giovedì 3 maggio 2012

Orlando a Palermo cerca il miracolo. Ma i suoi sfidanti, insieme, non fanno nemmeno l'età sua

(da Il Corriere della Sera) All´ingresso del mercato del Capo una signora lo ferma piantandoglisi davanti: «Ce lo fa il miracolo?». Chiunque altro arrossirebbe, davanti a una simile richiesta. Ma non Leoluca Orlando, che allarga le braccia in un gesto di cristiana modestia: «Farò il mio dovere». È qui, tra le bancarelle eternamente in bilico sulle balate cedevoli del centro storico, che l´ex sindaco celebra il rito del bagno di popolo. Pescivendoli, verdurai, venditori di lampadari cinesi, spacciatori di dvd pirata, commercianti di spezie, macellai, tappezzieri, pizzicagnoli e bottegai si fermano tutti quando passa lui, il «sinnacorlando». Che per ognuno ha una battuta, un ricordo, un bacio, un inchino, un sorriso, una stretta di mano e - si capisce - un santino. E´ da loro che Orlando si aspetta il miracolo: farlo tornare sindaco di Palermo. «Non solo da loro» precisa. «Ho dalla mia parte la Palermo dei vicoli e la Palermo dei libri. Il popolo del Capo e i nobili della città: dai baroni ai principi, sono tutti con me. Per non parlare delle suore, specialmente quelle di clausura...». Ci vorrà un vero miracolo, però. Perché mentre Orlando attraversa come una rete a strascico le viuzze del Capo, tra via Sedie Volanti e via Scippateste, per la città sono sparpagliati 2200 candidati - uno ogni 116 abitanti - che stanno scavando i loro invisibili cunicoli elettorali tra i bisogni e le speranze di una città eternamente al limite della disperazione. La new entry più originale è Massimo Costa. Bello come un attore di Beautiful, giovanissimo presidente siciliano del Coni, ha fatto un´entrata in scena spettacolare. Convocato a Roma da Fini e Casini, convinto a Palermo da Lombardo, è sceso in pista con una convention all´americana nella quale non ha ceduto alla tentazione di volare basso. «Voglio liberare Palermo dal peccato e dai peccatori» ha annunciato. E poi: «Sono un problem solver. Anzi, un filosofo combattente. Posso pacificare la società palermitana». E ancora, dopo essersi paragonato ad Alessandro Magno: «Io parlo con Dio. E lui mi risponde». C´erano le bandiere di Fli e dell´Mpa, a quella convention. E il giorno dopo i manifesti del bel pacificatore sono apparsi sui muri di Palermo. A quel punto è arrivato il colpo di teatro: Costa ha salutato Fini e Lombardo ed è passato con Alfano, Micciché e D´Alia. Dopo essere stato il più giovane presidente del Coni, è stato il primo candidato a passare da una coalizione all´altra nella stessa campagna elettorale, applicando alla politica le regole del calciomercato. «Ma non sono io che ho cambiato alleati - dice lui - sono loro che se ne sono andati». Al suo posto il Terzo Polo (orfano dell´Udc) ha schierato un dirigente di Fli, il trentasettenne Alessandro Aricò. Affiancandogli l´esercito elettorale più numeroso di questa battaglia: sei liste, compresa quella che Massimo Russo - l´assessore regionale alla Sanità che diceva di voler separare la politica dalla professionalità - ha sapientemente imbottito di dirigenti dell´azienda sanitaria, medici ospedalieri, capisala, chirurghi, farmacisti, ausiliari, nutrizionisti e veterinari. Così Aricò aspetta fiducioso il momento di tirare la rete: «Prenderemo tra il 20 e il 30 per cento. Trecento candidati che battono palmo a palmo la città sono una forza, ve lo dico io chefaccio campagne elettorali da quindici anni. Orlando ne ha solo cento...». Più giovane di Costa, ma non meno ambizioso, è Fabrizio Ferrandelli, 31 anni, il vincitore delle primarie del centro-sinistra. 

Nessun commento:

Posta un commento