(da Il Tempo)Nel tentativo di prendere le distanze, e nel tempo stesso di giustificarne parole o iniziative non condivise, è capitato a Pier Luigi Bersani di dire in questi giorni che «Monti è venuto dopo Berlusconi, non dopo i partiti». In particolare, non dopo il suo partito, il Pd, e gli altri che lo hanno preceduto, e non meriterebbero giudizi critici. Ma la memoria di Bersani è terribilmente corta. Monti e il suo governo sono succeduti a Silvio Berlusconi solo in ordine cronologico. Il professore fu nominato presidente del Consiglio il 16 novembre scorso dopo che il Cavaliere si era dimesso, d' accordo. Ma il presidente della Repubblica mandò Monti a Palazzo Chigi perché nessuno degli avversari di Berlusconi era in condizioni di sostituirlo, o solo di proporsi realisticamente a farlo. E non solo per mancanza dei numeri parlamentari necessari a realizzare una nuova maggioranza, ma anche per la inconciliabilità delle posizioni programmatiche di uno schieramento virtualmente alternativo. Un inconveniente, questo, già grave di per sé, ma drammatico di fronte alla gravità della crisi economica e finanziaria. In quelle condizioni, quindi, Monti fu chiamato da Giorgio Napolitano a succedere non solo a Berlusconi, ma anche a tutti gli altri: sia a quanti lo avevano preceduto, sia a quanti, avendone contrastato l' azione, reclamavano a parole di prenderne il posto dopo le dimissioni. A parole, appunto, essendo anche loro consapevoli di non poter assicurare un' alternativa omogenea, e perciò realistica, neppure uscendo vittoriosi da un eventuale turno anticipato di elezioni. Al quale non a caso, pur essendone inizialmente tentato per via dei sondaggi che lo davano in vantaggio, anche il Pd preferì nello scorso autunno la formazione del governo tecnico proposto da Napolitano. Un no di Bersani, al pari di un no del Cavaliere ormai dimissionario, sarebbe bastato e avanzato per obbligare il capo dello Stato a prenderne atto. E magari a rivolgersi lo stesso a Monti, e ai suoi ministri tecnici, ma solo per mescolare l' emergenza economica, e le misure conseguenti, a quella delle elezioni anticipate, producendo una miscela esplosiva.

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