(da Il Corriere della Sera Attorno le si è creato il vuoto, ma Angela Merkel non molla e, consultata la rubrica, ha ritenuto ovvio chiamare a Berlino i consulenti del primo ministro europeo più tedesco di qualche tedesco: Mario Monti. E così nella capitale della grande Germania, che impone rigore all' Europa e che arriva a pagare interessi negativi sul suo debito, sono giunti in settimana i «consigli» del governo italiano, illustrati dal ministro per gli Affari Europei Enzo Moavero.
Obiettivo, preparare il Consiglio Europeo di giugno che dovrà suonare una musica un po' diversa da quella che ha fatto da sottofondo a tutti gli incontri a Ventisette degli ultimi mesi.Nei palazzi della Commissione la sconfitta di Sarkozy al secondo turno viene data quasi per certa e comunque, si racconta, «i tedeschi si preparano al peggio». Dopo il voto francese, la caduta del governo olandese, le proteste a Praga e Lubiana, montano le perplessità sulla linea del «rigore ad ogni costo» della Cancelliera. Qualche segnale di insofferenza si coglie anche a Berlino dove gli industriali hanno spedito alla Merkel una lettera nella quale bollano come «inefficaci» le misure d' austerity che hanno comunque fatto aumentare il debito pubblico tedesco e frenato le esportazioni. La Merkel però non molla e guarda anche lei alle elezioni del 2013. Un anno è però lungo da passare e la minacciosa promessa fatta da Hollande di non sottoscrivere il «fiscal compact» ha allarmato allo stesso modo sia Berlino che Roma.«Fiscal compact» e «six-pack» rappresentano i nuovi pilastri di una Unione dove i paesi rinunciano alla sovranità nazionale sulle politiche di spesa. Mettere in discussione quei trattati, non facendoli sottoscrivere al parlamento francese nella versione attuale, significa per Berlino il fallimento della linea tenuta sinora a Bruxelles e per Monti togliere agli sforzi italiani quella credibilità che solo la disciplina euro-tedesca è riuscita ad infondere.
Obiettivo, preparare il Consiglio Europeo di giugno che dovrà suonare una musica un po' diversa da quella che ha fatto da sottofondo a tutti gli incontri a Ventisette degli ultimi mesi.Nei palazzi della Commissione la sconfitta di Sarkozy al secondo turno viene data quasi per certa e comunque, si racconta, «i tedeschi si preparano al peggio». Dopo il voto francese, la caduta del governo olandese, le proteste a Praga e Lubiana, montano le perplessità sulla linea del «rigore ad ogni costo» della Cancelliera. Qualche segnale di insofferenza si coglie anche a Berlino dove gli industriali hanno spedito alla Merkel una lettera nella quale bollano come «inefficaci» le misure d' austerity che hanno comunque fatto aumentare il debito pubblico tedesco e frenato le esportazioni. La Merkel però non molla e guarda anche lei alle elezioni del 2013. Un anno è però lungo da passare e la minacciosa promessa fatta da Hollande di non sottoscrivere il «fiscal compact» ha allarmato allo stesso modo sia Berlino che Roma.«Fiscal compact» e «six-pack» rappresentano i nuovi pilastri di una Unione dove i paesi rinunciano alla sovranità nazionale sulle politiche di spesa. Mettere in discussione quei trattati, non facendoli sottoscrivere al parlamento francese nella versione attuale, significa per Berlino il fallimento della linea tenuta sinora a Bruxelles e per Monti togliere agli sforzi italiani quella credibilità che solo la disciplina euro-tedesca è riuscita ad infondere.

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