(da Il Corriere della Sera) La cancelliera della Cdu Angela Merkel e Nicolas Sarkozy hanno rappresentato per l' Europa l' egemonia conservatrice Hollande? A parte Marine Le Pen, per l' Europa qualunque cosa è meglio di Sarkozy», assicura il funzionario Ue di lungo corso che per parlare chiede un comprensibile anonimato. Dice che a Bruxelles «i più sono infastiditi dalla sua rincorsa a destra e dalla deriva nazionalista». Accusa il presidente d' aver frenato l' Unione per colpa della sua «crisi di identità», per il «non essere un
leader economico, e tanto meno internazionale, che l' ha fatto andare a rimorchio della Germania inseguendo chimere intergovernative». Alla fine, concede un secondo pezzo grosso comunitario, «è stato lo strumento di politiche sulle quali Berlino non era disposta a esporsi sino in fondo». Tengono il fiato sospeso, a Bruxelles, per curiosità più che per altro. Gli uomini delle istituzioni europee, quelli che Sarkozy ha chiamato con spregio «i tecnocrati che hanno fatto smarrire l' Europa», ostentano serenità davanti al match per l' Eliseo, e piuttosto sono in ambasce per il pieno della Le Pen, brutto segnale euroscettico che germoglia sulle lacune del progetto a Ventisette. A parte questo, e non è poco, sanno che cosa li attende se l' inquilino dell' Eliseo non dovesse cambiare, mentre Hollande non toglie loro il sonno, le sparate sul Fiscal Compact, come quelle sulla Bce, sono considerate «roba elettorale» che può essere ricondotta nella normalità. Col vantaggio di avere un socialista a sparigliare l' asse franco tedesco, che nel dopo crisi ha fatto il buono e il cattivo tempo nell' Ue. Ecco la chiave. L' incognita di breve termine è cosa succederà all' asse Berlino-Parigi. Daniel Gros, apprezzato economista del Ceps, prevede «qualche tensione», tuttavia «alla fine tutto tornerà come prima». Il fatto che Hollande «abbia idee confuse sulla costruzione europea», spiega, non stravolgerà il cammino dell' Ue. «Parlerà molto, dirà che serve solo l' austerità, così avremo presto un consiglio Ue speciale che varerà un "Pacchetto Crescita" che andrà bene anche a Mario Monti». Insomma, assicura il tedesco, «la Merkel dovrà fare qualche concessione di forma sullo sviluppo e sui poteri ulteriori alla Bce».
leader economico, e tanto meno internazionale, che l' ha fatto andare a rimorchio della Germania inseguendo chimere intergovernative». Alla fine, concede un secondo pezzo grosso comunitario, «è stato lo strumento di politiche sulle quali Berlino non era disposta a esporsi sino in fondo». Tengono il fiato sospeso, a Bruxelles, per curiosità più che per altro. Gli uomini delle istituzioni europee, quelli che Sarkozy ha chiamato con spregio «i tecnocrati che hanno fatto smarrire l' Europa», ostentano serenità davanti al match per l' Eliseo, e piuttosto sono in ambasce per il pieno della Le Pen, brutto segnale euroscettico che germoglia sulle lacune del progetto a Ventisette. A parte questo, e non è poco, sanno che cosa li attende se l' inquilino dell' Eliseo non dovesse cambiare, mentre Hollande non toglie loro il sonno, le sparate sul Fiscal Compact, come quelle sulla Bce, sono considerate «roba elettorale» che può essere ricondotta nella normalità. Col vantaggio di avere un socialista a sparigliare l' asse franco tedesco, che nel dopo crisi ha fatto il buono e il cattivo tempo nell' Ue. Ecco la chiave. L' incognita di breve termine è cosa succederà all' asse Berlino-Parigi. Daniel Gros, apprezzato economista del Ceps, prevede «qualche tensione», tuttavia «alla fine tutto tornerà come prima». Il fatto che Hollande «abbia idee confuse sulla costruzione europea», spiega, non stravolgerà il cammino dell' Ue. «Parlerà molto, dirà che serve solo l' austerità, così avremo presto un consiglio Ue speciale che varerà un "Pacchetto Crescita" che andrà bene anche a Mario Monti». Insomma, assicura il tedesco, «la Merkel dovrà fare qualche concessione di forma sullo sviluppo e sui poteri ulteriori alla Bce».

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