(da Italia Oggi) Mario Monti è un uomo rispettabile, e rispettato. La sua competenza è riconosciuta, e apprezzata, in ogni angolo del globo. Da quando ha sostituito Berlusconi a palazzo Chigi, l'immagine dell'Italia nel mondo è rifiorita. Il credito sui mercati è aumentato a dismisura. Ma oggi affiora qualche segnale in controtendenza. Mario Draghi e il Wall Street Journal (il più autorevole quotidiano economico-finanziario d'America), prima ancora che si diffondesse la notizia del «passetto» indietro sulla riforma dell'articolo 18, hanno dato un colpo di freno all'ottimismo che circonda l'opera del governo (almeno nei Palazzi della politica, ché l'opinione pubblica ha già mutato il proprio giudizio entusiastico della prima ora, a causa delle bastonate prese in testa). «L'austerity italiana mette in pericolo l'economia», ha titolato l'altro ieri il WSJ, sostenendo che «i dati suggeriscono che i recenti aumenti delle tasse stanno aiutando l'Italia a ripianare il suo deficit fiscale, ma che allo stesso tempo stanno spingendo l'attività economica a contrarsi in maniera più rapida». Ci stanno spingendo verso la recessione, in altre parole. Il presidente della Bce ha elogiato Monti per il lavoro svolto fino ad oggi, ma ha avvertito che bisogna cominciare a «produrre crescita». Riguardo al mercato del lavoro (e prima del vertice notturno con i segretari dei tre partiti di maggioranza che ha ripristinato il reintegro dei lavoratori licenziati senza validi motivi economici, lasciando la decisione ai giudici, con l'onere della prova a carico degli imprenditori), Draghi ha detto che occorre superare il dualismo che vede «una parte dei lavoratori» con «tutte le protezioni» e «l'altra, principalmente i giovani» assunta «con contratti a breve termine e senza protezione», per concludere che «servono riforme che non solo liberino energie, ma distribuiscano in modo più equo la flessibilità, ora concentrata tutta sulla parte giovane della popolazione». Qualche quotidiano ha giudicato questa raccomandazione «in grande sintonia» con la volontà di Monti. Forse è più esatto dire che tendeva a spronare il governo. Così come ha tutta l'aria di un invito a prendere iniziative concrete nei confronti delle banche con il braccino corto, l'aver ricordato che la Bce le ha «inondate di liquidità». Se le banche non ridanno fiato al credito, la ripresa sarà inevitabilmente rinviata alle calende greche. Il premier deve agire in questa direzione. Ne ha i mezzi. Deve dimostrare di averne anche la volontà. Se vuole davvero «salvare l'Italia», come annunciava il primo decreto, e il proprio credito personale.

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