(da Avvenire) La commissione lavoro della Camera ha riaperto il dossier sui lavoratori esodati, che hanno fatto accordi per lasciare il lavoro e, a causa dell' allungamento dell' età pensionabile, rischiano di restare senza lavoro e senza pensione. Ieri il presidente della Commissione, Silvano Moffa, ha incontrato i vertici di Cgil, Cisl e Uil. annunciando l' intenzione di trovare una soluzione complessiva. Un' iniziativa apprezzata dai sin- dacati. Al momento il ministero del Lavoro ha messo a punto un
decreto che garantisce le vecchie regole solo a 65mila lavoratori (con una spesa di 5 miliardi entro il 2019), con criteri molto restrittivi. Per gli altri, ha assicurato martedì il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, si dovrà studiare una soluzione successiva «senza scardinare la riforma». Cgil, Cisl e Uil chiedono che il pensionamento sia assicurato a chiunque abbia fatto accordi entro la fine del 2011, indipendentemente dai tempi di attesa per l' ottenimento dei requisiti. Il decreto che dovrebbe essere varato a giorni, concede la pensione con le vecchie regole solo a coloro che erano già in mobilità ordinaria il 4 dicembre e che raggiungano i requisiti entro i 3 anni dall' inizio del beneficio (4 nel Sud) o siano già inseriti in percorsi di mobilità lunga, fondi di solidarietà o abbiano avuto l' autorizzazione alla prosecuzione volontaria e almeno un contributo versato al 4 dicembre (con vecchi requisiti ottenuti entro il 2013). «Non vedo il problema - ha detto il numero uno Cisl, Raffaele Bonanni - se c' è un errore lo si corregge. Errare è umano, perseverare diabolico». Per la leader della Cgil, Susanna Camusso, «va data una risposta a queste persone.
Il Paese ha già abbastanza problemi senza che il governo ne crei di nuovi». «Bisogna dare certezze - ha sostenuto il segretario confederale Uil Domenico Proietti - a tutti coloro che hanno sottoscritto accordi perchè si è trattato di un patto con lo Stato che lo Stato deve rispettare». Incontro con i sindacati per ovviare al decreto governativo, che «salva» solo 65mila lavoratori.
decreto che garantisce le vecchie regole solo a 65mila lavoratori (con una spesa di 5 miliardi entro il 2019), con criteri molto restrittivi. Per gli altri, ha assicurato martedì il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, si dovrà studiare una soluzione successiva «senza scardinare la riforma». Cgil, Cisl e Uil chiedono che il pensionamento sia assicurato a chiunque abbia fatto accordi entro la fine del 2011, indipendentemente dai tempi di attesa per l' ottenimento dei requisiti. Il decreto che dovrebbe essere varato a giorni, concede la pensione con le vecchie regole solo a coloro che erano già in mobilità ordinaria il 4 dicembre e che raggiungano i requisiti entro i 3 anni dall' inizio del beneficio (4 nel Sud) o siano già inseriti in percorsi di mobilità lunga, fondi di solidarietà o abbiano avuto l' autorizzazione alla prosecuzione volontaria e almeno un contributo versato al 4 dicembre (con vecchi requisiti ottenuti entro il 2013). «Non vedo il problema - ha detto il numero uno Cisl, Raffaele Bonanni - se c' è un errore lo si corregge. Errare è umano, perseverare diabolico». Per la leader della Cgil, Susanna Camusso, «va data una risposta a queste persone.
Il Paese ha già abbastanza problemi senza che il governo ne crei di nuovi». «Bisogna dare certezze - ha sostenuto il segretario confederale Uil Domenico Proietti - a tutti coloro che hanno sottoscritto accordi perchè si è trattato di un patto con lo Stato che lo Stato deve rispettare». Incontro con i sindacati per ovviare al decreto governativo, che «salva» solo 65mila lavoratori.

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