giovedì 10 maggio 2012

Sbaglia uno, pagano tutti. Il Governo non distingue tra chi lavora e chi truffa. E vuole varare una stretta sui contributi pubblici all'editoria

(da Il Quotidiano Nazionale) Corsa contro il tempo. Consapevole che il mondo dei giornalirischia di essere stritolato da una crisi che oltre a influire sulle vendite, sta facendo precipitare il mercato pubblicitario, il governo vuole accelerare sulla riforma dell' editoria. In ballo non ci sono solo i giornali, ma la libertà di informazione. La stessa democrazia. Il cuore della riforma a cui sta lavorando il governo ha due obiettivi: a) ridurre di circa il 20% i contributipubblici all' editoria; b) riservare gli aiuti alle imprese che davvero li «meritano». Entro maggio il governo varerà la riforma articolata su un decreto legge (curato dal viceministro Paolo Peluffo) per ridurre i contributi pubblici e una legge delega per «disboscare» il sistema e privilegiare chi lo merita. Oggi lo Stato dà la fetta più consistente delle risorse ai giornali di partito e dei «movimenti politici». Stando al recente saggio ?I soldi dei partiti? (Paola e Veltri), dal 2003 al 2009 L' Avanti di Lavitola ha avuto 21 milioni di euro, L' Unità 169 milioni, Il Secolo d' Italia 76,4, Liberazione e La Padania 63,6 ciascuno, Il Foglio 44,6, Il Popolo 41,8, L' Opinione 30,5, Il Roma 29,4, Europa 26,6, La Voce Repubblicana 31,3, Notizie Verdi 24,3, Libero 24,9. Alcuni di questi giornali vanno in edicola, altri hanno una diffusione, come dire, più «ristretta». PIÙ CHE la somma, il punto debole è come i soldi sono distribuiti. Qui è il vero buco nero. Ad esempio, esistono più di 200 testate periodiche che fanno capo a cooperative, fondazioni, o enti morali a cui sono destinati «contributi minori», ossia da 2mila a 300mila euro l' anno. Una legge del 1990 stabilisce che se una testata fa capo a un «movimento politico» ha diritto agli aiuti. Per diventare «movimento politico» basta la presenza di due parlamentari. Così testate semiclandestine hanno «creato» un movimento politico e ottenuto i contributi. Una pioggia di soldi, che però spesso non arriva ai giornali «veri»: la Fieg (federazione editori giornali) ha calcolato che su 100 giornali in edicola, «ben 94 non hanno aiuti». Qualcosa non torna. L' idea del governo è quella di legare i contributi alle copie effettivamente vendute che, per le testate nazionali dovranno essere almeno il 25% di quelle distribuite e il 35% per quelle locali.

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