(da La Repubblica) «Io vado avanti per la mia strada. Andate avanti anche voi per la vostra. Ma così com´è, il progetto non va: siamo già vecchi, siamo morti». Pier Ferdinando Casini è assai spiccio nel faccia a faccia con Gianfranco Fini. Con i suoi era stato ancora più chiaro: «Api e Flirischiano di essere una zavorra». Dura un´ora abbondante il chiarimento nello studio del presidente della Camera ed è abbastanza «franco», dopo l´incidente causato dal tweet con il quale martedì sera il leader Udc ha dato l´estrema unzione al Terzo polo. Divorzio all´orizzonte? «Con Fini c´è piena sintonia» taglia corto Casini coi giornalisti prima di salire al primo piano di Montecitorio. Quel "cinguettio" ha avuto per la terza carica dello Stato il sapore del benservito. E non ha sortito un bell´effetto. Ieri mattina la telefonata tra i due non è bastata. Il nervosismo monta di ora in ora tra i finiani in Transatlantico. Briguglio non lesina stilettate al capo dei centristi. Rutelli, più nervoso degli altri, chiama due volte Fini. Poi l´incontro da resa dei conti. Ed è Casini ad aprire il cahier de doleance. «Non siamo stati capaci di presentarci nemmeno insieme nella gran parte dei centri in cui si votava. Insieme non offriamo agli elettori un valore aggiunto». E il centrista detta la sua ricetta, le sue condizioni: «Io sono deciso, vado avanti per la mia strada nella costruzione del partito dei moderati, voi fate altrettanto, consumate tutti i passaggi dentro Fli. Non facciamo in modo che il Partito della nazione diventi il nome nuovo del vecchio Terzo polo. Innoviamo». Gianfranco Fini sta ad ascoltare in silenzio. Poi obietta: «L´impressione che stai dando è di scivolare a destra, di finire nuovamente sotto il Pdl e Berlusconi. Io non posso permettermelo». Casini lo rassicura: «Ma ti pare che io che non ho ceduto alle sirene quando erano al 35 per cento, possa farlo ora che sono in caduta libera?» Il progetto dell´ex presidente della Camera è proprio quello di raccogliere i voti in libera uscita dal Pdl: «Ma per farlo, caro Gianfranco, dobbiamo essere un credibile approdo per i moderati». Alle amministrative, sottinteso, non lo siamo stati.

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