lunedì 23 aprile 2012

Il 25 è la festa di tutti gli italiani. Ma non per i partigiani che sollevano polemiche inutili contro il Pdl

(da Il Corriere della Sera) La verità è che, a distanza di 67 anni dalla Liberazione, le polemiche sempre più artefatte e stucchevoli sulle cerimonie per ricordare il 25 aprile hanno ormai qualcosa di patetico. Sempre le stesse, ripetitive, rituali, ovvie, banali, scontate. C' è il gruppo studentesco di estrema destra che all' Avogadro dileggia il vecchio partigiano: vogliono darsi un tono, esibire un' identità che non esiste, scimmiottano i loro fratelli maggiori, o forse i loro padri, o addirittura i loro nonni (anagraficamente parlando).
Ma c' è anche l' opposto. C' è il dirigente dell' Anpi che per dare brio a una ricorrenza che rischia di sbiadire decide di stabilire chi entra e chi esce: stavolta devono uscire Alemanno e Polverini, per decreto unilaterale. Un gesto inutile, una provocazione che ha il sapore dell' antico riciclato.
Tutto sembra antico e polveroso in queste parodie di una guerra civile che non c' è più. Il grosso delle forze politiche candidate a governare le istituzioni nazionali e locali non mette più in discussione i valori del 25 aprile, il ritorno della libertà e della democrazia. Gli storici discutono sulla Resistenza. Fanno bene a discutere. La discussione storica non va mai in prescrizione. La ricerca non va in pensione. Nuovi documenti possono illuminare lati trascurati o anche marginali della nostra storia. Ma sui valori di fondo della Liberazione è da tempo oramai che li sentiamo come un nostro patrimonio. Se la democrazia vive una crisi senza precedenti non è per i comportamenti che si hanno prima e durante la festa del 25 aprile. Se rifioriscono nuovi estremismi non è per ricalcare una storia passata, ma perché nuovi conflitti rischiano di far perdere di vista la necessità delle libertà democratiche, la loro superiorità rispetto alle dittature e agli oscurantismi.

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