domenica 1 aprile 2012

“Se la riforma Monti in Parlamento diventa la riforma Camusso” , di Gianpiero Cantoni

(Da Economy)Della riforma del ministro Fornero (la riforma del lavoro, non quella delle pensioni) coesistono due anime. Da una parte, l'economista Elsa Fornero ha preso di petto la questione dell'articolo 18, correttamente compreso come uno spauracchio che allontana gli investimenti esteri dal Paese. Dall'altra, si è finito per darla vinta ad una delle"leggende metropolitane" che si è affermata negli ultimi anni,sostanzialmente su impulso della Cgil. La bozza del governo, se ratificata così com'è, di fatto "piallerà" quel pluralismo di forme contrattuali "atipiche" lasciateci in eredità dal pacchetto Treu e dalla legge Biagi. E' un punto che ha evidenziato spesso, nei giorni scorsi, Giuliano Cazzola.
Perché questo è un male? Perché quel pluralismo di tipologie di contratti di "inserimento" nel mondo del lavoro è stato, a conti fatti, una ricchezza. E' quello che ci ha permesso, negli ultimi quindici anni, di avere un tasso di disoccupazione in Italia inferiore a quello medio dalla seconda guerra mondiale a questa parte, e finalmente nella media europea.



Ed è ciò che ha consentito l'inserimento nel mondo del lavoro di giovani con competenze spesso eccentriche, rispetto al "vecchio mondo" dell'industria, ormai sorpassato dalla globalizzazione. Il precariato, l'abbiamo scritto più volte, è erroneamente fatto coincidere con la flessibilità. Negli Stati Uniti vi sono molto giovani italiani che sono "volontariamente" precari: penso ai ragazzi che vanno, volontariamente, a New York o a San Francisco, e passano - con disinvoltura - da un lavoro ad un altro nel giro di sei mesi, acquisendo nuove competenze e nuovi "skills", come si dice da quelle parti, con ogni nuova esperienza professionale (precaria). Perché ciò non è un problema, ma anzi una condizione professionale persino cercata? Perché in un Paese dove l'economia cresce, l'instabilità del posto di lavoro non spaventa: si sa che, persone uno, se ne troverà un altro.L'antidoto al precariato è la crescita, e la revisione dell'articolo18 va in questa direzione.



Ma immaginiamo per un attimo, come ha fatto Guido Tabellini sul Sole 24 Ore, che la revisione parlamentare della bozza del governo porti ad espungere la modifica dell'articolo 18, e a mantenere invece la"piallatura" delle forme contrattuali atipiche. Badate, questo è un esito contro il quale vi è una sola tutela: il fatto che il PdL resta partito di maggioranza relativa. Infatti, la forma del disegno di legge pare pensata apposta per venire incontro alle istanze del Pd, partito che vedrebbe con favore, per ovvie ragioni elettorali e di consenso, proprio l'esito che qui paventiamo.



Ebbene, se finisse così, la riforma di Monti sarebbe in realtà la riforma di Susanna Camusso. Ci troveremmo con un mercato del lavoro più rigido in entrata e per nulla più flessibile in uscita. Chi scrive spera che il Presidente del Consiglio saprà fare valere tutto il suo prestigio nell'appellarsi alle forze parlamentari. Il Ministro Fornero ha parlato da economista, presentando la sua riforma al convegno dei commercianti a Cernobbio. Ha ricordato che, specie in un momento di crisi come questo, nulla è più prezioso dell'apporto di capitali e risorse dall'estero. Gli investimenti diretti stranieri vanno incentivati. La riforma del mercato del lavoro può e deve fare precisamente questo: ricordare a chi "viene da fuori" che un'altra Italia è possibile, e viene costruita proprio in questi giorni.



Ma se dovessimo dare l'impressione che l'Italia è sempre la stessa, e per giunta che i partiti politici, anche in un momento di crisi come questo, non riescono a divincolarsi dall'abbraccio mortale dei sindacati, guai a noi. Avremmo scritto non una pagina nuova della storia dell'economia italiana: ma qualcosa che somiglia molto al suo epitaffio.

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