(Da Il Corriere della Sera) «Chi può pensare che io sia quel tremendo dottor Jekyll e Mister Hyde di cui è stato scritto? Davvero facciamo finta di non sapere come funzionano i partiti? È meglio che non parli, perché mi sento come un vulcano inesploso...». Alle nove di sera di una delle giornate più dure della sua vita il senatore Luigi Lusi, sulla cui testa pende una richiesta di arresto per aver fatto sparire 25 milioni di rimborsi pubblici dalle casse della Margherita, risponde al cellulare dalla sua villa di Genzano. E sfoga tutta la sua rabbia, la paura, la preoccupazione per il futuro della sua famiglia. «Questo provvedimento è abnorme, incredibile, inverosimile. È fuori dalla grazia di Dio, pieno com' è di cose non verificate. Dov' è il fatto nuovo che giustifica la richiesta di arresto? L' unico fatto nuovo è la qualificazione giuridica del reato di associazione a delinquere». E non è poco senatore, non crede? «Non mi aspettavo la richiesta di arresto. I domiciliari per mia moglie, poi... L' ha presa malissimo, è chiaro. Dove sarebbe il pericolo di fuga quando, per restare a disposizione dei giudici, abbiamo annullato le vacanze di Pasqua in Canada con tanto di volo prenotato?». Un fiume in piena. O meglio, per usare le parole dell' extesoriere della Margherita, «un vulcano inesploso». Quella che lui sta contribuendo a scrivere è per Lusi «una pagina più grande, molto più grande» di quanto non si pensi. «Come si può credere che io per dodici anni abbia deciso, da solo, dove dovevano andare i soldi?». Era lei che firmava gli assegni, senatore Lusi. «Certo, la cosa migliore, sempre, è intestare tutto al tesoriere - si fa scudo -. È vero che ho firmato tutto quel che è uscito dalle casse della Margherita dal 2001 al 2011, ma chi mi ha detto di farlo? Questo è l' argomento. Penso che questo Paese non ha capito come funzionano i partiti. Funzionano con sistemi che spesso sono leciti e a volte, invece, sono border line. Il confine è labile e soggettivo. Se si decide che io ho fatto tutto in modo illecito e poi si chiede ad altri, tutti ascoltati in gran segreto, di confermare quel che io dico, dove lo trovi uno che conferma, con il clima di antipolitica che c' è?». Dal primo momento dell' inchiesta Lusi si è assunto «tutte le responsabilità del tesoriere», al punto che sperava di chiudere la vicenda restituendo parte dei soldi e dei beni. Ma adesso che c' è la richiesta di arresto ha una gran voglia di convincere che lui non è «il mostro», o almeno che in questa brutta storia di soldi pubblici spariti lui non è l' unico su cui va puntato il dito. «Adesso mi sento come uno che è stato spremuto e gettato via dalla Margherita. Ma siamo sicuri che Rutelli, Bianco e Bocci, che sono il presidente, il presidente federale e il presidente del comitato di tesoreria, parlino a nome di tutta la Margherita? Anche chi sa, non confermerà mai le mie dichiarazioni».

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