(da Il Corriere della Sera) Tutto da rifare. Lo schiaffo di Beppe Grillo e la disaffezione degli elettori costringono i partiti a un brusco balzo all' indietro sulla legge elettorale. L' accordo quasi raggiunto sul proporzionale disegnato da Luciano Violante finisce nel freezer, in attesa che il Pdl, in primis, si chiarisca le idee. Il partito procede in ordine sparso. C' è chi vorrebbe tenersi l' attuale legge, il «Porcellum», magari riveduta e corretta. Chi pensa di modificare il «violantellum» in salsa spagnola e chi accarezza l' ipotesi del doppio turno di collegio, una soluzione che Ignazio La Russa si affretta a stoppare. «È una suggestione che ho letto solo sui giornali - frena l' ex ministro -. Per ora ci siamo fermati, serve tempo per far sedimentare l' emotività e valutare con calma il risultato». Nessuna possibilità che il Pdl apra al doppio turno, dunque? «Se parliamo del sistema con cui la Francia elegge il presidente della Repubblica è un' altra cosa, com' è noto siamo favorevoli - risponde La Russa -. Basta aggiungere un articolo alla riforma costituzionale ed è fatta... Quanto invece al doppio turno non presidenziale, per noi la discussione non si apre nemmeno». Eppure, a caldo, quando dalle urne è uscita la batosta, la via del doppio turno per eleggere i parlamentari era sembrata farsi largo. Lo conferma Maria Stella Gelmini: «Il doppio turno produce governabilità, è un' ipotesi su cui si ragiona. Ma ci sono due criticità, astensionismo e aggravio dei costi per la campagna elettorale».

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