(da Il Corriere della Sera) Il più diretto è stato Giulio Tremonti: «Sarkozy lo conosco, diciamo che è un amico, ma voterei per Hollande perché condivido il suo programma che contiene le stesse tesi sostenute nel mio libro» ha svelato in tv a Lucia Annunziata, ancora al buio di ogni proiezione, con motivazione un filo autoreferenziale. Meglio il candidato socialista che «vuole il controllo della finanza e limiti forti alla speculazione» per l' ex ministro dell' Economia, che dissente soltanto sulla Tobin tax «che legittima la speculazione».
Ma il trend è quello in tutto il Pdl: un sommesso adieu Sarkozy. Propende per il suo rivale nella corsa all' Eliseo Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera che, avesse dovuto esprimere una preferenza si sarebbe sentito in difficoltà: «Perché forse in Hollande c' è un eccesso di torsione a sinistra della piattaforma programmatica ma la copertura che Sarkozy ha dato alla Merkel sulla politica economica europea non ha funzionato, come tutti possono constatare». Si rende conto che sembra un atteggiamento insolito l' onorevole Guido Crosetto che ci scherza su Twitter: «Ho sempre pensato di essere un liberale e mi trovo a sperare nella vittoria di Hollande per non morire tedesco/montiano. C' è uno psicologo?». È già oltre il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri, che non ha dubbi su chi sarà il prossimo presidente francese («c' è stata una forte delusione verso Sarkozy e tutti sanno da tempo quale sarà l' esito finale delle elezioni in Francia»). Individua gli sbagli dell' ex alleato: «Sarkozy paga errori politici e personali». E passa alla pesa delle preferenze: «Dai primi dati si rileva che i due candidati della sinistra otterrebbero insieme meno del 40 per cento dei voti, mentre i tre dell' area di centrodestra ben più del 50. So bene che non si possono fare somme semplicistiche, ma la sinistra che otterrà l' Eliseo è in realtà minoritaria». Mentre il leader Udc Pier Ferdinando Casini twitta: «Comunque vada scosse in vista per l' Europa: non sarà un male se si penserà alla crescita». Più scontati e certo meno sofferti i commenti a sinistra sull' esito del primo turno delle presidenziali francesi. «Un risultato davvero ottimo, niente è ancora deciso ma è stato fatto un primo passo importante per il cambiamento in Francia e in Europa» ha esultato Pier Luigi Bersani.
Ma il trend è quello in tutto il Pdl: un sommesso adieu Sarkozy. Propende per il suo rivale nella corsa all' Eliseo Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera che, avesse dovuto esprimere una preferenza si sarebbe sentito in difficoltà: «Perché forse in Hollande c' è un eccesso di torsione a sinistra della piattaforma programmatica ma la copertura che Sarkozy ha dato alla Merkel sulla politica economica europea non ha funzionato, come tutti possono constatare». Si rende conto che sembra un atteggiamento insolito l' onorevole Guido Crosetto che ci scherza su Twitter: «Ho sempre pensato di essere un liberale e mi trovo a sperare nella vittoria di Hollande per non morire tedesco/montiano. C' è uno psicologo?». È già oltre il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri, che non ha dubbi su chi sarà il prossimo presidente francese («c' è stata una forte delusione verso Sarkozy e tutti sanno da tempo quale sarà l' esito finale delle elezioni in Francia»). Individua gli sbagli dell' ex alleato: «Sarkozy paga errori politici e personali». E passa alla pesa delle preferenze: «Dai primi dati si rileva che i due candidati della sinistra otterrebbero insieme meno del 40 per cento dei voti, mentre i tre dell' area di centrodestra ben più del 50. So bene che non si possono fare somme semplicistiche, ma la sinistra che otterrà l' Eliseo è in realtà minoritaria». Mentre il leader Udc Pier Ferdinando Casini twitta: «Comunque vada scosse in vista per l' Europa: non sarà un male se si penserà alla crescita». Più scontati e certo meno sofferti i commenti a sinistra sull' esito del primo turno delle presidenziali francesi. «Un risultato davvero ottimo, niente è ancora deciso ma è stato fatto un primo passo importante per il cambiamento in Francia e in Europa» ha esultato Pier Luigi Bersani.

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