(da La Repubblica) Ha un nome e un cognome, quello di Antonio Catricalà, la riforma della giustizia disciplinare uscita con tanto di timbro e protocollo da palazzo Chigi. Bocciata dal premier Mario Monti con cinque righe. Non mesi fa, ma giusto il 14 maggio. Carte dirette verso il Consiglio di Stato e la Corte dei conti per una ufficialissima richiesta di parere. Come Repubblica è in grado di ricostruire. Il nome dell' autore è proprio quello del sottosegretario alla presidenza Antonio Catricalà. Monti piglia le distanze dalla riforma, sottace chi l' ha pensata e sponsorizzata, e la voragine che si apre tra i due appare incolmabile. C' è anche chi, nelle stanze della presidenza, è convinto che Monti attenda una lettera di dimissioni del suo sottosegretario. Per questa via il caso "sezioni disciplinari" delle magistrature si trasforma nel caso Catricalà. Il quale risponde e minimizza. Lui e Monti non si sono parlati, ma chi è stato in contatto con il premier ne descrive l' arrabbiatura verso il sottosegretario: "Ha agito da solo, per conto suo, nonostante gli avessimo detto con chiarezza che quella modifica non poteva assolutamente essere fatta e che il parere del Guardasigilli Severino era contrario". Due fronti aperti per Catricalà, il presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica, visto che su di lui erano già caduti i fulmini del Colle appena giovedì scorso quando sul Messaggero era uscita una sua intervista in cui, a proposito della discarica di Corcolle, difendeva il prefetto Pecoraro e la localizzazione, a suo avviso "lontana", da villa Adriana. Ma lo scontro sulla giustizia disciplinare è assai più grave e rischia di arroventarsi sulle carte. Anche se, come vedremo, l' ex presidente dell' Antitrust ha una sua versione minimalista. La riforma esiste. Repubblica lo ha scritto. Ed è in grado di provarlo con le stesse missive inviate da Catricalà - la sua firma è ben leggibile in calce - ai presidenti del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti. Quattro articoli, dal 26 al 29, che dovevano costituire il "capo III, la Giustizia", all' interno del ddl sul merito scolastico. È il 2 maggio quando Catricalà scrive di "un nuovo schema di disegno di legge di iniziativa governativa che contiene norme sul merito, sulla trasparenza, sulla responsabilità". Su di esse chiede "un parere urgente" in modo da ottenerlo "se possibile prima che il consiglio dei ministri approvi lo schema del provvedimento".

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