(da Il Corriere della Sera) La città sussurrava il suo nome da mesi. Il candidato perfetto, quello che avrebbe fatto dimenticare Cammarata ridando lustro al centrodestra. Poi alla fine, Roberto Lagalla (nella foto) , 57 anni, rettore dal 2008 dell' Università di Palermo, per dimensioni la quinta del Paese, è rimasto nel suo magnifico ufficio su piazza Marina. Il Pdl gli ha preferito il giovane Massimo Costa, capace di raccogliere un misero 13 e rotti per cento, nella capitale della Regione che diede a Silvio Berlusconi, non molti anni fa, la gioia di conquistare 61 collegi su 61. Rettore Lagalla, molti dicono che lei, a Orlando, avrebbe dato filo da torcere. Dispiaciuto di non essere stato candidato? «Ma no. Io avevo solo detto, mentre impazzava il totosindaco, che come rappresentante di un' istituzione sarei stato disponibile solo a una candidatura oltre gli schieramenti, su un progetto largo per la città. Invece mi sembra che a Palermo gli schieramenti si siano moltiplicati». Che emergenze dovrà affrontare il nuovo sindaco? «Innanzi tutto dovrà battere l' assistenzialismo eretto a sistema, che occupa le istituzioni». Pensa a tutte le assunzioni fatte nei decenni passati? «Anche». E per lo sviluppo? «Bisognerà trovare idee vere». Vuole suggerire qualcosa? «Bisogna rendere Palermo davvero centrale nel Mediterraneo. Bisogna riqualificare la Fiera, facendone un polo turistico-scientifico. E poi va sostenuta l' auto-imprenditorialità, così come l' Università sta facendo con il suo incubatore. Se non si sostengono le imprese...». Sul piano sociale cosa farebbe? «Vorrei che i palermitani ritrovassero identità». Che cosa gliel' ha fatta perdere? «La politica che è rimasta a duellare, al suo interno, dimenticando i veri interessi dei cittadini».(...) Lei ieri ha detto che Orlando è stato votato così massicciamente perché i palermitani hanno visto in lui «il paladino dell' antipolitica, l' uomo che è saputo uscire dagli schemi dei partiti». «Ho anche detto che c' è un altro motivo: i palermitani hanno riconfermato fiducia a una conoscenza antica che li rassicura. Ha contato molto la conoscenza diretta. E poi, se lo vuol sapere, i siciliani, direi i meridionali in genere, hanno una certa ostilità verso le rivoluzioni. Antipolitica e conoscenza: era tutto nell' aria».

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