(da Il Corriere della Sera) Il più esplicito era stato Giuliano Ferrara che, senza giri di parole, aveva scritto ieri un editoriale sul Giornale intitolato significativamente «Stasera ci gustiamo la vendetta controSarkò». Ferrara, sperando in una disfatta del presidente uscente francese come poi è effettivamente avvenuto, ha ricordato che la volontà di innovare, la rupture, che era stata la chiave della sua vittoria cinque anni fa si è poi rivelata «un' illusione o un inganno». «Tutto è finito - ha scritto Ferrara - con un' impresina neocoloniale sanguinaria, la oscena guerra di Libia condotta con l' occhio alla campagna elettorale imminente, nutrita da interessi strategici antitaliani». Detto questo, però, Ferrara non si è mostrato entusiasta nei confronti di chi lo avrebbe poi sostituito Sarkozy all' Eliseo. «Hollande - ha aggiunto - meriterebbe di perdere come il suo avversario. Ma almeno ha levato la sua voce non autorevole contro l' eccesso di austerità senza crescita della signora Merkel». Ed è appunto il futuro dell' Europa a entrare in quasi tutti i commenti. Parla di un «punto di svolta», Antonio Di Pietro. E la svolta dovrebbe essere quella di «rafforzare la dimensione politica e sociale dell' Ue che non deve più rispondere alle logiche finanziarie degli speculatori e alle banche». Ma Marco Follini avverte i suoi: «Il Pd farà bene a non farsi prendere dal demone dell' autosufficienza». Soddisfatto a metà Pier Ferdinando Casini che scrive su Twitter: «Può essere salutare per l' Europa, ho però dei dubbi che lo sia per i francesi». E poi aggiunge che «la vittoria di Hollande e i risultati della Grecia sono due facce della stessa medaglia: si chiede un cambio forte all' Europa». Più articolato il giudizio che giunge dal Pdl. Di Silvio Berlusconi, assente dall' Italia perché invitato all' insediamento di Putin a Mosca, si sa, perché lo ha detto nei giorni scorsi, di una propensione per la vittoria di Hollande dettata da considerazioni di politica europea. Angelino Alfano augura al neopresidente «buon lavoro a beneficio della Francia e dell' Europa». Fabrizio Cicchitto aggiunge che «Sarkozy ha pagato cara la sua subalternità alla linea della Merkel che ha contribuito a accentuare le tendenze recessive esistenti in Europa».

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