(da Il Sole 24 Ore) Insieme alla crisi economica e ai vincoli di finanza pubblica rafforzati per puntellare i conti pubblici, anche i mali causati dal patto di stabilità interno si sono aggravati: mentre i riflettori della finanza locale negli ultimi mesi si sono tutti spostati sull' Imu, i pagamenti effettivi da parte degli enti territoriali alle imprese attive nelle opere pubbliche hanno fatto segnare un crollo ulteriore nel primo trimestre 2012, riducendosi del 14% rispetto ai livelli del 2011 che già rappresentavano un record negativo: cuore del problema, ancora una volta, i Comuni, dove tra gennaio e marzo del 2012 i pagamenti in conto capitale sono crollati del 10% rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno. Il dato è preoccupante in sé, ma è la serie storica a definire compiutamente i termini del problema. Nel 2011 i Comuni hanno effettuato pagamenti in conto capitale per 13,8 miliardi, cioè il 19% in meno rispetto agli oltre 17 miliardi pagati alle imprese nel 2008: il crollo dei primi tre mesi del 2012 segna quindi un drastico peggioramento rispetto a una situazione già compromessa, che colpisce le economie locali e trova il proprio epicentro nell' edilizia e nelle costruzioni. In un quadro così grave, le evoluzioni normative sul tema non lasciano troppe speranze. Dopo la stretta sul patto arrivata con la manovra correttiva estiva (di oltre 1 miliardo per i Comuni) gli enti locali si trovano di fronte a bilanci preventivi circondati da nebbie fitte. Molto probabilmente proprio queste incertezze, a voler ricercare una spiegazione, fanno bloccare i cordoni della borsa sui pagamenti in conto capitale.

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