giovedì 3 maggio 2012

Il Pdl stoppa le pensioni d'oro. Governo battuto in senato da una maggioranza inedita capitanata dal partito di Angelino Alfano

(da Il Corriere della Sera) Che la tensione sia al massimo livello in Parlamento, lo dimostrano non solo i silenzi offesi, non solo le parole di fuoco di chi si scandalizza per le ultime decisioni ed esternazioni di Mario Monti, ma anche i fatti. Ieri in Senato, nel voto di conversione del decreto correttivo sulle commissioni bancarie, il governo è andato sotto su un articolo a favore delle pensioni dei manager pubblici per i quali è stato stabilito un tetto massimo ai compensi. Il formarsi di una maggioranza inedita quanto anomala, composta da 124 senatori quasi tutti di Idv, Lega e Pdl (più qualche altro proveniente dal Pd, e l' astensione del Terzo polo), ha portato alla clamorosa sconfitta del governo, nonostante ufficialmente il capogruppo pdl Maurizio Gasparri abbia diligentemente votato come indicato dall' esecutivo e spieghi così l' accaduto: «Un segnale? Mah, non direi, sarebbe successo comunque... Il governonon si è mosso, non ha spiegato cosa voleva fare con quell' articolo, non ci ha messo la faccia, e il risultato è che i senatori si sono stancati e hanno reagito così di fronte a una norma che va incontro alle necessità di manager che sono pagati almeno il doppio di noi e che magari nel merito su questo punto hanno anche ragione, ma non è così che si fanno le leggi...». Parole obbligate, ma non c' è dubbio che quella del Pdl ha tutta l' aria di una rivolta più o meno spontanea contro un esecutivo che si fa sempre più fatica a sostenere e che, dietro frasi di circostanza, il grosso del partito vorrebbe mollare per andare al più presto alle elezioni, o almeno per passare a un «appoggio esterno» dichiarato. Tentazioni frenate da Berlusconi, secondo il quale oggi andare al voto con questa legge elettorale sarebbe un suicidio, e in qualche modo stoppate per il momento anche da Alfano che ieri avrebbe avuto contatti con palazzo Chigi, che hanno portato alla precisazione del premier. Ma nemmeno le precisazioni di Monti su Alfano («Non ce l' avevo con lui quando mi sono detto sdegnato»), pur invocate da esponenti del centrodestra come Andrea Ronchi secondo il quale «non si va lontano se si attacca chi, con lealtà, come il segretario del Pdl lo sostiene con onestà intellettuale», hanno tranquillizzato gli animi: «Monti su Alfano cerca di fare lo spiritoso senza riuscirci. Prendiamo comunque volentieri atto della bugia con cui ha tentato di cancellare l' attacco dei giorni scorsi», dice duramente Gasparri. 

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