(da Il Corriere della Sera) Nel ddl anticorruzione, grazie al deputato Roberto Giachetti (Pd) che l' ha proposta anche contro l' orientamento del suo partito, ora c' è una norma per limitare gli incarichi fuori ruolo dei magistrati ordinari, amministrativi e contabili (nonché degli avvocati dello Stato): i distacchi potranno durare solo 5 anni e l' esperienza sarà ripetibile una sola volta dopo un rientro in ruolo di 5 anni. Inoltre, il testo prevede che i fuori ruolo mantengano lo stesso stipendio di partenza e ha una norma transitoria che considera anche gli anni già trascorsi lontano dall' ufficio di appartenenza. Questa norma, però, ora rischia di scatenare un putiferio. E già il parere contrario del ministro Paola Severino, «l' emendamento potrebbe creare situazioni troppo drastiche» fa capire che il governo è in imbarazzo lasciando intendere che è in arrivo una correzione. Così - dopo un voto compatto in commissione che ha visto la sola astensione del Pd, fatta eccezione per Rita Bernardini e Paola Concia - sono già al lavoro gli sherpa per tentare di bloccare una «tagliola» che interromperebbe bruscamente illustri carriere «fuori ruolo»: dal Quirinale, ai ministeri, alla Camera e al Senato. Per questo, annuncia Roberto Rao (Udc), «c' è un accordo con Pd e Pdl per presentare un nuovo emendamento in aula, perché il testo Giachetti non chiarisce molti aspetti». Il testo approvato non blocca i doppi incarichi che - come nel caso del capo di gabinetto del ministero della Funzione pubblica - permettono ai consiglieri di Stato di occupare due poltrone e percepire due stipendi. In sostanza, osserva Donatella Ferranti (Pd), «quello approvato è un intervento che riguarderà poche decine di magistrati. Per questo va cambiato».

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