giovedì 3 maggio 2012

Rottamatori padani. La base leghista contro il Senatur: ha rotto, vada all'Ospizio.

(da La Stampa) «Bossi all' ospizio», «ha rotto le balle», «qualcuno gli dica che ha stufato». L'annuncio della ricandidatura del Senatur alla segreteria della Lega Nord infiamma la base. La novità è che questa volta il dissenso contro il Capo è palese, urlato. La sensazione è che si sia superato il punto di non ritorno. «Ne abbiamo tutti le scatole piene di essere ridicolizzati dall' ex condottiero e dalla sua famiglia allargata», scrivono i militanti infuriati in rete. La frase di Bossi, lasciata scivolare davanti ai microfoni dei cronisti a Zanica, è un terremoto. Volano gli stracci, ma ora nessuno si prende più la briga di difendere il Senatur. Decine di iscritti prendono d' assalto la pagina Facebook di Maroni. È lì che va in scena il parricidio virtuale padano. «Se Umberto si ricandida, la Lega è finita», scrive Paolo. «Bossi ha fondato la Lega e come Sansone vuole farla sparire ammazzando tutti i filistei», accusa Maurizio. Un militante lancia il suo personalissimo ultimatum ai dirigenti del partito: «O si cambia e si recupera in credibilità o io la faccia non ce la metto più». «Per quel che mi riguarda - avverte Simona - o Bobo o niente». Le risponde Fabrizio: «Il niente si è purtroppo ricreduto... Mi sa che si rimangerà le scuse di Bergamo e tutto il resto. Belsito hai vinto tu». Già dal mattino Radio Padania diventa microfono della frustrazione di un popolo diviso. Arriva una telefonata da Vicenza: «Piuttosto del ritorno di Bossi è meglio chiuderla qui, non ne possiamo più». In studio Igor Iezzi prova a riportare la discussione sull' iniziativa anti-Imu. Con scarsi risultati. Le chiamate si susseguono, il centralino è bollente. Tocca a Enzo da Monza: «La ricandidatura del Senatur è negativa, è una forma di trasformismo che non accetto dalla Lega». Avanti un altro: «Siamo stufi, Bossi non può autoproclamarsi capo a vita. Così non c' è giustizia»

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