mercoledì 11 aprile 2012

La Lega del dopo Bossi si spacca in due come una mela: i triumvirati infatti sono due e non uno

(da Il Giornale) Più che un triumvirato siamo al seiumvirato, se esistesse. Da una parte, in una stanza di via Bellerio, i tre reggenti Maroni-Calderoli-Dal Lago,nell' altra Umberto Bossi, il re senza corona della Lega sotto attacco, affiancato ancora una volta dai due amici Roberto Castelli e Leonardo Carioni, chiamati dall' ex segretario federale (personalmente, col suo cellulare) anche nel tremendo sabato di passione bossiana, per un pranzo frugale ( tortellini e affettati) da vecchi commilitoni. «Si fida di poche persone»dicono i bossiani di ferro, sempre meno persone ora che i sospetti investono la famiglia e l' ormai ex cerchio magico. Bossi ha chiesto a Castelli consigli su cosa fare nelle ore più complicate del Belsito-gate, e così ha fatto con Carioni, presidente della Provincia di Como, uno dei pochi di cui il Senatùr adesso si fida (lo portava sempre con sé ad Arcore, anche perché, come Berlusconi, pare abbia ottime doti canore). «Bossi è tranquillo» riferiscono quelli che l' hanno sentito in via Bellerio. Ma è la tranquillità che si può avere durante un sisma che fa tremare la casa. I capi leghisti, «l' Umberto» per primo, si chiedono quali altre carte e telefonate devono ancora uscire, chi altri verrà indagato dall' inchiesta delle multi procure, chi ancora verrà travolto da rivelazioni sconcertanti. Agli amici Bossi ha ripetuto i suoi dubbi sull' indagine, le coincidenze, la tempistica. «Si sono messi tutti insieme contro di noi, per farci fuori». L' altra preoccupazione di Bossi ieri,confidata al «suo» triumvirato, era quella dei «casini » a Bergamo, nel raduno delle «scope». Cioè della possibilità di contestazioni dei leghisti all' indirizzo di altri leghisti, quelli nel mirino dell' ala maroniana più dura. Perciò si è deciso di non far parlare altri se non Maroni e il presidente federale della Lega, che è appunto Umberto Bossi. Non Calderoli (così almeno la decisione iniziale), che pure è a casa sua (Bergamo), ma che non è ben visto da molti «barbari sognanti ». I capi vogliono dare l' immagine di un partito che non si fa la guerra da solo, fischi e slogan cattivi sarebbero un brutto messaggio, meglio evitare rischi. Ma con Rosi Mauro che rifiuta di dimettersi (malgrado le«sollecitazioni » del triumvirato, che minaccia sospensioni) è dura apparire uniti e rasserenati. Anche Maroni ha parlato, in via Bellerio, ai suoi due omologhi deltriumvirato, chiarendo i paletti dell'«operazione pulizia». 

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