(da Il Giornale) Il braccio destro di Santoro si fa prendere dall' ansia di scoop e pubblica nome, cognome e foto della casa di un sospettato. La reazione di twitter: «È linciaggio?» Andrea Cuomo Roma È l' anno zero di Sandro Ruotolo, cronista coi baffi. Che in poche ore inanella le seguente prodezze: dà in pasto all' opinione pubblica nome e cognome del sospettato di un crimine orribile, lo abbandona per qualche ora al linciaggio mediatico, fa da tom tom dei possibili giustizieri mettendo in rete la foto della sua abitazione. Salvo poi,una volta accertatal' estraneità del suddetto sospettato, fare un' alzata di baffi. Daremo retta a Vittorio Feltri e non parleremo di «metodo Ruotolo». Però, che diamine. Va bene: essere un giornalista d' assalto con la sindrome del numero uno nell' epoca dei social network non deve essere facile. C' è la tentazione di fare inchieste in 140 caratteri, di essere i primi a dare notizie bomba, di fare i Bolt dello scoop. Un' ansia da prestazione che può far dimenticare a un professionista esperto l' abc del giornalismo: non dare notizie senza averle prima verificate, non dare generalità di semplici sospettati, non renderli identificabili o rintracciabili, essere sempre (sempre!) garantisti. Esattamente ciò che è accaduto a Ruotolo, 57 anni, «giornalista dal 1° maggio 1974» come rivendica con precisione britannica su twitter , inviato di punta di Michele Santoro dapprima in tante trasmissioni Rai e oggi a Servizio Pubblico . Ruotolo sabato scorso non appena ha saputo della bomba esplosa davanti alla scuola di Brindisi, si è fiondato nella città pugliese. A fare il suo lavoro. A raccogliere informazioni per riversarle minuto dopo minuto in un reportage a uso e consumo dei suoi 41mila follower .

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