(da Il Tirreno)Beppe Grillo e il suo Movimento 5 Stelle continuano a crescere nei sondaggi e nel centrosinistra scatta l' allarme. «Abbiamo in giro molti apprendisti stregoni che sollevano un vento cattivo» avverte Pier Luigi Bersani, che non pronuncia il nome del comico genovese ma esorta alleati e avversari politici a correre ai ripari prima che sia troppo tardi. «Se c' è qualcuno che pensa di stare al riparo dall' antipolitica si sbaglia alla grande. Se non la contrastiamo, spazza via tutti» spiega il segretario del Pd, che boccia l' idea del voto anticipato e propone al centrosinistra e al Terzo Polo un «patto di legislatura» per portare l' Italia «fuori dal populismo». E il primo passo deve riguardare la riduzione dei contestatissimi rimborsi elettorali. «Siamo nei guai» ammette Bersani, che si dice disposto a inserire nella norma sulla trasparenza dei partiti il «congelamento» dell' ultima tranche di luglio (più di 100 milioni di euro) e una riduzione dei rimborsi. Ma il finanziamento deve restare pubblico: «Non voglio che un partito si mantenga dovendo andare a chiedere soldi a manager, banchieri o palazzinari. Se andiamo per quella strada, comandano i ricchi e i più forti e noi non siamo più in democrazia». A temere che il vento dell' antipolitica possa spazzare via tutti partiti, o quasi, è anche Nichi Vendola. Il leader di Sel vede il rischio che i voti della Lega «vadano nel fiume sporco dell' antipolitica», chiede che venga messo un «tetto» alle spese per la campagna elettorale, difende il finanziamento pubblico («La politica non può essere fatta solo da politici e faccendieri. Quando è caduta la prima Repubblica sono arrivati Berlusconi e la Lega...»)e vede con preoccupazione l' ascesa del comico genovese: «Beppe Grillo è un fenomeno di populismo che non ha le caratteristiche per offrire una prospettiva al nostro paese. Considero il populismo un nemico e ricordo che negli Anni '30 ha fatto nascere un' avventura drammatica». Ad impensierire i partiti sono gli ultimi sondaggi. Quello di DataMonitor dà un testa a testa tra Pdl (24,2%) e Pd (24,9%), conferma il crollo della Lega (dal 10,5% al 6,5%) e fa schizzare dal 2,3% al 6,8% il Movimento 5 Stelle. Ma a preoccupare gli schieramenti politici tradizionali è anche, e soprattutto, un altro dato: il partito del non voto sfiorerebbe il 42% (20% di indecisi e 22,4% di astensionisti). Quel che è certo è che un Grillo al 7% potrebbe creare seri problemi al Pd.

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