lunedì 14 maggio 2012

Riforme: la moral suasion di Napolitano non è piaciuta al Pdl. No a ingerenze del Governo sulla riforma elettorale

(da Il Corriere della Sera) L' esigenza di portare a casa un risultato ce l' hanno presente un po' tutti, perché con l' onda dell' antipolitica montante, il fallimento delle riforme sarebbe l' ennesima mazzata alla credibilità dei partiti. Ma, al di là della volontà a parole espressa da tutti, le difficoltà a stringere su riforme istituzionali e legge elettorale sono evidenti. Per questo l' intervento di moral suasion del capo dello Stato - che sabato ha convocato il premier Monti, il ministro Patroni Griffi e il sottosegretario alla presidenza Catricalà al Quirinale per sensibilizzare anche il governo sul tema - è visto positivamente dalle forze politiche: «Certamente sono cose che contano», dice Luciano Violante per il Pd. E Anna Maria Bernini per il Pdl conferma: «Fa bene Napolitano a esercitare la sua moral suasion sulle riforme per modernizzare lo Stato. Siamo davvero all' ultima chiamata: perdere tempo significherebbe perdere credibilità». Quello che non va giù semmai, sempre in casa Pdl, è che il governo possa pensare di avere un ruolo nella complessa materia delle riforme. Il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto è esplicito: «Più ne sta fuori il governo, meglio è. Già abbiamo abbastanza problemi da risolvere su altri terreni, un intervento dell' esecutivo in una materia che è dei partiti non potrebbe che complicare le cose». Non così la pensa Violante, secondo il quale è chiaro che «non dovranno esserci proposte del governo in tema di legge elettorale», ma «l' apporto di persone capaci, con consigli e con il lavoro che pure il governo sempre fa in Aula quando si votano riforme, è comunque gradito». In ogni caso, difficilmente l' esito delle riforme e della collegata legge elettorale dipenderanno da eventuali proposte del governo. Perché il problema da risolvere non è tecnico, quanto politico. Sostanzialmente, se non si trova un' intesa sulla legge elettorale che metta d' accordo almeno i primi tre partiti, è ben difficile che sulle riforme istituzionali si arrivi, in pochi mesi, a un accordo che riceva il voto dei due terzi del Parlamento, indispensabile per evitare un eventuale referendum confermativo.

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