(da Il Corriere della Sera) Nichi Vendola rischia di rimanere deluso. «Da Bersani mi aspetto molto», ha dichiarato il leader di Sel. Ma il segretario del Partito democratico non ha intenzione alcuna di dire di sì all' ultimatum lanciatogli dal governatore della Puglia e da Antonio Di Pietro. Con il primo non è arrabbiato con il secondo, invece, lo è molto. Lo hanno offeso i toni e le parole del capo dell' Idv. Ma non è certo per questo motivo che Bersani risponderà di no, domani, in Direzione, ai due esponenti della sinistra. Non è tipo da buttarla sul personale: ci sono ragioni squisitamente politiche e tattiche dietro il suo comportamento. Come ha spiegato ai suoi più stretti collaboratori: «Cristallizzare oggi la foto di Vasto non ha nessun senso, di più: sarebbe un errore. Innanzitutto perché otterremmo il risultato di vedere coalizzati tutti contro di noi. E poi ci sono troppe variabili per decidere come presentarci alle elezioni». Ma quali sono le «variabili» di cui parla il segretario del Pd? Il leader ne individua tre: «Primo, non sappiamo quale sarà la legge elettorale. Se andiamo al voto con il doppio turno noi ci presenteremo da soli e le alleanze verranno con i ballottaggi. Se invece rimarrà il Porcellum, perché il Pdl non vuole la riforma, bisognerà pensare ad altre soluzioni ancora. Lo capiremo presto, ma ancora non abbiamo tutti gli elementi in mano. Secondo, non abbiamo idea di quale sarà l' offerta politica. Montezemolo scenderà in campo? Vi saranno delle liste civiche? Terzo e ultimo punto, occorre vedere quale sarà tra qualche mese la situazione economico-sociale nel nostro Paese e in Europa». Dunque, Bersani è convinto che la strada da percorrere sia quella di rivolgersi a un ampio schieramento di forze sociali ed economiche, ma anche ai movimenti, alle associazioni di base e alla società civile con «un appello-programma e un invito a confrontarsi sul merito di questo manifesto». Il leader del Pd ha per interlocutori «i progressisti, i riformisti, e pure i moderati». Dove per tali non si intendono Casini e Cesa, bensì i loro elettori, e più in generale quei cittadini che hanno dato i loro voti al centro o al Pdl e che ora sono delusi. «Si parte dal basso - ha spiegato ai suoi il segretario - e non dagli accordi di vertice». Dopodiché il Pd andrà avanti assieme a chi condividerà il suo appello programmatico, cercando di innescare un processo di rinnovamento. Non è il listone proposto da Nicola Latorre, ma non è nemmeno un progetto diametralmente opposto a quella proposta.

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