(da La Stampa) «Bossi all' ospizio», «ha rotto le balle», «qualcuno gli dica che ha stufato». L'annuncio della ricandidatura del Senatur alla segreteria della Lega Nord infiamma la base. La novità è che questa volta il dissenso contro il Capo è palese, urlato. La sensazione è che si sia superato il punto di non ritorno. «Ne abbiamo tutti le scatole piene di essere ridicolizzati dall' ex condottiero e dalla sua famiglia allargata», scrivono i militanti infuriati in rete. La frase di Bossi, lasciata scivolare davanti ai microfoni dei cronisti a Zanica, è un terremoto. Volano gli stracci, ma ora nessuno si prende più la briga di difendere il Senatur. Decine di iscritti prendono d' assalto la pagina Facebook di Maroni. È lì che va in scena il parricidio virtuale padano. «Se Umberto si ricandida, la Lega è finita», scrive Paolo. «Bossi ha fondato la Lega e come Sansone vuole farla sparire ammazzando tutti i filistei», accusa Maurizio. Un militante lancia il suo personalissimo ultimatum ai dirigenti del partito: «O si cambia e si recupera in credibilità o io la faccia non ce la metto più». «Per quel che mi riguarda - avverte Simona - o Bobo o niente». Le risponde Fabrizio: «Il niente si è purtroppo ricreduto... Mi sa che si rimangerà le scuse di Bergamo e tutto il resto. Belsito hai vinto tu». Già dal mattino Radio Padania diventa microfono della frustrazione di un popolo diviso. Arriva una telefonata da Vicenza: «Piuttosto del ritorno di Bossi è meglio chiuderla qui, non ne possiamo più». In studio Igor Iezzi prova a riportare la discussione sull' iniziativa anti-Imu. Con scarsi risultati. Le chiamate si susseguono, il centralino è bollente. Tocca a Enzo da Monza: «La ricandidatura del Senatur è negativa, è una forma di trasformismo che non accetto dalla Lega». Avanti un altro: «Siamo stufi, Bossi non può autoproclamarsi capo a vita. Così non c' è giustizia»

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