(da Italia Oggi) Che il movimento di Gianfranco Fini viva un mediocre momento si deduce da parecchie e concomitanti vicende. I risultati elettorali sono stati insoddisfacenti. Sul piano politico, l' operazione terzopolista alle amministrative è partita in maniera fallimentare (per le divisioni che sovente sono divenute aperte contrapposizioni) ed è stata liquidata con velocità tale da far impallidire Speedy Gonzales. Sul piano numerico, a Fli si sono assegnati voti intorno al 2,5%. Anche arrotondando il dato con presenze di candidati finiani in altre liste, non si può certo dire che il partito del presidente della camera disponga di una solida e vasta base elettorale. I sondaggi gli assegnano, al massimo, il 4%. In sé, non è una percentuale da disprezzare: in ogni modo, Silvio Berlusconi ha solo da piangere, perché si tratta di una fetta non estesa, ma nemmeno insignificante, di propri ex elettori. Le ambizioni di partenza, però, erano ben altre: rifare il Pdl, il vero Pdl. Sotto questa angolazione, il crollo è stato totale. Infatti, il quotidiano in rete il Futurista è stato chiaro, nell' appello lanciato a Fini: «Basta col partitino». Nel movimento, è emerso un diffuso scoramento, perché l' esito elettorale confina Fli nel rango di partito minore. Attenzione: non solo per i voti, ma altresì per la linea politica. Il Terzo polo è stato liquidato da Pier Ferdinando Casini. Fini si è opposto, ma l' ipotesi di costruire un grande contenitore senza l' Udc è ardua da concretare. Il capogruppo Benedetto Della Vedova ha, con amarezza, riconosciuto: alle amministrative «il Terzo polo non c' era e gli assenti hanno sempre torto». Tuttavia, se «il Terzo polo come coalizione a geometria variabile non può rappresentare né una novità né un' alternativa al tramonto del centrodestra», Della Vedova considera ancora possibile costruire un simile soggetto politico.

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