroporto di Linate per partecipare al VII incontro mondiale delle famiglie, sul sito Internet del Comune di Milano sarà aperta già da qualche ora la possibilità di partecipare al bando del fondo anti crisi destinato alle famiglie. E potranno partecipare anche le coppie di fatto, etero e omosessuali. Un aiuto economico di oltre quattro milioni di euro deciso lo scorso gennaio dalla giunta di Palazzo Marino che ora, a 5 giorni alla visita del Pontefice, fa infuriare il centrodestra milanese che etichetta la scelta del primo giugno come una «inutile provocazione» della giunta guidata da Giuliano Pisapia. E fa rifugiare la curia milanese dietro un «no comment». E' l' ex vice sindaco e attuale vice presidente del consiglio comunale di Milano, Riccardo De Corato, che torna ad alzare la voce su uno dei provvedimenti che in realtà a Milano non ha mai destato un grosso scalpore. E' «un' altra inutile e becera provocazione di Pisapia e Majorino - dice De Corato, rivolgendosi al sindaco e all' assessore alle Politiche Sociali - che potevano evitare, visto che un anno fa venivano eletti a Palazzo Marino anche con i voti dei cattolici i cui rappresentanti in Giunta sono silenziosi e succubi dell' ala laica e radicale dell' estrema sinistra». De Corato invita la giunta a rimandare la pubblicazione del bando per non farla coincidere con l' arrivo del Pontefice, ma l' invito resta isolato nel mondo cattolico milanese. Anche la Curia non commenta, né prende posizione a tre giorni dall' inizio del Family Day. L' intento del provvedimento adottato a fine gennaio da Palazzo Marino è fornire un sostegno a chi ha perso il lavoro, a chi condivide il progetto di vivere insieme sotto lo stesso tetto. Le coppie, anche di fatto e dello stesso sesso, potranno ottenere fino a un massimo di cinquemila euro. Le due «ale» di cui parla De Corato in giunta non si sono mai scontrate su questo tema. Lo sottolinea l' assessore Majorino che non pensa proprio a partecipare alla polemica: «E' una polemica vecchia come il cucco, che De Corato alimenta in maniera paranoica. Non c' è nessun intento provocatorio, non c' è stata contestazione allora, quando è stato approvato il provvedimento, non vedo perché debba esserci adesso».
Trentotto anni fa la strage di Piazza della Loggia. Un atto vile rimasto senza verità
(da Il Messaggero) Erano le 10 e 12 minuti quel 28 maggio, nel 1974, quando l' esplosione interruppe la manifestazione contro il terrorismo neofascista indetta dai sindacati e dal Comitato antifascista. Brescia, 38 anni fa, otto morti e 102 feriti, nessun colpevole. Oggi, in Piazza della Loggia, ancora una commemorazione per quella strage impunita. La città torna a interrogarsi su mandanti ed esecutori, all' indomani dell' attentato di Brindisi, costato la vita alla 16enne Melissa Bassi e dopo l' invito del Presidente della Repubblica a non abbassare la guardia di fronte alle nuove minacce di terrorismo. Nella piazza, questa mattina, otto rintocchi e un minuto di silenzio, prima dell' inizio della commemorazione ufficiale: «Se innocenti morirono, chi è il colpevole?». Dal palco prenderà la parola il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. Ci sarà anche un' amica di Melissa, per portare un messaggio contro ogni forma di violenza e con i familiari delle vittime che inaugureranno il percorso della memoria, ci sarà il ministro dell' Interno Annamaria Cancellieri. Pochi giorni dopo l' esplosione, i comunicati di rivendicazione di Ordine Nero vennero inoltrati alle agenzie di stampa. Tra depistaggi e finte prove, il primo processo, nel '79, ha portato alla condanna di alcuni esponenti dell' estrema destra di Brescia. Tra loro Ermanno Buzzi, strangolato nell' 81, nel supercarcere di Novara, a quarantotto ore dal suo arrivo. In secondo grado, nell' 82, la Corte d' Appello di Brescia ha assolto tutti; sentenza confermata nell' 85. Le indagini sulla strage sono ripartite con le dichiarazioni di alcuni pentiti, ma i nuovi imputati, assolti nell' 87 per insufficienza di prove, sono prosciolti in appello nell' 89 con formula piena. La Cassazione conferma. Tra supertestimoni, infiltrati, agenti segreti, millantatori, l' inchiesta non si ferma. Nel 2008 i pm ottengono il processo per Delfo Zorzi (vive in Giappone con il nome di Hagen Roy), Gian Maria Maggi e Maurizio Tramonte, nomi di spicco dell' eversione nera e dei servizi; Pino Rauti, fondatore di Ordine Nuovo, Francesco Delfino, ex generale dei carabinieri, e Giovanni Maifredi. Per i pm l' esplosivo serviva per favorire la strategia della tensione. Il 16 novembre 2010 la Corte D' Assise assolve Maggi, Delfino e Rauti, i giudici dichiarano la prescrizione per Maurizio Tramonte del reato di calunnia e revocano la misura cautelare per Zorzi. L' epilogo è recente: il 14 aprile scorso i quattro imputati vengono di nuovo assolti.
Confusione Pd. Bersani temporeggia. Di Pietro e Vendola lo tirano ma per la giacca, ma lui vorrebbe anche Casini
(da Il Corriere della Sera) Nichi Vendola rischia di rimanere deluso. «Da Bersani mi aspetto molto», ha dichiarato il leader di Sel. Ma il segretario del Partito democratico non ha intenzione alcuna di dire di sì all' ultimatum lanciatogli dal governatore della Puglia e da Antonio Di Pietro. Con il primo non è arrabbiato con il secondo, invece, lo è molto. Lo hanno offeso i toni e le parole del capo dell' Idv. Ma non è certo per questo motivo che Bersani risponderà di no, domani, in Direzione, ai due esponenti della sinistra. Non è tipo da buttarla sul personale: ci sono ragioni squisitamente politiche e tattiche dietro il suo comportamento. Come ha spiegato ai suoi più stretti collaboratori: «Cristallizzare oggi la foto di Vasto non ha nessun senso, di più: sarebbe un errore. Innanzitutto perché otterremmo il risultato di vedere coalizzati tutti contro di noi. E poi ci sono troppe variabili per decidere come presentarci alle elezioni». Ma quali sono le «variabili» di cui parla il segretario del Pd? Il leader ne individua tre: «Primo, non sappiamo quale sarà la legge elettorale. Se andiamo al voto con il doppio turno noi ci presenteremo da soli e le alleanze verranno con i ballottaggi. Se invece rimarrà il Porcellum, perché il Pdl non vuole la riforma, bisognerà pensare ad altre soluzioni ancora. Lo capiremo presto, ma ancora non abbiamo tutti gli elementi in mano. Secondo, non abbiamo idea di quale sarà l' offerta politica. Montezemolo scenderà in campo? Vi saranno delle liste civiche? Terzo e ultimo punto, occorre vedere quale sarà tra qualche mese la situazione economico-sociale nel nostro Paese e in Europa». Dunque, Bersani è convinto che la strada da percorrere sia quella di rivolgersi a un ampio schieramento di forze sociali ed economiche, ma anche ai movimenti, alle associazioni di base e alla società civile con «un appello-programma e un invito a confrontarsi sul merito di questo manifesto». Il leader del Pd ha per interlocutori «i progressisti, i riformisti, e pure i moderati». Dove per tali non si intendono Casini e Cesa, bensì i loro elettori, e più in generale quei cittadini che hanno dato i loro voti al centro o al Pdl e che ora sono delusi. «Si parte dal basso - ha spiegato ai suoi il segretario - e non dagli accordi di vertice». Dopodiché il Pd andrà avanti assieme a chi condividerà il suo appello programmatico, cercando di innescare un processo di rinnovamento. Non è il listone proposto da Nicola Latorre, ma non è nemmeno un progetto diametralmente opposto a quella proposta.
Ministeri 2.0. I siti online dei nostri dicasteri non sono al passo con i tempi. Per il nostro Governo una sufficienza risicata
(da Il Sole 24 Ore) Una promozione non brillante, ma adeguata agli obiettivi di base di un' informazione istituzionale tra Stato e cittadino. In una scala da uno a dieci sono stati valutati, oltre al sito del Governo, i ministeri che nel mese di marzo hanno registrato il maggior numero di utenti unici: Economia, Istruzione, Difesa, Infrastrutture, Interno (a quest' ultimo il voto finale più alto, 7,3). Alla formulazione dei giudizi (si vedano le schede sotto), tra la pienasufficienza e il discreto, hanno concorso otto parametri di valutazione (la cui media aritmetica ha prodotto il voto finale): dalla velocità di navigazione interna alla qualità della grafica; dal livello di integrazione multimediale alla facilità delle operazioni di ricerca; dalla semplicità del linguaggio utilizzato alla ricchezza e frequenza di aggiornamento delle informazioni; dalla possibilità di contatto con il cittadino alla presenza di una versione del sito in lingua inglese. «I contenuti e la grafica sono orientati alla semplicità, per questo la velocità risulta abbastanza buona, tra il 7 e l' 8, per tutti i siti - spiega Cristina Papini, research & analytics sales director di Nielsen -. Quanto alla grafica, è stato considerato l' allineamento con i contenuti proposti e la capacità di attrazione e appetibilità del sito. Per questo indicatore i voti sono più variegati: Istruzione e Interno si distinguono positivamente (8), mentre Difesa, con una grafica piuttosto old fashion, e Infrastrutture non raggiungono la sufficienza. In un contesto digitale dove la multimedialità è molto apprezzata dagli utenti, è stata valutata la presenza di contenuti audio-video: su questo aspetto emerge (8) il ministero dell' Interno. L' integrazione con i social network è presente sul sito del ministero della Difesa, seppur in fase ancora embrionale sia su YouTube che su Facebook (contenuti poco aggiornati, pochi fan,...). Per la ricerca - prosegue Papini - è stata valutata la disponibilità in homepage del box di ricerca, la velocità di restituzione dei risultati e il numero di click necessari per raggiungerli; solo su qualche sito si può trovare la ricerca avanzata o la tag cloud. Il sito del ministero dell' Economia e delle finanze è il più tecnico per linguaggio (e contenuti) e quindi talvolta non alla portata di tutti».
Cala il gelo tra Monti e Catricalà. Il premier sta con i giudici. E sconfessa la riforma del Csm firmata dal suo sottosegretario
(da La Repubblica) Ha un nome e un cognome, quello di Antonio Catricalà, la riforma della giustizia disciplinare uscita con tanto di timbro e protocollo da palazzo Chigi. Bocciata dal premier Mario Monti con cinque righe. Non mesi fa, ma giusto il 14 maggio. Carte dirette verso il Consiglio di Stato e la Corte dei conti per una ufficialissima richiesta di parere. Come Repubblica è in grado di ricostruire. Il nome dell' autore è proprio quello del sottosegretario alla presidenza Antonio Catricalà. Monti piglia le distanze dalla riforma, sottace chi l' ha pensata e sponsorizzata, e la voragine che si apre tra i due appare incolmabile. C' è anche chi, nelle stanze della presidenza, è convinto che Monti attenda una lettera di dimissioni del suo sottosegretario. Per questa via il caso "sezioni disciplinari" delle magistrature si trasforma nel caso Catricalà. Il quale risponde e minimizza. Lui e Monti non si sono parlati, ma chi è stato in contatto con il premier ne descrive l' arrabbiatura verso il sottosegretario: "Ha agito da solo, per conto suo, nonostante gli avessimo detto con chiarezza che quella modifica non poteva assolutamente essere fatta e che il parere del Guardasigilli Severino era contrario". Due fronti aperti per Catricalà, il presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica, visto che su di lui erano già caduti i fulmini del Colle appena giovedì scorso quando sul Messaggero era uscita una sua intervista in cui, a proposito della discarica di Corcolle, difendeva il prefetto Pecoraro e la localizzazione, a suo avviso "lontana", da villa Adriana. Ma lo scontro sulla giustizia disciplinare è assai più grave e rischia di arroventarsi sulle carte. Anche se, come vedremo, l' ex presidente dell' Antitrust ha una sua versione minimalista. La riforma esiste. Repubblica lo ha scritto. Ed è in grado di provarlo con le stesse missive inviate da Catricalà - la sua firma è ben leggibile in calce - ai presidenti del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti. Quattro articoli, dal 26 al 29, che dovevano costituire il "capo III, la Giustizia", all' interno del ddl sul merito scolastico. È il 2 maggio quando Catricalà scrive di "un nuovo schema di disegno di legge di iniziativa governativa che contiene norme sul merito, sulla trasparenza, sulla responsabilità". Su di esse chiede "un parere urgente" in modo da ottenerlo "se possibile prima che il consiglio dei ministri approvi lo schema del provvedimento".
L'imitatore. Fini fa come Pierferdy e appoggia il Pd: il Pdl si vuole tenere il porcellum.
(da Il Gazzettino) La partita finale sulle riforme è solo all' inizio ma già rischia di essere sospesa per proteste. «Nessuno pensi di giocare in tribuna con la palla lanciata da Berlusconi» avverte un riformatore della prima ora come il referendario Arturo Parisi che lancia il suo monito: avanti di questo passo potrebbe finire con un' invasione di campo dei cittadini infuriati. La proposta del Pdl sul presidenzialismo, infatti, ha da subito puntato a stanare il Pd sull' asserita apertura al sistema elettorale francese, ma ora sono i democratici che puntano l' indice sul centrodestra: il semipresidenzialismo, dicono, è solo un bluff per tenersi il Porcellum. Non solo. Proprio per 'stanare' a loro volta il Pdl, i democrat rilanciano sul doppio turno. Visto che - sostengono - la legge elettorale a doppio turno di collegio funziona benissimo anche senza semipresidenzialismo, ecco la proposta: «Portare avanti alla Camera la legge elettorale a doppio turno e parallelamente, - propone il capogruppo Dario Franceschini - continuare al Senato il percorso costituzionale». Se i tempi lo consentiranno e se la volontà di procedere sarà reale, si arriverà alla riforma prima delle prossime elezioni. Altrimenti si andrà al voto con il doppio turno e il prossimo Parlamento porterà a termine la riforma costituzionale. Un percorso, questo, percorribile, visto che anche il presidente del Senato, Renato Schifani, ritiene possibile incardinare la proposta tra quelle in discussione in questi giorni. «Non vedo inammissibilità alla proposta di Berlusconi» dice la seconda carica dello Stato favorevole al sistema proposto. Non ci crede, invece, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che pure è sempre stato tra i principali fautori del presidenzialismo. «È solo una mossa per tenersi il Porcellum. Andiamo avanti con le riforme possibili» dice la terza carica dello Stato che, come leader di Fli, sembra insospettito dall' improvviso rientro in campo del vecchio leader del centrodestra. «Questa litania di unire tutti i moderati contro la sinistra, fotografa un' Italia che non c' è più» osserva mentre rilancia una sua offerta a Casini e a Montezemolo. Il quale, a sua volta, apre alla proposta di Berlusconi: è da discutere nel merito, dice il suo think tank Italia Futura che incita a fare «qualcosa per archiviare un sistema elettorale e di governo che nessuno ha più il coraggio di difendere». Ma il Pdl rimanda le accuse al mittente: «Furberia tattica» è scindere in due tempi doppio turno e presidenzialismo, taglia corto il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto.
E Casini fa come il Pd. Osteggia la riforma presidenzialista solo perché a proporla è Silvio Berlusconi
(da Il Corriere della Sera). Nonostante la freddezza, quasi l' ostilità con cui è stata accolta l' offerta di varare subito, in pochi mesi, una riforma presidenziale alla francese con doppio turno, il Pdl non si arrende. «Abbiamo fatto una proposta, abbiamo tutte le intenzioni di portarla avanti», conferma Paolo Bonaiuti, mentre Ignazio La Russa delinea il cammino che il partito di Berlusconi e Alfano intende intraprendere: «Martedì (domani, ndr ) la commissione Affari costituzionali del Senato licenzierà il testo di riforma costituzionale sul quale finora abbiamo lavorato. Bene, mandiamola subito in Aula e prima riuniamo gli esperti dei partiti per verificare assieme almeno se ci sono i tempi per alzare l' asticella e arrivare alla vera riforma che rappresenterebbe una risposta adeguata alle esigenze del Paese, quella presidenziale». Un rilancio, spiega La Russa, per far capire che «noi non abbiamo alcuna intenzione di frenare o ostacolare, ma solo di fare un passo avanti. Se ci diranno no, porteremo i nostri emendamenti in Aula e li voteremo, senza polemica. Sapendo che comunque, alla fine, la legge elettorale andrà modificata, perlomeno per restituire ai cittadini la facoltà di scegliersi i propri parlamentari». Si va avanti dunque, e già nelle prossime ore Alfano tornerà a proporre ai leader degli altri partiti di discutere seriamente «e senza preclusioni o diffidenze» una proposta che, continua La Russa, «darebbe anche un significato alla prosecuzione del governo Monti». E che comunque, aggiunge Maurizio Gasparri, non pregiudicherebbe l' appoggio del Pdl alla proposta di riforma costituzionale con rafforzamento dei poteri del premier che sta per arrivare in Aula. Ma né dal Pd né dall' Udc arrivano aperture concrete. Dopo due giorni di silenzio, Pier Ferdinando Casini annuncia che esaminerà la questione non appena sarà tornato in Italia dal suo viaggio in Sud America: «Vogliamo fare cose serie. La nostra costruttività non è mai mancata, ma vogliamo capire quanto c' è di serietà e quanto di propaganda». E dal centrosinistra, a parte la proposta di discutere intanto di doppio turno e di rimandare alla prossima legislatura l' eventuale riformapresidenzialista, allo stato non arriva di più.
Paranoie montiane. Il premier teme agguati sulla spending review. E prepara un decreto per non cadere in aula
(da Il Messaggero) «Affamare la bestia» centralizzando acquisti e controlli. Una cura dimagrante devastante che, se la «strana maggioranza» lo consentirà, investirà ogni comparto della spesa pubblica nazionale e locale. Una tagliola che punta a mettere a stecchetto la politica e coloro che si nutrono dalla sua mammella. I «consigli sulla spesa» da tagliare, che in settimana darà il supertecnico Enrico Bondi illustrando al comitato interministeriale presieduto da Monti il lavoro fatto in venti giorni, non risparmiano nessun comparto e ministero. Si va dal taglio delle auto blu alle forniture sanitarie, dalle consulenze di ministeri e amministrazioni locali, ai distacchi sindacali e ministeriali. Dal taglio delle circoscrizioni giudiziarie, alle sedi all' estero di comuni, regioni e amministrazioni centrali. Dagli affitti pagati da ministeri, presidenza del Consiglio e amministrazioni pubbliche, alle spese di rappresentanza. Tagli, ma anche riorganizzazione di procedure e un massiccio rigurgito centralista che archivia la stagione federalista dei ministeri al Nord e permetterà di dare un nuovo ruolo alla Consip e all' Agenzia del Demanio. La prima società è destinata ad avere più poteri di controllo sugli acquisti della pubblica amministrazione, mentre al Demanio spetterà il compito di razionalizzare superfici e affitti e di gestire il patrimonio immobiliare inutilizzato. Una scure potente che ieri il ministro Giarda quantificava ben oltre il gettito necessario per evitare ad ottobre l' aumento dell' Iva. Tagli drastici che alla fine i ministeri interessati accetteranno di mettere nero su bianco in provvedimenti che dovranno poi passar il vaglio del Parlamento. E qui è facile prevedere che arriveranno i dolori e si scateneranno le lobby. Non basterà quindi il plauso di Osvaldo Napoli che, ricordando ai suoi lo spirito liberista del Pdl, incita il governo «a fare in fretta». Tantomeno l' augurio di Enrico Morando (Pd) affinchè «i ministri collaborino» ai tagli, altrimenti ci toccheranno altre tasse e «l' Italia si avviterà nella recessione». Il ministro Giarda e lo stesso Monti, non nascondono però la loro preoccupazione. I partiti della «strana maggioranza» da mesi invitano il governo a tagliare le spese e a non aumentare le tasse, ma il timore del governo è che quando i testi dei provvedimenti che ristruttureranno la spesa arriveranno in aula, si riproporrà la musica suonata dalla «strana maggioranza» al momento delle tanto attese liberalizzazioni.
Il ministro Giarda annuncia tagli per 100 miliardi. Ma non sa dove cominciare
(da Il Corriere della Sera) La macchina della spending review si è messa in moto. Con qualche giorno di ritardo sulla scaletta dei tempi previsti, il Commissario per la revisione della spesa per l' acquisto di beni e servizi, Enrico Bondi, consegnerà domani al governo il cronoprogramma degli interventi previsti. E dopodomani, mercoledì, il Consiglio dei ministri avvierà la discussione sui tagli di spesa affidati ai singoli ministri, che insieme a quelli demandati a Bondi, dovrebbero garantire un risparmio di 4,2 miliardi di euro nel 2012. E insieme al nuovo giro di vite sui conti pubblici, destinato ad alleggerire il prossimo aumento dell' Iva, il Consiglio dei ministri dovrebbe varare anche il nuovo pacchetto di misure per lo sviluppo messo a punto dal ministro Corrado Passera. Il rapporto di Bondi doveva essere consegnato entro il 24 maggio, quindici giorni dopo la nomina del commissario con la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale. Dovrà indicare la tempistica di tutti gli interventi necessari da qui alla fine dell' anno per identificare, valutare e quindi ridurre i costi per l' acquisto dei beni e servizi da parte dello Stato centrale e degli enti locali, sanità compresa. Il piano dei ministri procede su una linea parallela, ed anche questo con un leggero ritardo. Le proposte sui possibili risparmi di spesa nei singoli dicasteri dovevano essere pronte per il 31 maggio, giovedì prossimo, ma dovrebbero essere concordate e definite entro la prima settimana di giugno. Ieri della spending review è tornato a parlare Pietro Giarda, il ministro dei Rapporti con il Parlamento che la sta coordinando. «La spesa potenzialmente aggredibile da subito è di 100 miliardi di euro» ha detto il ministro in un' intervista alla Radio Vaticana, ricordando che nel medio periodo lo stock della spesa su cui è possibile operare «è di circa 300 miliardi». Questi sono rappresentati per un terzo dalla spesa sanitaria delegata alle Regioni (97,6 miliardi), per un quarto dalle altre spese delle Regioni e degli enti locali (71,7 miliardi), per il resto dalle altre spese dello Stato (95,9 miliardi), enti previdenziali, università. Ma per andare ad infilare le forbici così in profondità, secondo i criteri della spending review, bisognerà anche ipotizzare (e non sarà cosa breve, nè semplice) una modifica dei confini dell' intervento pubblico. Limitandosi all' eliminazione degli sprechi e alle innovazioni nell' organizzazione dei servizi, la massa della spesa pubblica su cui si può operare nei prossimi mesi non supera i 100 miliardi di euro.
Il Grido silenzioso del Popolo del Centro Destra
Le ultime tornate elettorali non hanno solo confermato il trend negativo del centro-destra, ma hanno anche confermato che una parte del paese, la famosa maggioranza silenziosa, non urla, non grida nelle piazze, semplicemente esprime il malcontento con l'astensione e con un voto di protesta. Non vedremo mai la classe moderata italiana fare carnevalate nelle piazze, questo è il suo stile e come tale, si ripete ogni volta che il feedback con il partito di riferimento non funziona . Ma questa volta c'è un fatto nuovo, in quanto il leader del Pdl, che assomiglia sempre più ad una brutta copia della prima repubblica è inerte, immobile. Ma cosa che fa più male è l'altrettante assordante silenzio di risposta della classe dirigente partitica e parlamentare, le non risposte quotidiane e l'accanimento fiscale terapeutico condiviso, votato ed applicato. Il popolo del centro destra, i moderati, vogliono contribuire alla crescita dello Stato Italiano, pagando le tasse, purché alcuni punti fermi non vengano né barattati né venduti. Si parla di cose semplici ma essenziali, vitali ed eque.
Parliamo della famiglia, del lavoro e della casa. Cose semplice che la fredda Europa di burocrati senza cuore, in puro stile governo Monti stanno applicando, dando una nuova rotta al paese e al nuovo ordine sociale. Soluzioni immediati non ve ne sono, perchè i nani e ballerini che siedono nel nostro emiciclo sono impegnati in una melina per arrivare al 2013, che significa vitalizio. Mentre il paese affonda, la classe media soffre, la classe meno abbiente è sempre più povera, la risposta politica è la creazione di in nuovo soggetto con nuovi figuranti. Mentre i servizi sociali non riescono a rispondere alle esigenze sociali, la risposta è l'organizzazione dei congressi di partito; mentre i nostri ragazzi non riescono a trovare lavoro, la risposta è capire quale coalizione presentare fra un anno. Mentre allungavano la pensione, portandoci a lavorare fin quasi alla morte, a differenza della Francia, si preoccupavano di incontrare gli altri leader negli scantinati della Camera o partecipavano alle cene di Palazzo Chigi, ostentando l’evento come quando si entra in un club di elite. Mentre le aziende chiudevano e portare questa preoccupazione in quelle cene, parlando non solo come loro rappresentate, ma anche come nel più grande partito Italiano (almeno lo era e sono riusciti anche in questo), ci si presentava al professore come uno studente nervoso all'esame universitario…… ma anche questa è una questione di stile.
Già una questione di stile di chi non capisce le vere esigenze di in paese che sta morendo. Un solo consiglio: parlate con la gente, state in mezzo a loro, sentite il territorio e le vere esigenze, i loro sfoghi, la loro incazzatura, prendete un bus o un treno la mattina, andate in un mercato rionale e vi rendere conto di tutto questo, vi renderete conto del grido silenzioso di molta gente che per troppo amore dato, ma tradito, ha voltato le spalle.
Marco Petrelli
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Consigliere Municipio XX
Parliamo della famiglia, del lavoro e della casa. Cose semplice che la fredda Europa di burocrati senza cuore, in puro stile governo Monti stanno applicando, dando una nuova rotta al paese e al nuovo ordine sociale. Soluzioni immediati non ve ne sono, perchè i nani e ballerini che siedono nel nostro emiciclo sono impegnati in una melina per arrivare al 2013, che significa vitalizio. Mentre il paese affonda, la classe media soffre, la classe meno abbiente è sempre più povera, la risposta politica è la creazione di in nuovo soggetto con nuovi figuranti. Mentre i servizi sociali non riescono a rispondere alle esigenze sociali, la risposta è l'organizzazione dei congressi di partito; mentre i nostri ragazzi non riescono a trovare lavoro, la risposta è capire quale coalizione presentare fra un anno. Mentre allungavano la pensione, portandoci a lavorare fin quasi alla morte, a differenza della Francia, si preoccupavano di incontrare gli altri leader negli scantinati della Camera o partecipavano alle cene di Palazzo Chigi, ostentando l’evento come quando si entra in un club di elite. Mentre le aziende chiudevano e portare questa preoccupazione in quelle cene, parlando non solo come loro rappresentate, ma anche come nel più grande partito Italiano (almeno lo era e sono riusciti anche in questo), ci si presentava al professore come uno studente nervoso all'esame universitario…… ma anche questa è una questione di stile.
Già una questione di stile di chi non capisce le vere esigenze di in paese che sta morendo. Un solo consiglio: parlate con la gente, state in mezzo a loro, sentite il territorio e le vere esigenze, i loro sfoghi, la loro incazzatura, prendete un bus o un treno la mattina, andate in un mercato rionale e vi rendere conto di tutto questo, vi renderete conto del grido silenzioso di molta gente che per troppo amore dato, ma tradito, ha voltato le spalle.
Marco Petrelli
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Consigliere Municipio XX
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