(da La Stampa) Ieri Senato e Camera hanno approvano il documento di economia e finanza del governo Cinque pagine firmate in calce dai tre capigruppo della maggioranza, al Senato come alla Camera. Una lunga risoluzione il cui senso è in una frase: «Da questo momento in avanti la priorità dell' azione del governo e del parlamento non può essere che la crescita dell' economia nazionale, da perseguire con assoluta determinazione sia a livello interno che dell' Unione europea». Nelle ore in cui Monti da Bruxelles lancia l' offensiva europea, Camera e Senato approvano un documento che cambia il segno politico del documento di economia e finanza. «La coincidenza non è casuale», ammette uno degli estensori. Di qui a dieci giorni la Francia decide del suo futuro, ma da quel voto passa anche il destino delle scelte europee. La risoluzione votata a larga maggioranza da Camera e Senato è un segnale all' Europa, alla Germania di Angela Merkel, ma anche un messaggio allo stesso governo. Ciascuna delle anime della maggioranza ABC può vederci quel che trova più utile: «Il decollo di una nuova fase della politica economica del governo è anche una delle condizioni per la sua durata», avverte il numero uno dei deputati Pdl Cicchitto. Ieri mattina i contatti per mettere a punto il testo definitivo della risoluzione sono stati fitti. La maggioranza avrebbe voluto un' indicazione precisa di quanto destinare alla crescita (si parlava di 8-9 miliardi), il Tesoro ha chiesto di soprassedere per evitare di mandare messaggi ambigui ai mercati: una formulazione specifica avrebbe significato di fatto chiedere di sforare dagli obiettivi di rigore fissati in Europa. Una scelta pericolosa, alla luce di un documento che già - seppur per qualche decimale rinvia di un anno la previsione del deficit zero. Il testo si limita a chiedere «di valutare la possibilità di utilizzare le risorse, eccedenti rispetto all' obiettivo del pareggio del bilancio» a sostegno «degli obiettivi della strategia 2020». Ma quelle risorse - e questa è una novità rilevante tanto a destra quanto a sinistra - si chiede di trovarle non solo dall'«azione di contrasto all' evasione ed elusione fiscale», ma anche da una riduzione di spesa pubblica. Dalla «introduzione dei costi standard nella sanità», dall' avvio di una «sistematica attività di revisione della spesa pubblica» (la famigerata «spending review»), dall'«avvio di un percorso volto all' abbattimento della spesa pubblica».

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