(da Avvenire). La vicenda leghista è stata l’ultimo tsunami che ha investito i partiti in ordine di tempo e a rimanerne sconcertati sono stati soprattutto i tecnici del governo. Ma proprio per l’imponenza della vicenda e per i risvolti che rischia di avere, Mario Monti è parso subito deciso: sull’argomento nessun commento e nessuna indiscrezione da Palazzo Chigi. Si tratta di una questione politica, la soluzione deve essere trovata all’interno del Parlamento. Il premier non raccoglie le richieste di chi parla di un decreto legge del governo, per riformare la normativa sul finanziamento pubblico dei partiti. Nel suo esecutivo, già il ministro della Giustizia Paola Severino sta lavorando al testo per l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione sui partiti politici. Sul nodo dei soldi, insomma, meglio non entrare, spiega ai suoi. Gli ordini di scuderia, dunque, sono quelli di intervenire solo su espressa richiesta dei partiti, in accordo con il Quirinale. Anche perché il decreto potrebbe essere contestato dal punto di vista della costituzionalità, in quanto occorrerebbe dimostrarne la necessità nonché l’urgenza. E se pure il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini abbia sottolineato che esistono entrambi i requisiti, la frenata brusca imposta dal Pdl mette in guardia Mario Monti, deciso a mantenere compatta la sua maggioranza, evitando possibili motivi di frattura.

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