(da La Repubblica) Non si riunirà prima della prossima settimana l'Alta Corte di Kochi che deve stabilire quale giurisdizione applicare ai maro' italiani in carcere. Lo si è apppreso da fonti della delegazione italiana in Kerala. Lo stesso discorso vale per l'udienza davanti al giudice istruttore di Kollam per il rilascio della Enrica Lexie.Dopo aver ricevuto ieri una memoria della Farnesina a sostegno della giurisdizione italiana nel giudizio nei confronti di Massimiliano Latorre e e Salvatore Girone, il giudice P.S. Gopinatahn ha aggiornato la seduta senza fissare una nuova data.
"Visto che la prossima udienza non è stata messa in calendario ieri sera - ha precisato una fonte - ormai è certo che se ne riparlerà la prossima settimana", cioè dopo le vacanze pasquali. Intanto, nel dispositivo della sentenza con cui una sezione d'appello dell'Alta Corte ha annullato una sentenza di primo grado favorevole al rilascio della petroliera italiana, I giudici hanno chiarito che l'armatore potrà presentare una nuova richiesta al giudice istruttore di Kollam competente "entro una settimana dal ricevimento di una comunicazione scritta sulla sentenza". A sua volta il giudice dovrà esprimersi "entro una settimana dalla presentazione di una istanza di rilascio della Enrica Lexie da parte del proprietario della nave", i Fratelli d'Amato di Napoli.
"Si sarebbe dovuto, fin da subito, europeizzare la crisi'' che ha coinvolto Italia e India sul caso dei due marò, e ''presentare le nostre istanze anche in sede Onu, denunciando la violazione del diritto internazionale, a fronte del coinvolgimento dei nostri militari in una missione antipirateria fortemente voluta dalle Nazioni Unite e dell'Europa'', ha sottolineato Franco Frattini in un'intervista che pubblicata oggi su ilSussidiario.net. Il tribunale del Kerala, invece, ha respinto la petizione presentata dalla famiglia di uno dei pescatori uccisi che chiedeva di includere il comandante della nave Enrica Lexie, Umberto Vitelli, tra i responsabili della morte dei due cittadini indiani. Lo ha riferito l'agenzia indiana Pti, precisando che il giudice Ak GopakUmar ha adottato tale decisione alla luce del rapporto stilato dalla guardia costiera locale al momento dell'incidente, secondo cui "non vi è alcuna prova del coinvolgimento" di Vitelli poiché i due marò italiani sono "di un rango superiore" al capitano ed erano i soli ad essere "incaricati della sicurezza della nave".
"Visto che la prossima udienza non è stata messa in calendario ieri sera - ha precisato una fonte - ormai è certo che se ne riparlerà la prossima settimana", cioè dopo le vacanze pasquali. Intanto, nel dispositivo della sentenza con cui una sezione d'appello dell'Alta Corte ha annullato una sentenza di primo grado favorevole al rilascio della petroliera italiana, I giudici hanno chiarito che l'armatore potrà presentare una nuova richiesta al giudice istruttore di Kollam competente "entro una settimana dal ricevimento di una comunicazione scritta sulla sentenza". A sua volta il giudice dovrà esprimersi "entro una settimana dalla presentazione di una istanza di rilascio della Enrica Lexie da parte del proprietario della nave", i Fratelli d'Amato di Napoli.
"Si sarebbe dovuto, fin da subito, europeizzare la crisi'' che ha coinvolto Italia e India sul caso dei due marò, e ''presentare le nostre istanze anche in sede Onu, denunciando la violazione del diritto internazionale, a fronte del coinvolgimento dei nostri militari in una missione antipirateria fortemente voluta dalle Nazioni Unite e dell'Europa'', ha sottolineato Franco Frattini in un'intervista che pubblicata oggi su ilSussidiario.net. Il tribunale del Kerala, invece, ha respinto la petizione presentata dalla famiglia di uno dei pescatori uccisi che chiedeva di includere il comandante della nave Enrica Lexie, Umberto Vitelli, tra i responsabili della morte dei due cittadini indiani. Lo ha riferito l'agenzia indiana Pti, precisando che il giudice Ak GopakUmar ha adottato tale decisione alla luce del rapporto stilato dalla guardia costiera locale al momento dell'incidente, secondo cui "non vi è alcuna prova del coinvolgimento" di Vitelli poiché i due marò italiani sono "di un rango superiore" al capitano ed erano i soli ad essere "incaricati della sicurezza della nave".

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