(da Il Corriere della Sera ed. Milano) Capita anche questo: che a favorire l' affermazione dei paesi low cost siano degli appalti pubblici. Capita infatti che le Poste Italiane abbiano indetto un grosso bando per la fornitura delle divise ai suoi dipendenti ma dai margini economici così ristretti e dai parametri di qualità così larghi da impedire in partenza l' affermazione di qualunque azienda appartenente al sistema del «made in Italy». La denuncia arriva da Lecco, dove un gruppo di piccoli imprenditori ha segnalato (invano) l' anomalia anche al ministero dello sviluppo economico e da dove è partita un' interrogazione parlamentare sul discusso appalto, già bocciato peraltro un anno fa dall' Unione Europea. «In un momento in cui le aziende italiane avrebbero bisogno di lavorare è inconcepibile una deregulation così massiccia nelle forniture pubbliche: nessuna azienda che produce nello spazio economico europeo riuscirà a "stare dentro" ai limiti stabiliti da Poste Spa» - si lamenta Mauro Gattinoni - direttore di Confapi di Lecco. La cordata lombarda parteciperà lo stesso alla gara (la consegna delle offerte è prevista oggi) ma solo per onor di firma e per poter acquisire atti che eventualmente potranno essere impugnati in qualche sede giudiziaria. Nel marzo del 2011 viene pubblicato un primo bando europeo in cui Poste Italiane commissiona la fornitura di 43 mila divise estive e altrettante invernali per i portalettere; il prezzo di partenza è di 107 euro per le prime e 210 per le seconde (comprensive di giacca, pantaloni, camicia, cappello e giubbotto). In totale si tratta di un commessa che si aggira attorno ai 18 milioni di euro. Viene subito fatto presente che a quei prezzi nessuna azienda europea può aspirare a vincere

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