(da La Repubblica) Una bella pietra sopra al Terzo polo e ognuno per la sua strada. «Quell´esperienza è stata importante per chiudere la stagione del berlusconismo, ma non è in grado di rappresentare la richiesta di cambiamento che arriva dagli italiani». Finisce così. Per 24 ore Pier Ferdinando Casini ha abbandonato i suoi seguaci su Twitter. Ma riappare il giorno dopo il voto prima in conferenza stampa poi al Tg1 infine anche nella casa dei cinguettii. Per ammettere non la sconfitta dell´Udc («un partito che cresce») ma il fallimento del progetto messo in piedi con Gianfranco Fini e Francesco Rutelli. Sono andati divisi più che uniti (tranne a Genova dove giocheranno il ballottaggio), si sono misurati in proprio. Risultato? Non hanno raccolto il grande voto in uscita dal Pdl e dalla Lega. Insomma, non hanno riempito il vuoto dell´area moderata. Casini prende atto. Meglio cambiare subito passo che insistere con una squadra che non vince nemmeno nelle condizioni più favorevoli. Adesso occorre ripensare l´area di centro. Magari ritrovarsi con condizioni diverse. Anche se Fli morde il freno, i suoi dirigenti sono in sofferenza e tornano a chiedere a Fini di scendere dallo scranno più alto di Montecitorio per calarsi nelle piazze, incontrare gli elettori. Il leader dell´Udc non nasconde di essere deluso. «Questo esito impone anche una riflessione personale. Non è il momento di tirare delle conclusioni». Poi però decide che una mossa immediata è necessaria. Il futuro non aspetta. E dalle parole di Casini si capisce che i conti vanno fatti col Porcellum perché le condizioni per cancellarlo sfumano.

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