(da Il Corriere della Sera) Anche oggi, grazie anche a uno strisciante ostruzionismo della Lega, sarà «fumata nera» sulla legge che dimezza il finanziamento ai partiti. Il voto è rimandato a martedì: «Quel giorno si vota, sennò mi sentono...», azzarda il segretario del Pd Pier Luigi Bersani: «Perché se il Paese stringe la cinghia la politica lo deve fare due volte». Più realisticamente uno dei relatori del testo, Peppino Calderisi (Pdl), prevede che ci vorrà più tempo: «Chiudere entro martedì sarà difficile, ma è certo che il testo verrà approvato entro la settimana perché, contrariamente a quanto avviene per i decreti, le proposte di legge procedono con i tempi contingentati». Tuttavia alla Camera cresce il clima di nervosismo. La Lega e l' Idv, che chiedono la cancellazione totale dei rimborsi, remano contro la legge ma Pier Ferdinando Casini richiama tutti al senso di responsabilità: «Non ci sono solo i partiti che hanno commerciato in diamanti, ci sono anche i partiti che utilizzano i rimborsi per far iniziative politiche. Il taglio per quei partiti è un sacrificio». In principio, dunque, c' era la legge Abc (Alfano, Bersani, Casini), quella stampata il 12 aprile con una relazione d' accompagnamento che al secondo capoverso recitava: «Cancellare del tutto i finanziamenti pubblici destinati ai partiti sarebbe un errore drammatico....». Ma ben presto i segretari dei tre partiti di maggioranza si sono convinti che quella legge, tesa a introdurre solo controlli più rigorosi per i bilanci, era un pannicello caldo: una non risposta all' indignazione dovuta ai milioni sottratti alla Margherita dal senatore Luigi Lusi e alle allegre spese della famiglia Bossi messe in conto allo Stato.

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