venerdì 4 maggio 2012

Lo Stato debitore non paga. E manda sull'orlo del fallimento le nostre aziende

(Da La Repubblica) Trenta miliardi per rimborsi fiscali. Altri 70 per lavori fatti, ma mai saldati. I debiti dello Stato verso le imprese s´aggirano sui 100 miliardi, ma non contano nulla se alla porta della ditta bussa il Fisco. Prima si paga, poi si riscuote. Il dramma è che spesso in cassa quei soldi non ci sono. «La crisi dura da troppo tempo - spiega Marco Venturi, presidente di Rete Imprese - i piccoli imprenditori hanno le capacità per resistere un anno, non di più». E invece si è arrivati al punto di rottura, le aziende chiudono e chi non regge cade nel dramma. «Che non è follia - ci tiene a dire Renato Borghi, vice presidente di Confcommercio - ma disperazione, perché ci si rende conto di non essere più utili. Che nessuno parli più di sofferenze private. Io sento solo un grande disagio sociale». «C´è poi l´assurdità di un governo - commenta Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato - che è in debito con le imprese, ma non gli sconta nulla sul piano fiscale. Certificherà i debiti rendendoli "buoni" e li farà scontare alle banche. Buoni per le banche, ma non per Equitalia. È una contraddizione, cui si aggiunge l´ingiustizia di dover pagare interessi sul debito di un altro (lo Stato) solo per essere pagati per un lavoro fatto mesi o anni fa». La compensazione, è questo che chiede la rete di artigiani, commercianti e piccoli imprenditori. Quella che il governo non concede. La partita dei crediti dello Stato è però solo uno degli anelli della catena, che hanno portato a chiudere 26mila piccole imprese in tre mesi, calcola la Cgia di Mestre. «La catena dei pagamenti s´è interrotta e alla fine c´è una totale mancanza di liquidità - aggiunge Fumagalli - peggiore di quella del 2009». Per Giuseppe Bertolussi, segretario generale della Cgia di Mestre, oltre ai crediti vantati con lo Stato, «ci sono almeno 200 miliardi di crediti con le grandi realtà produttive, quelle che assorbono l´80 per cento delle risorse messe in campo dalle banche».

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