(da Il Corriere della Sera) Il primo a commentare in campo governativo la vittoria di François Hollande, definendola «un evento storico», è stato il ministro degli Esteri Guido Westerwelle, liberale, che in passato aveva fatto trapelare il suo malumore per la scelta della cancelliera di schierarsi apertamente a fianco di Nicolas Sarkozy. «Germania e Francia lavoreranno insieme - ha detto - ad un patto per la crescita in Europa». A parlarne, di questo patto, dovranno essere però il nuovo inquilino dell' Eliseo e Angela Merkel, che già da alcuni giorni, sottolineavano i giornali tedeschi con un po' di malizia, aveva «meno paura» del leader socialista francese. Infatti, la cancelliera ha chiamato Hollande ieri notte, gli ha fatto le sue congratulazioni, lo ha invitato a Berlino. L' uomo che ripeteva «Moi, président» (e ora lo è davvero) arriverà presto, prima di andare a Camp David per il G8, come ha anticipato il suo principale consigliere, Jean-Marc Ayrault, che non a caso è l' uomo dei contatti con Berlino. Non sarà un colloquio teso. Sono giorni che la più potente donna europea ribadisce da una parte la «non negoziabilità» del fiscal compact ma dall' altra che un' iniziativa forte dell' Europa sulla crescita, da unire all' impegno di tenere i conti in ordine, è una priorità anche della Germania. C' è molto spazio per un compromesso e per ricostruire quel dialogo che durante la campagna elettorale sembrava destinato ad incrinarsi.

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