(da La Stampa) Ha deciso di giocarsela alla grande, il senatore Luigi Lusi, la sua ultima partita. Era apparso contrito, quando ha fatto ingresso alla Giunta per le Immunità del Senato, chiamato a spiegare ai colleghi la vicenda penale che lo vede protagonista. Ne è uscito fremente dopo avertuonato contro Rutelli, Renzi ed Enzo Bianco. Lui, il tesoriere infedele della Margherita, s' è scagliato contro i maggiorenti del suo ex partito per dire che assolutamente non si sentiva «colpevole da un punto di vista etico». E forse neanche dal punto di vista penale, ma su questo aspetto ha preferito glissare. L' autodifesa di Lusi era partita in sordina. Un' ora e mezza per leggere una voluminosa memoria, scritta in tutta evidenza dai suoi avvocati, con cui chiedeva di non autorizzare il suo arresto perché non c' è alcun pericolo di fuga, né tentativo di inquinamento della prova. Ma alla prima domanda più politica, del senatore Ferruccio Saro, Pdl, è venuto fuori il Lusi vulcanico che è in lui. «Io ero il tesoriere, ovvero il bancomat del partito. Io il garante di una spartizione 60/40 tra popolari e rutelliani». Ha ribadito accuse che finora erano state ambigue e velate. «A Enzo Bianco davo tremila euro al mese, poi diventati cinquemila». Ad una società di Catania legata al marito della segretaria di Bianco, invece, sempre secondo Lusi, tra il 2009 e il 2011 sarebbero stati forniti circa 150mila euro.«A Renzi ho pagato tutto quel che mi hanno detto di pagare: Renzi aveva richiesto circa 100 mila, anzi 120 mila euro suddivisi in tre fatture, poi Rutelli mi ha chiesto di non pagargli la terza e così ho dato a Renzi solo 70 mila euro». «Lo stesso per Rutelli. Io non facevo domande. Pagavo e basta. Lui era il presidente, io il tesoriere». E così andava per le assunzioni. «Rutelli mi diceva di assumere tizio e caio; io eseguivo. Me lo diceva il mio presidente. E io assumevo».

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