(da Il Giornale) Il giorno elettorale di Hollande (e quello della Le Pen) potrebbe rappresentare il punto di svolta per il destino dell' euro. Non a caso il candidato socialista all' Eliseo ( che pure dice cose inquietan-ti su tasse e ruolo dello Stato) ha riservato le sue ultime parole prima del silenzio delle urne proprio alla Bce e alla necessità che cambi la sua missione per garantire direttamente il debito degli Stati dell' Unione. Ben svegliati. Nei «bugiardini » delle medicine c' è sempre scritto che se il paziente peggiora o ha reazioni
indesiderate dopo l' assunzione del farmaco, occorre interrompere immediatamente la cura. Nel caso dell' Europa, messa in cura dagli eurocrati di cui Monti è organico rappresentante, abbiamo già assistito al primo morto (la Grecia) e tutti gli altri «malati» continuano a peggiorare. L' unica differenza con il recente passato è stato l' anestetico dei mille miliardi prestati dalla Bce. Il voto in Francia ci ricorda che gli Stati Europei sono ancora democrazie e non possiamo sempre dare la colpa agli «altri». Dice benissimo l' economista premio Nobel Paul Krugman quando parla di «suicidio» dell' Europa. Non è importante quanto e cosa «imponga » la Germania nel suo unico legittimo interesse: se acconsentiamo a proseguire in cure sbagliate avremo da biasimare solo noi stessi. Supponiamo però di volerci ribellare e di volerci strappare la flebo del veleno dell' austerità fiscale che ci sta uccidendo: il gesto non sarebbe senza conseguenze, quindi è meglio sapere bene cosa sono i pro e i contro.
La questione è stata recentemente inquadrata sia dallo stesso Krugman che dal capo economista di Nomura, Koo. Tutti e due concordano con una premessa: impossibile proseguire così. Impossibile, assurdo e suicida. Chiedere a uno Stato con la disoccupazione al 23% come la Spagna ulteriore austerità è una bestialità talmente grande che dovrebbe aprire gli occhi anche ai ciechi, così come non ci voleva un profeta per prevedere che in Italia la stretta fiscale cominciata con le manovre di luglio e proseguita da Monti avrebbe avuto come immediata conseguenza la recessione. I due economisti poi cercano di analizzare le vie d' uscita e, seppure con differenti sfumature, le conclusioni sono simili: o un cambiamento a 180 gradi delle politiche economiche europee con meno tasse, più spesa e Bce garante del debito e disposta a tollerare l' eventuale inflazione, oppure l' unico modo per salvarsi è l' uscita dalla moneta unica, trauma che però risolverebbe alla radice i problemi di competitività con una normale svalutazione, riavviando la crescita.
indesiderate dopo l' assunzione del farmaco, occorre interrompere immediatamente la cura. Nel caso dell' Europa, messa in cura dagli eurocrati di cui Monti è organico rappresentante, abbiamo già assistito al primo morto (la Grecia) e tutti gli altri «malati» continuano a peggiorare. L' unica differenza con il recente passato è stato l' anestetico dei mille miliardi prestati dalla Bce. Il voto in Francia ci ricorda che gli Stati Europei sono ancora democrazie e non possiamo sempre dare la colpa agli «altri». Dice benissimo l' economista premio Nobel Paul Krugman quando parla di «suicidio» dell' Europa. Non è importante quanto e cosa «imponga » la Germania nel suo unico legittimo interesse: se acconsentiamo a proseguire in cure sbagliate avremo da biasimare solo noi stessi. Supponiamo però di volerci ribellare e di volerci strappare la flebo del veleno dell' austerità fiscale che ci sta uccidendo: il gesto non sarebbe senza conseguenze, quindi è meglio sapere bene cosa sono i pro e i contro.
La questione è stata recentemente inquadrata sia dallo stesso Krugman che dal capo economista di Nomura, Koo. Tutti e due concordano con una premessa: impossibile proseguire così. Impossibile, assurdo e suicida. Chiedere a uno Stato con la disoccupazione al 23% come la Spagna ulteriore austerità è una bestialità talmente grande che dovrebbe aprire gli occhi anche ai ciechi, così come non ci voleva un profeta per prevedere che in Italia la stretta fiscale cominciata con le manovre di luglio e proseguita da Monti avrebbe avuto come immediata conseguenza la recessione. I due economisti poi cercano di analizzare le vie d' uscita e, seppure con differenti sfumature, le conclusioni sono simili: o un cambiamento a 180 gradi delle politiche economiche europee con meno tasse, più spesa e Bce garante del debito e disposta a tollerare l' eventuale inflazione, oppure l' unico modo per salvarsi è l' uscita dalla moneta unica, trauma che però risolverebbe alla radice i problemi di competitività con una normale svalutazione, riavviando la crescita.

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