(da La Stampa) Torna «la prospettiva dell' ingovernabilità della prima repubblica», resa «ancora più probabile dalla moltiplicazione e dall'ulteriore frammentazione dei partiti stessi». Additando come «vero nemico» il bipolarismo, si ignora la volontà popolare espressa delle firme per il referendum elettorale e si rischia di «pagare un prezzo ancora più grande di quello che si è pagato in passato». Le osservazioni sono «telegrafiche», ma chirurgiche: in poche righe, l'ex presidente del Consiglio, Romano Prodi,
demolisce la proposta di riforma elettorale siglata ABC, Alfano, Bersani, Casini. L' occasione per intervenire pubblicamente, come raramente il professore reggiano si spinge a fare, è l' anniversario del referendum che «determinò una svolta in senso maggioritario e antiproporzionale del sistema elettorale». Era il 18 aprile 1993, «si avviò una transizione politica rimasta incompleta» e «non è possibile accettare che dopo venti anni, invece di portare a conclusione quella ormai troppo lunga fase, la nostra democrazia torni al punto di partenza», sferza sul suo sito Internet. Premessa generale per criticare severamente la bozza di riforma messa a punto dai partiti di maggioranza e già vivacemente attaccata dalla presidente del Pd Rosy Bindi: un accordo «abbastanza prevedibile» perché «in questo modo la loro forza viene protetta», graffia l' ex premier. Anche se «nelle bozze presentate la confusione regna ancora sovrana», pare segnato un «sostanziale ritorno al proporzionale, con alcune variazioni marginali sul tema».
demolisce la proposta di riforma elettorale siglata ABC, Alfano, Bersani, Casini. L' occasione per intervenire pubblicamente, come raramente il professore reggiano si spinge a fare, è l' anniversario del referendum che «determinò una svolta in senso maggioritario e antiproporzionale del sistema elettorale». Era il 18 aprile 1993, «si avviò una transizione politica rimasta incompleta» e «non è possibile accettare che dopo venti anni, invece di portare a conclusione quella ormai troppo lunga fase, la nostra democrazia torni al punto di partenza», sferza sul suo sito Internet. Premessa generale per criticare severamente la bozza di riforma messa a punto dai partiti di maggioranza e già vivacemente attaccata dalla presidente del Pd Rosy Bindi: un accordo «abbastanza prevedibile» perché «in questo modo la loro forza viene protetta», graffia l' ex premier. Anche se «nelle bozze presentate la confusione regna ancora sovrana», pare segnato un «sostanziale ritorno al proporzionale, con alcune variazioni marginali sul tema».

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