(da La Repubblica) Il rovesciamento dello stereotipo è così clamoroso da sembrare incredibile: una banca africana che rifiutai soldi padani perché sembrano sporchi e a quelle latitudini - cosa che non sempre accade tra le nebbie del Nord - pecunia olet. Ma è proprio questo, l´ultimo sviluppo di un´inchiesta che sta demolendo l´idea di una Lega portabandiera dell´onestà. Dagli accertamenti dei pm Paolo Filippini e Fabio Pellicano - coordinati dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo - emerge il fallimento del tentativo di riciclaggio dei finanziamenti pubblici del Carroccio in Tanzania operato dal tesoriere Francesco Belsito. Per ragioni di trasparenza, la banca tanzaniana decise di congelare i fondi - 4,5 milioni di euro - per oltre un mese. E di restituirli, in un secondo momento, al mittente, accreditandoli al conto della Lega presso la banca Aletti di Genova. Di «riciclaggio», nelle carte del Noe, il Nucleo operativo ecologico dei carabinieri, parlano gli stessi indagati. L´imprenditore veneto Stefano Bonet parla al telefono con Romolo Girardelli, «faccendiere, già collaboratore genovese di Belsito» nonché link, secondo la Dda di Reggio Calabria che lo indaga, con la 'ndrangheta. «In realtà - dice Bonet - questo (Belsito, ndr) mi ha davvero trascinato come un bastardo in uno dei reati più infimi che possa avere io come uomo di consulenza... ». Da dove provenissero davvero i soldi da ripulire e perché la lavatrice fosse individuata in Tanzania - e se addirittura all´operazione abbiano partecipato anche le cosche - è materia di approfondimento da parte dei pm. L´affare, però, non va in porto.

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