(da Il Corriere della Sera) Alzarsi quando fuori è notte, iniziare lavorare mentre gli altri dormono. Partire con il furgoncino dell' azienda di pulizie, a volte in viaggio verso Milano, a volte invece restando qui, nella Bassa bergamasca. Se chiedi, a Calcio dove Luigi Martinelli vive e dove ha la sua impresa di pulizie, ti dicono tutti così: «Un gran lavoratore». La notizia in questo paese di cinquemila anime piomba in serata, dopo che Martinelli si è consegnato. E il sindaco, il parroco, gli amici del bar ripetono: «Non capiamo cosa gli possa essere successo...». Per Luigi Martinelli, 54 anni, piccolo imprenditore, qualcosa è andato storto. La crisi? I debiti? I carabinieri ieri sera hanno cercato di capirlo con un interrogatorio durato fino a notte. Qualcosa si è spezzato tanto da portare quest' uomo, padre di due figli ormai adulti, ad asserragliarsi negli uffici dell' Agenzia delle entrate gridando: «Sono senza soldi, mi uccido». L' hanno raccontato gli ostaggi. «Voglio parlare con Monti, con i giornalisti...», ha aggiunto. Ma in paese ieri sera non capivano: «Martinelli? Uno pacifico, tranquillo». E anche il comandante provinciale dei carabinieri Roberto Tortorella conferma: «Alla fine, un uomo mite. Era più spaventato degli altri». Martinelli, che prima di essere portato via in manette ha voluto stringere la mano e dire grazie al brigadiere che per tutto il pomeriggio ha cercato di farlo ragionare, agli sportelli però si era presentato armato fino ai denti. Le intenzioni quali erano? In paese la domanda è un martello. Il parroco di Calcio, don Stefano Moruzzi, racconta che «sono stati i giornalisti a dirmi che quella persona era Luigi. Conosco bene la famiglia, lui da un po' lo vedevo meno. Ma anche io confermo - aggiunge - che era un uomo tranquillo, un gran lavoratore. Tutta la sua famiglia è così: in paese sono molto conosciuti». Luigi Martinelli, originario di Covo, è residente a Calcio dove, in via Verdi, ha sede la sua azienda. Che ai carabinieri non risulta più in attività. In questo angolo di Bassa non si parlava d' altro, ieri sera: al bar Pavone di Calcio, il barista butta lì: «Gli esprimiamo solidarietà». Michele Lamera, primo cittadino di Romano, riflette: «Adesso bisogna capire la situazione familiare e patrimoniale di quest' uomo». Il collega di Calcio, Pietro Quartini, parla dell' impresa di pulizie: «Luigi l' aveva messa in piedi da solo. Non sapevamo di problemi, non ne aveva mai parlato».

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