(da Italia Oggi). Non è solo il pugno duro di Margaret Thatcher che manca a Mario Monti per passare dalle parole ai fatti. È soprattutto l' assenza di una legittimazione politica propria che imbriglia le scelte di un premier che «potenzialmente» ha i connotati per essere l' uomo di ferro in grado di riformare l' Italia. «Monti è un liberale di destra, e in questo la premessa è identica, e come laThatcher ha ereditato una realtà economica e politica negativa e in pesante dissesto, ma che allo stesso modo probabilmente lascerà un paese migliore di quello ricevuto», spiega al Foglio l' economista Cosimo Magazzino, autore del libro La politica economica di Margaret Thatcher(Franco Angeli) al centro di un dibattito venerdì scorso a Milano organizzato da Tea Party Italia. Al momento, però, è la «forte discrasia tra potenza e atto» a fare la differenza: «Sul piano pratico lo scarto è importante», nota Magazzino. «La Thatcher vinse in maniera formidabile tre elezioni, due con un consenso schiacciante, mentre Monti non ha una sua maggioranza, e deve ricercarla di volta in volta in Parlamento, condizionato dalle scelte dei leader di partito». Il docente della Terza università di Roma ha un giudizio «positivissimo» sull' operato della Thatcher (in carica per undici anni: 1979-90) e «positivo» su quello di Monti (in carica da sei mesi), per l' impegno sulla riduzione dell' evasione.

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