(da Il Fatto Quotidiano) Domani tutto sarà più chiaro, dopo il consiglio di amministrazione di Telecom Italia. Intanto il mercato si eccita per le notizie, anticipate anche dal Fatto, dell' imminente riorganizzazione del settore tv del gruppo telefonico che porterà alla cessione di La 7, l' emittente di Telecom controllata tramite Telecom Italia Media che ieri ha chiuso la giornata in rialzo del 21, 78 per cento. I protagonisti della vicenda sono tre: Urbano Cairo, Tarak Ben Ammar e Carlo De Benedetti. Che hanno ruoli diversi e complementari. Il portavoce del Gruppo Espresso di De Benedetti smentisce le trattative in corso con Telecom Italia Media per l' emittente La 7. E in un certo senso è vero. Perché De Benedetti, che come sempre quando si occupa di editoria deve vincere alcune resistenze in famiglia (al figlio Rodolfo il settore interessa poco), cerca un affare tutto industriale: un terzo polo fatto di antenne e piloni, non di programmi e varietà, una rendita che può garantire guadagni ben superiori alla soddisfazione che porta un punto di share strappato a Rai e Mediaset (cosa che richiederebbe forti e rischiosi investimenti). IL TRUCCO è semplice: creare una nuova società per fondere le infrastrutture di Telecom Italia Media (due multiplex, pacchetti di frequenze, più uno in sospeso) con quelle dell' Espresso (altri 2 multiplex, finora poco utilizzati). Il quotidiano del Gruppo Espresso, la Repubblica, negli ultimi mesi, ha tenuto una linea sempre più dura contro il beauty contest di cui chiedeva l' abolizione, perché concepito su misura delle esigenze di Rai e Mediaset e privo di gettito per lo Stato. Alla fine il governo Monti, con il ministro dello Sviluppo Corrado Passera, ha cancellato la gara e iniziato una nuova procedura.

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