(da Avvenire). Il 90% ritiene utile la partecipazione alla vita pubblica. Dopo aver toccato quasi tutte le regioni d’Italia, la carovana di «Guardo al futuro» approda al Centro congressi Roma Eventi, dove oggi si celebrano gli Stati generali delle politiche giovanili (per informazioni www.guardoalfuturo.eu). Un appuntamento importante, e non soltanto per l’annunciata presenza del presidente del Consiglio, Mario Monti. «È stata un’operazione d’ascolto capillare», spiega Carmelo Lentino, il consigliere del Forum nazionale dei giovani che ha seguito l’iniziativa in tutte le sue fasi, compresa la realizzazione della ricerca su partecipazione politica e governo locale commissionata dal Forum ad Anci Giovane-Cittalia. I risultati? «Sintetizzando al massimo – risponde Lentino – si potrebbe dire che, dove se ne offrono le opportunità, i giovani partecipano volentieri e in modo significativo. Certo, questo accade più facilmente a livello locale, in particolare nelle amministrazioni municipali. In sede nazionale, invece, vale ancora il criterio di cooptazione, ulteriormente accentuato dalla legge elettorale vigente. Questo del ricambio generazionale in politica, del resto, è uno dei problemi maggiori che ci troviamo a fronteggiare».
Qualche numero aiuta a definire ancora meglio il quadro. Secondo i dati della ricerca presentata ufficialmente oggi, il 90% dei giovani in età compresa tra i 18 e i 35 anni (sono in tutto 13,3 milioni, pari al 27% della popolazione) ritiene utile la partecipazione alla vita pubblica. La modalità di impegno predominante rimane il volontariato, che coinvolge il 30% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni, il 34% dei 25-34enni e sale fino al 38% per chi ha più di 35 anni. Ma non è da trascurare l’incremento che, dal 2008 al 2011, ha contraddistinto la componente giovanile all’interno dei Comuni, portandola dal 18 al 21,2%. E questo al netto dei colpi di scena verificatisi con il voto alle Amministrative nelle ultime settimane. «Non disponiamo di informazioni precise – commenta Lentino –, ma l’impressione è che in questa tornata i giovani si siano candidati più che altro nelle liste civiche. A valere è, ancora una volta, il criterio di prossimità. La disaffezione riguarda il modello di rappresentanza ed è tanto più accentuata quanto più ci si allontana dall’ambito locale».
«Si tratta di una tendenza ormai consolidata – conferma Cristian Carrara, che del Forum è stato fondatore e primo portavoce –. Troppo spesso la politica nazionale si è servita dei giovani come di una bandiera, senza riuscire a rendere incisivo il loro apporto. La realtà locale è, al contrario, il luogo della concretezza, dove è possibile vedere il risultato del proprio lavoro. Il guaio è che questa situazione non favorisce il desiderio di approfondire. Specie per i giovanissimi, il Palazzo è conosciuto esclusivamente attraverso il racconto dei media, che corrisponde allo schema di una contrapposizione netta e, in definitiva, astratta. Personalmente sono abbastanza preoccupato per l’impoverimento di una tradizione di cultura politica che, sia pure con molti limiti, ha sempre rappresentato un patrimonio condiviso per il nostro Paese. Un adolescente oggi stenta a capire l’importanza di una mentalità istituzionale, che permetta di dialogare nelle diversità e in uno stile di stima, di rispetto. Ma anche di questo sono responsabili anzitutto gli adulti».
Meno pessimista, almeno in parte, l’interpretazione suggerita da Lentino: «Ai ragazzi la curiosità non manca – sottolinea – e non mancano neppure gli strumenti per formarsi e informarsi. Penso alle possibilità offerte dal web, che costituisce la discontinuità più vistosa rispetto al passato. Si dice che attraverso Internet i giovani sono esposti a un flusso di notizie disordinato, ma resta il fatto che grazie alla Rete quelle stesse notizie hanno una circolazione impensabile fino a pochi anni fa». E allora il nodo dove sta? «Nella rappresentanza, ancora una volta – risponde il consigliere del Forum – e nel venire meno di alcune strutture che, nella cosiddetta Prima Repubblica, garantivano se non altro una preparazione adeguata per chi volesse impegnarsi. Le scuole di partito sono state una delle vittime più illustri della rivoluzione del ’94. Che si conferma, anche in questo, una rivoluzione mancata: diciotto anni fa venne liquidata un’intera classe dirigente, oggi la crisi ci costringe a fare i conti con un contenitore che purtroppo si rivela inadeguato rispetto ai mutamenti, sempre più tumultuosi, dell’ultimo periodo».
«Le esperienze positive ci sono, anche sul versante della formazione – ammette Carrara – e di solito hanno una caratteristica in comune: presentano la politica come qualcosa di vivo, magari partendo dalla testimonianza di un chi accetta di raccontarsi davanti a un gruppo di ragazzi. Ciò di cui si avverte la carenza sono semmai le scuole di alto livello, che aiutino a comprendere e ad adoperare in modo corretto gli strumenti della politica. Si può essere coltissimi e, nello stesso tempo, trovarsi in difficoltà quando arriva il momento di far funzionare la “macchina” di una commissione o di un assessorato. Del resto, se nella stanza dei bottoni l’età media continua a rimanere elevata, quando mai le nuove generazioni potranno mettersi alla prova?». Carrara, per conto suo, ha dato il buon esempio e allo scoccare dei 35 anni ha lasciato l’incarico nel Forum.Per una volta “largo ai giovani” non è solo un modo di dire.
Da Avvenire
Qualche numero aiuta a definire ancora meglio il quadro. Secondo i dati della ricerca presentata ufficialmente oggi, il 90% dei giovani in età compresa tra i 18 e i 35 anni (sono in tutto 13,3 milioni, pari al 27% della popolazione) ritiene utile la partecipazione alla vita pubblica. La modalità di impegno predominante rimane il volontariato, che coinvolge il 30% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni, il 34% dei 25-34enni e sale fino al 38% per chi ha più di 35 anni. Ma non è da trascurare l’incremento che, dal 2008 al 2011, ha contraddistinto la componente giovanile all’interno dei Comuni, portandola dal 18 al 21,2%. E questo al netto dei colpi di scena verificatisi con il voto alle Amministrative nelle ultime settimane. «Non disponiamo di informazioni precise – commenta Lentino –, ma l’impressione è che in questa tornata i giovani si siano candidati più che altro nelle liste civiche. A valere è, ancora una volta, il criterio di prossimità. La disaffezione riguarda il modello di rappresentanza ed è tanto più accentuata quanto più ci si allontana dall’ambito locale».
«Si tratta di una tendenza ormai consolidata – conferma Cristian Carrara, che del Forum è stato fondatore e primo portavoce –. Troppo spesso la politica nazionale si è servita dei giovani come di una bandiera, senza riuscire a rendere incisivo il loro apporto. La realtà locale è, al contrario, il luogo della concretezza, dove è possibile vedere il risultato del proprio lavoro. Il guaio è che questa situazione non favorisce il desiderio di approfondire. Specie per i giovanissimi, il Palazzo è conosciuto esclusivamente attraverso il racconto dei media, che corrisponde allo schema di una contrapposizione netta e, in definitiva, astratta. Personalmente sono abbastanza preoccupato per l’impoverimento di una tradizione di cultura politica che, sia pure con molti limiti, ha sempre rappresentato un patrimonio condiviso per il nostro Paese. Un adolescente oggi stenta a capire l’importanza di una mentalità istituzionale, che permetta di dialogare nelle diversità e in uno stile di stima, di rispetto. Ma anche di questo sono responsabili anzitutto gli adulti».
Meno pessimista, almeno in parte, l’interpretazione suggerita da Lentino: «Ai ragazzi la curiosità non manca – sottolinea – e non mancano neppure gli strumenti per formarsi e informarsi. Penso alle possibilità offerte dal web, che costituisce la discontinuità più vistosa rispetto al passato. Si dice che attraverso Internet i giovani sono esposti a un flusso di notizie disordinato, ma resta il fatto che grazie alla Rete quelle stesse notizie hanno una circolazione impensabile fino a pochi anni fa». E allora il nodo dove sta? «Nella rappresentanza, ancora una volta – risponde il consigliere del Forum – e nel venire meno di alcune strutture che, nella cosiddetta Prima Repubblica, garantivano se non altro una preparazione adeguata per chi volesse impegnarsi. Le scuole di partito sono state una delle vittime più illustri della rivoluzione del ’94. Che si conferma, anche in questo, una rivoluzione mancata: diciotto anni fa venne liquidata un’intera classe dirigente, oggi la crisi ci costringe a fare i conti con un contenitore che purtroppo si rivela inadeguato rispetto ai mutamenti, sempre più tumultuosi, dell’ultimo periodo».
«Le esperienze positive ci sono, anche sul versante della formazione – ammette Carrara – e di solito hanno una caratteristica in comune: presentano la politica come qualcosa di vivo, magari partendo dalla testimonianza di un chi accetta di raccontarsi davanti a un gruppo di ragazzi. Ciò di cui si avverte la carenza sono semmai le scuole di alto livello, che aiutino a comprendere e ad adoperare in modo corretto gli strumenti della politica. Si può essere coltissimi e, nello stesso tempo, trovarsi in difficoltà quando arriva il momento di far funzionare la “macchina” di una commissione o di un assessorato. Del resto, se nella stanza dei bottoni l’età media continua a rimanere elevata, quando mai le nuove generazioni potranno mettersi alla prova?». Carrara, per conto suo, ha dato il buon esempio e allo scoccare dei 35 anni ha lasciato l’incarico nel Forum.Per una volta “largo ai giovani” non è solo un modo di dire.

Nessun commento:
Posta un commento