(da Italia Oggi) Beppe Grillo ha dimostrato che i giornaloni e le Tv oggi servono molto meno per guadagnare voti politici. In realtà, se l' Italia fosse un normale paese dell' euro come la Francia o la Germania, i media tradizionali avrebbero conservato un ruolo maggiore nell' orientare gli umori elettorali. Ma in Italia, dove l' obiettivo è diventato quello di produrre una catarsi del sistema politico pietrificato, al potere ma inconcludente nei risultati, il web e la rete oggi contano molto. Lì si forma e si alimenta il dissenso, prende voce e spessore la voglia di cambiamento, si organizzano liste civiche e nuovi movimenti. Grillo lo ha capito per primo e per primo ne raccoglie i frutti. Certo ha potuto giocare facile. Nei fatti non ha avversari. ABC, Dalema, Fini, perfino lo stesso Vendola sono degli zombi per la rete e nulla o quasi capiscono della rete. Pensano che, per prendere i voti, basti ancora una comparsata a Porta a Porta o fare la solita intervista al Corriere della Sera. Il consenso, invece, si forma altrove. Quindi Grillo vince facile, per assenza di avversario. Perché la strategia web di Grillo è tutt' altro che originale o imbattibile. Il comico è figlio della logica del primo web, quello del browser e del blog. Grillosi colloca a cavallo tra il cosiddetto web 1.0 e quello 2.0 e, senza saperlo, è già un jurassico della rete. Infatti il 50% dei suoi potenziali elettori ha tra i 34 e i 55 anni: sono quelli che negli ultimi 15 anni sono stati rivoluzionati dall' avanzata del browser per consumare web. Uno zoccolo duro importante, ma anche un tallone di Achille della strategia del Movimento 5 Stelle. Quel web incentrato sul browser e sulle comunità aperte è già passato. Oggi il nuovo paradigma emerso è quello delle apps e del touch che abilitano una relazione diretta, peer to peer, o una chiusa tra tutti coloro che vogliono comunicare. Non c' è più bisogno del browser e dei social media tradizionali. L' applicazione del leader politico comunica direttamente con quelle dei suoi tanti seguaci, dando vita a movimenti politici che sono la somma di individui direttamente partecipanti alla politica e sempre meno intermediati o «programmati» dal palinsesto di un blog.

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